Prefetto Petronzi : “Trieste deve essere un tessuto che abbraccia tutti” (vIDEO)

La pista di pattinaggio, le dirette che scandiscono il racconto delle feste e una Trieste che cambia volto tra luci, presenze e atmosfera natalizia. È da qui che il prefetto Giuseppe Petronzi è intervenuto in diretta con Trieste Cafe, ospite di Andrea Pastine, per una riflessione ampia e istituzionale su giovani, socialità, sicurezza e valore della comunità nel periodo più intenso dell’anno.
Nelle sue parole emerge un’immagine precisa: Trieste come città che, pur consapevole delle proprie sfide, appare “abbastanza votata ai giovani”, sportiva, dotata di spazi e opportunità, e sostenuta da un tessuto scolastico e formativo definito “molto qualificato”. Un quadro che non nega la possibilità di fare di più, ma che riconosce una direzione già tracciata e un’attenzione istituzionale alle esigenze delle nuove generazioni.
La socialità come antidoto alla distanza digitale
Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda il cambiamento profondo nelle modalità di comunicazione dei ragazzi. Petronzi osserva come oggi l’intermediazione digitale abbia trasformato il modo in cui i giovani interagiscono, tra messaggi, vocali, video e contenuti sui social. Proprio per questo, sottolinea, diventa “importantissimo” creare occasioni pubbliche di incontro: perché l’interazione diretta tra persone, nella fase formativa, resta decisiva e insostituibile.
Occasioni di socialità che, nelle parole del prefetto, devono includere anche l’incontro tra generazioni, in un contesto dove i giovani possano confrontarsi e crescere, senza ridurre la relazione umana a un flusso digitale permanente.
Il linguaggio delle istituzioni, chiaro e raggiungibile
Per avvicinare le istituzioni ai ragazzi, secondo Petronzi, la prima chiave è il linguaggio. I giovani “ci osservano” e “ci ascoltano”, e per questo occorre un linguaggio istituzionale che resti tale, senza snaturarsi, ma che sia comprensibile, raggiungibile, capace di rassicurare “il giusto” e di infondere responsabilità.
Un equilibrio delicato, dove forma e contenuto diventano strumenti di fiducia: parlare con chiarezza, senza semplificazioni vuote, e mantenere il senso del ruolo.
Sicurezza e divertimento, la bussola resta il rispetto delle regole
Quando il tema si sposta su eventi, feste e presenza giovanile negli spazi pubblici, la risposta è netta: il miglior modo per far convivere sicurezza e divertimento è il rispetto delle regole. Petronzi richiama l’idea che dietro ogni evento esista un lavoro ampio e articolato, che parte dalla costruzione e arriva alla realizzazione, fino alla semplificazione delle regole per chi partecipa.
Stare “nel perimetro” di queste regole, sottolinea, mitiga i problemi e può persino annullarli. Una visione che mette al centro prevenzione, organizzazione e responsabilità collettiva.
Trieste illuminata, ma con lo sguardo rivolto a chi resta indietro
Parlando dell’immagine natalizia della città, Petronzi riconosce il fascino esterno del centro illuminato e di piazza Unità d’Italia, ma aggiunge un livello più profondo: il pensiero va anche a chi non può vivere la parte più appariscente delle feste, alle persone nei luoghi di sofferenza, come ospedali, e a chi resta ai margini dei benefici del periodo.
Il prefetto descrive una città che “cerca di abbracciare tutti”, anche grazie alle associazioni che operano accanto ai più fragili. E ribadisce: si può fare di più, sempre, ed è qui che si misura l’impegno delle istituzioni.
Sport come scuola di regole e comunità
Sport e giovani, per Petronzi, sono un binomio naturale. Ma il punto non è solo l’attività fisica: lo sport è una scuola di regole, salute e socialità. È il luogo in cui si sta insieme rispettando le regole del gioco, accettando anche l’idea di un primato di chi è più bravo e individuando un percorso per chi vuole migliorare.
Un passaggio che si collega direttamente al tema della convivenza civile: regole, rispetto, crescita, responsabilità.
Il valore della comunità durante le feste
Il cuore dell’intervento arriva con una definizione che suona come un richiamo: la comunità è il tessuto della città. E proprio le festività, con la loro densità emotiva e sociale, diventano il momento in cui questo tessuto deve “dare il meglio di sé”, cercando un equilibrio tra svago, divertimento e solidarietà verso chi non ha le stesse opportunità.
È una visione in cui il Natale non è solo atmosfera, ma anche responsabilità condivisa: divertirsi, sì, ma senza dimenticare gli altri.
Ai giovani: strada, realizzazione e coraggio davanti ai timori
L’augurio rivolto ai ragazzi è quello di trovare la propria strada, con coerenza tra studio e sbocco, ma soprattutto con una realizzazione personale. Lo studio, nella prospettiva del prefetto, è crescita e maturazione, un percorso da compiere insieme ad altri, fino a rientrare nella comunità “completamente formato” e contribuire.
Sul tema dei timori, Petronzi riconosce che sono “obiettivamente tanti”, ma invita a non esserne sopraffatti: chiamare i problemi con il loro nome, prendere coscienza, capitalizzare energie e affrontare le sfide, anche insieme.
L’augurio finale alla città
A chiudere, un messaggio sobrio e istituzionale: un augurio di sereno Natale e prospero anno nuovo, insieme all’invito a continuare a essere una comunità sempre più attenta ai bisogni degli altri, capace di “distrarsi il giusto” senza perdere lo sguardo sulla responsabilità verso chi sta accanto.
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