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Cronaca

“Non le voglio più”: prende le pastine e le abbandona tra i surgelati, a Trieste esplode la rabbia

Luca Marsi·
“Non le voglio più”: prende le pastine e le abbandona tra i surgelati, a Trieste esplode la rabbia

C’è un gesto piccolo, apparentemente insignificante, che però racconta una storia enorme. Una storia di inciviltà quotidiana, di superficialità, di quella mentalità del “tanto non è un problema mio” che trasforma un supermercato in una giungla senza regole e, piano piano, divora il senso di comunità.

È successo oggi, venerdì 9 gennaio 2026, in un noto supermercato del centro. Una persona ha preso una confezione con due pastine alla cioccolata dal reparto dedicato, l’ha portata con sé durante la spesa e poi, probabilmente dopo un ripensamento, ha deciso di non acquistarla più. Fin qui, nulla di strano: si può cambiare idea, ci mancherebbe.

Il problema è quello che è successo dopo.

Perché invece di riportare la confezione al suo posto, o consegnarla a un addetto, qualcuno ha pensato bene di abbandonarla nel reparto freezer, tra i surgelati. In pratica: “non la voglio più, arrangiatevi voi”. Un gesto che a qualcuno sembrerà solo una sciocchezza, ma che in realtà è una forma di irresponsabilità concreta.

Perché un prodotto dolciario fresco o da banco, lasciato in un reparto dove non dovrebbe stare, subisce sbalzi e alterazioni che possono comprometterlo, rendendolo non più vendibile, non più sicuro, o comunque destinato a finire nel bidone.

E qui sta la parola chiave: spreco.

Sprecare cibo non significa solo buttare via qualcosa. Significa trattare ciò che nutre come se non valesse nulla. Significa trasformare un alimento perfettamente consumabile in un potenziale rifiuto. E significa, soprattutto, scaricare su altri le conseguenze della propria pigrizia.

Perché basta un minuto. Un minuto per rimetterlo dove l’hai preso. Un minuto per consegnarlo a un dipendente. E invece no: più comodo lasciarlo lì, nel punto sbagliato, come se fosse un sacchetto senza valore.

E poi c’è l’aspetto che tanti ignorano: questi episodi non restano isolati.

Quando la merce viene danneggiata, quando dev’essere eliminata, quando il supermercato accumula perdite e mancati incassi, tutto questo alla fine si trasforma in costi. E i costi si trasformano in rincari. Tradotto: le “piccole furbate” degli incivili finiscono per pesare sul portafoglio di tutti gli altri.

E mentre qualcuno tratta due pastine come se fossero niente, c’è un mondo reale fuori da quel corridoio del supermercato: persone che contano i centesimi, famiglie che devono rinunciare a qualcosa, cittadini che fanno fatica a riempire un carrello senza ansia.

Il cibo buttato o reso inutilizzabile non è solo spreco: è un insulto.

Non serve fare prediche. Serve solo ricordare una cosa semplice: viviamo in una comunità. E una comunità funziona se ognuno rispetta regole minime, anche le più banali, anche le più quotidiane.

Perché se il degrado parte da piccoli gesti, anche la civiltà parte da quelli.

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