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Cronaca

Pedocin, Lorenzo Giorgi difende il muro divisorio: “Chi polemizza ignora la storia di quel bagno” (VIDEO)

Luca Marsi·
Pedocin, Lorenzo Giorgi difende il muro divisorio: “Chi polemizza ignora la storia di quel bagno” (VIDEO)

Il Pedocin torna al centro del dibattito cittadino e Lorenzo Giorgi sceglie una posizione netta: il muro divisorio dello storico bagno triestino, al centro di nuove polemiche, per lui non è un dettaglio marginale ma un pezzo di identità cittadina, una tradizione da conoscere prima ancora che da contestare. Nella parte finale della diretta di “Un capo in B con…”, l’imprenditore è intervenuto sul caso con toni molto chiari, liquidando come superficiali le critiche di chi, a suo dire, parla senza avere piena consapevolezza del valore storico e simbolico di quel luogo.

Il tema è emerso quasi in chiusura di trasmissione, quando Luca Marsi ha ricordato il prossimo appuntamento al Pedocin e ha chiesto a Giorgi un commento sulla polemica esplosa attorno al bagno. La risposta è stata immediata e ha aperto un ragionamento che va oltre il singolo episodio, toccando il rapporto tra tradizione, identità triestina e clima del dibattito pubblico.

“Mi fa da ridere”: la reazione di Giorgi alla polemica sul Pedocin

Giorgi, che ha ricordato di aver ricoperto in passato anche il ruolo di assessore al Pedocin, ha parlato della vicenda con un misto di ironia e insofferenza. La sua impressione, espressa senza giri di parole, è che oggi troppe discussioni nascano da un riflesso polemico immediato, spesso alimentato sui social o comunque da una tendenza a sfogare frustrazioni e malumori su qualunque tema diventi di dominio pubblico.

Dentro questa lettura, il caso Pedocin diventa per lui quasi emblematico. Non tanto perché non si possa discutere, ma perché, a suo giudizio, si è polemizzato senza conoscere davvero l’oggetto della discussione. Ed è proprio qui che Giorgi inserisce il passaggio più netto del suo intervento: chi ha contestato quella realtà, secondo lui, ha dimostrato di ignorarne la storia, le ragioni e il legame profondo con la città.

L’argomento centrale: “Ignorava la tradizione storica di quel bagno”

La parola che Giorgi usa è pesante, ma precisa: ignoranza, intesa nel suo significato letterale di non conoscenza. Nel suo ragionamento, la persona finita al centro della polemica non avrebbe compreso che cosa rappresenti il Pedocin per Trieste e per chi lo frequenta. Non un semplice stabilimento balneare, ma un luogo simbolico, sedimentato nella memoria cittadina, dentro il quale il muro divisorio tra area maschile e femminile non è un’anomalia improvvisata, bensì un tratto storico riconoscibile e da sempre identitario.

La sua tesi è dunque lineare: prima di giudicare, bisognerebbe conoscere. E conoscere, nel caso del Pedocin, significa capire che il rapporto tra i triestini e quel bagno non si misura solo con criteri astratti o con sensibilità esterne, ma con una storia concreta fatta di abitudini, affezione, memoria e continuità.

“Chi va al Pedocin vuole che quel muro resti su”

Il passaggio più forte dell’intervento arriva quando Giorgi parla del muro non come semplice elemento materiale, ma come simbolo di una volontà popolare ben precisa. Secondo quanto ha sostenuto in diretta, chi frequenta davvero il Pedocin vuole che quel muro continui a esistere. Lo ha detto in modo diretto, evocando persino l’idea che ogni anno l’amministrazione debba fare il necessario per mantenerlo in piedi, anche aggiungendo “un po’ di cemento sotto quel muro” pur di conservarlo.

È una frase che restituisce bene la posizione dell’imprenditore: il muro, nel suo discorso, non è il residuo di un passato da cancellare, ma un segno distintivo da proteggere. Per questo la polemica, ai suoi occhi, non coglie il punto. Perché finisce per trattare come un’anomalia ciò che una parte della città considera invece parte integrante della propria storia.

Il Pedocin come simbolo di una Trieste che difende le proprie peculiarità

L’intervento di Giorgi si inserisce in una linea molto precisa: la difesa delle peculiarità triestine quando queste vengono percepite come sotto attacco o banalizzate. In questo senso il Pedocin non è solo un bagno, ma uno dei luoghi in cui la città riconosce un pezzo della propria differenza. E il muro divisorio, al netto delle discussioni, diventa il simbolo più visibile di questa diversità.

Nel suo ragionamento, chi guarda il caso dall’esterno o con superficialità rischia di perdere proprio questo elemento. Non si tratta, per Giorgi, di una battaglia ideologica, ma di una questione di conoscenza del contesto e di rispetto per una tradizione locale che continua a essere sentita da una parte della cittadinanza. È per questo che la sua risposta non si limita a difendere il muro in sé, ma difende un’idea più ampia di continuità con la storia del luogo.

La critica al clima pubblico: “Ci si arrabbia per tutto”

Accanto alla difesa del Pedocin, Giorgi ha allargato il discorso al tono generale del dibattito contemporaneo. Ha parlato di un clima in cui ci si accende troppo facilmente, in cui si polemizza su tutto e in cui le frustrazioni personali finiscono per riversarsi anche su questioni che meriterebbero più misura. Il suo invito, espresso con un linguaggio colloquiale ma molto chiaro, è a recuperare un atteggiamento più disteso, meno aggressivo, meno immediato nel giudizio.

In questa chiave, il caso Pedocin diventa anche il pretesto per una riflessione più generale sul modo in cui oggi si discute di città, tradizioni e spazi pubblici. Per Giorgi, il problema non è il confronto in sé, ma la velocità con cui si passa dalla non conoscenza alla condanna, senza fermarsi a capire perché un luogo come il Pedocin continui a essere così radicato nell’immaginario triestino.

Un luogo che continua a dividere e a rappresentare Trieste

Che il Pedocin sia un luogo capace di accendere il dibattito non è una novità. Proprio per questo le parole di Giorgi si inseriscono in un filone di discussione destinato probabilmente a riemergere ancora. Ma la sua posizione, emersa con chiarezza in diretta, è destinata a far discutere perché non cerca mediazioni: rivendica il valore della tradizione, rivendica il legame tra il bagno e la città, rivendica la permanenza del muro come scelta coerente con la storia del luogo.

In un passaggio finale, l’imprenditore arriva persino a dire che quel muro “resterà su”, nonostante fastidi, invidie o polemiche. È una frase che suona quasi come una dichiarazione di principio e che riassume bene il senso del suo intervento: sul Pedocin, almeno per lui, la priorità non è assecondare il rumore della polemica, ma custodire un pezzo di Trieste.

La sostanza del messaggio di Giorgi

Dal suo intervento emerge quindi una linea molto precisa. Il Pedocin, per Giorgi, non va letto come un relitto folcloristico o come un’anomalia da correggere, ma come un luogo che continua a rappresentare una parte viva della città. La polemica, in questa prospettiva, nasce dal mancato riconoscimento di questa storia. E proprio per questo la risposta dell’imprenditore non è tecnica né amministrativa, ma identitaria: difendere il muro significa difendere una tradizione che, nel bene o nel male, continua a definire il profilo di uno dei luoghi più noti e particolari di Trieste.

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