Omicidio Sharon: a Quarto Grado il quesito inquietante — “Moussa poteva essere fermato prima?”
Nel corso dell’ultima puntata di Quarto Grado, il programma di Retequattro condotto da Gianluigi Nuzzi, si è tornati a parlare del brutale omicidio di Sharon, con un interrogativo che lascia aperti scenari inquietanti: Moussa poteva essere fermato prima?
La ricostruzione evidenzia come il giovane fosse già immerso in fantasie violente ben prima del delitto. In casa sua, è stato ritrovato un fantoccio di cartone con un cuscino dalle fattezze umane, sul quale — come lui stesso ha raccontato — si esercitava a sferrare fendenti “per noia”. Un’attività che, secondo gli esperti, avrebbe potuto costituire una sorta di allenamento per un delitto già premeditato.
Il criminologo professor Picozzi ha tracciato un profilo netto:
“Lui stesso ci racconta che profilo ha: è un killer alla ricerca del brivido. Ci sono purtroppo alcuni soggetti in cui il movente è proprio la ricerca di una scarica di adrenalina. Moussa aveva già un mondo di fantasie violente che hanno preceduto le condotte di sopraffazione, fino ad arrivare all’estremo”.
Il tema della capacità di intendere e di volere è inevitabile. La difesa ha ipotizzato una perizia psichiatrica, ma Picozzi è categorico:
“La lucidità non significa sanità mentale, né la confusione è sinonimo di incapacità. Questo è un uomo con un chiaro intento criminale”.
Particolare agghiacciante, secondo il criminologo, è l’atteggiamento dell’imputato dopo il delitto: Moussa avrebbe indicato l’arma come un “souvenir”, pronto a rivivere l’esperienza, e si sarebbe persino tagliato i capelli per depistare le indagini.
“Temo — anzi ne sono certo — che se non fosse stato fermato avrebbe avuto una carriera da serial killer. Avrebbe colpito ancora” conclude Picozzi.
Un’analisi che lascia aperta la domanda iniziale: c’erano segnali sufficienti per fermarlo prima che uccidesse Sharon?
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