Nuova vita per l’area delle Noghere con agricoltura verticale e orto franco: presentato il progetto di riqualificazione dell’area

La rivoluzione green arriva nel blu del porto di Trieste. Oggi presso la Torre del Lloyd, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, il Coselag e il Comune di Muggia hanno presentato il progetto di pianificazione futura dell’area delle Noghere.
Molti gli obiettivi tenuti insieme dalla concretizzazione di un concetto da tempo linea guida per il presidente dell’Authority giuliana Zeno D’Agostino “il futuro del porto va oltre il porto”. E dunque, nel merito lo sviluppo del porto di Trieste va verso Sud e punta a riqualificare radicalmente aree fortemente degradate nel Comune di Muggia. Ma lo sviluppo avverrà nel segno della sostenibilità e, come sostiene D’Agostino, declinando “la più innovativa delle attività economiche: l’agricoltura” e sfruttando i vantaggi del regime di punto franco. Il tutto per dare vita ad un vero e proprio progetto di agricoltura verticale idroponica denominato orto franco, un unicum a livello mondiale visto che - specifica ancora D’Agostino “non esistono altre free zones dedicate ad attività agricole”. Le colture idroponiche non utilizzano il terreno, essendo dunque perfettamente funzionali al recupero di aree inquinate. Tale modalità di praticare l’agricoltura, riducendo radicalmente il consumo di suolo, introduce tecnologie innovative e sostenibili poiché utilizza colture in una soluzione di acqua e minerali, abbattendo i consumi idrici fino al 98% rispetto allo standard tradizionale.
Guardando nel dettaglio, il terreno del progetto collocata tra Muggia e Aquilinia, si svilupperà su una superficie di 31,3 ettari. Tre saranno le destinazioni d’uso principali secondo il progetto di studio concepito in collaborazione con CRA - Carlo Ratti Associati: il parco dell’innovazione con l’area di zona franca, una vera e propria piattaforma per l’innovazione nella filiera agricola; il parco dell’energia con la produzione di energia pulita on-site attraverso la riconversione delle vecchie cisterne esistenti a batterie di energia pulita; infine la zona degli orti urbani con aree produttive ed orti utilizzabili da associazioni e privati. Oltre a piste ciclabili e pedonali che di fatto permetteranno l’apertura ai cittadini di zone da sempre destinate a imprese industriali (dunque interdette al pubblico)
Dopo l’acquisto delle aree costate quasi 30 milioni di euro, il primo step con un investimento di 16,9 milioni, consiste nella bonifica dei terreni e realizzazione di un piazzale e opere accessorie nel quadro degli interventi a Noghere complessivamente finanziati con 60 milioni di euro dal Fondo complementare al Pnrr.
“In questa operazione - conclude D’Agostino - possiamo cogliere il ruolo che l’Autorità di Sistema può avere anche come grande sviluppatore immobiliare e non solo mero gestore delle attività portuali esistenti. Un motore di sviluppo e di sviluppo sostenibile”.
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