Pedana per il giavellotto all'ippodromo di Montebello: Riki Ramazzina lancia l’allarme (VIDEO)

La realizzazione della nuova pedana per il lancio del giavellotto all’interno dell’ippodromo di Montebello, a Trieste, sta sollevando polemiche e preoccupazioni, soprattutto tra gli operatori del settore ippico. Uno dei più critici è il driver Riki Ramazzina, che ha espresso la sua posizione in modo chiaro e dettagliato, sottolineando i potenziali rischi e le problematiche legate a questa scelta.
Una questione di sicurezza per cavalli e driver
Ramazzina ha messo in evidenza come la presenza della pedana nel centro del prato rappresenti un rischio concreto per la sicurezza, non solo degli operatori, ma anche dei cavalli stessi.
"Quando un cavallo è scosso o intimorito, l’unica via di fuga è il centro del prato. Se questo spazio viene occupato da pedane e reti per il giavellotto, diventerà un problema sia per i driver che per i cavalli."
La sicurezza è dunque il punto cardine delle sue critiche, considerando che l’ippodromo, per sua natura e storia, è una struttura progettata per garantire il benessere degli animali e dei professionisti che vi operano.
Sottrazione di spazi dedicati ai cavalli
Un altro punto sollevato da Ramazzina riguarda la riduzione degli spazi destinati ai cavalli, che utilizzano il prato per il riposo e il movimento, sia in estate che in inverno. La costruzione della pedana sottrarrebbe una risorsa fondamentale per il benessere degli animali:
"Questa struttura è dedicata alla storia dei cavalli, degli animali e della natura. Portare via questi spazi significa compromettere la funzionalità dell’ippodromo."
Un’attività poco frequentata
Ramazzina critica anche il fatto che questa pedana sia pensata per una disciplina praticata da un numero molto limitato di atleti a Trieste:
"Parliamo di forse 10 atleti in totale, che vengono trasferiti dal campo di Colonia per non interrompere altre attività. È assurdo che la funzionalità di un intero ippodromo venga compromessa per così poche persone."
Dubbi sulla gestione e sull’impatto ambientale
Un’altra preoccupazione espressa riguarda la gestione futura della pedana e il suo impatto sull’ambiente dell’ippodromo:
"Se il cemento viene colato nel prato, poi chi lo rimuoverà? Inoltre, chi si prenderà cura di questa nuova struttura? L’ippodromo è già carente di personale, e questa pedana rischia di diventare un’altra struttura abbandonata."
Appello all’assessore Lodi
Ramazzina ha dichiarato di aver contattato l’assessore Elisa Lodi, chiedendo una risposta ufficiale sulla questione. Secondo quanto riportato, l’assessore avrebbe accennato alla possibilità di trovare una sede alternativa per la pedana, ma Ramazzina teme che, una volta avviati i lavori, la struttura diventi permanente:
"Se questa pedana verrà realizzata, sarà difficile rimuoverla in futuro. Il rischio è che diventi un’opera inutile e dannosa per l’ippodromo."
Le critiche di Riki Ramazzina pongono una serie di interrogativi sulla necessità e sull’impatto di questa nuova pedana. Da un lato, la sicurezza degli operatori ippici e dei cavalli sembra essere messa a rischio, dall’altro emerge il tema della gestione delle risorse e della sostenibilità di una struttura concepita per un’attività poco frequentata.
La questione è ora in mano all’amministrazione comunale, chiamata a bilanciare le esigenze degli atleti con quelle degli operatori dell’ippodromo e a prendere una decisione che tenga conto delle priorità della comunità triestina.
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