mercoledì 26 agosto 2026
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Cronaca

“Potremmo essere dappertutto, e invece siamo qui”: sulla Cottur il murales dei ragazzi che scelgono la bellezza

Luca Marsi·
“Potremmo essere dappertutto, e invece siamo qui”: sulla Cottur il murales dei ragazzi che scelgono la bellezza

In una città dove le cronache locali sono sempre più spesso dominate da episodi di disagio giovanile, risse e spaccate che vedono protagonisti gli adolescenti, c’è una Trieste silenziosa che risponde alla distruzione con il colore. Una Trieste che non fa rumore, ma che lascia il segno. Il segno, in questo caso, è un’esplosione di tinte sulla parete esterna di una casa privata lungo la pista ciclabile Cottur. Si intitola “A pescar sogni” ed è il murales nato dalla sinergia tra l’arte, il senso civico di una cittadina e il lavoro quotidiano di chi i giovani li ascolta e li guida.

Il progetto: quando un privato dà fiducia ai giovani

Tutto nasce da una richiesta apparentemente semplice: la proprietaria di un immobile sulla Cottur decide di commissionare un murales per riqualificare la sua facciata. Si rivolge a Giulia Binali (illustratrice di Storie a Colori ed educatrice della Comunità di San Martino al Campo) e a Francesca Tonsi (artigiana e artista di Carta Straccia-Lab).

Conoscendo il doppio ruolo di Giulia, la committente lancia un’idea preziosa: perché non coinvolgere nel lavoro i ragazzi seguiti dai progetti educativi della Comunità?

La risposta è stata un entusiasmo travolgente. Intorno a quel muro si sono ritrovati ragazze e ragazzi con storie complesse, vite non sempre facili e percorsi tortuosi. Non i "primi della classe", ma giovani che avevano solo bisogno di un'opportunità e di qualcuno che dicesse loro: “Mi fido di te”.

La frase che spiega tutto

Durante le ore passate a dipingere, con le mani sporche di vernice e gli occhi fissi sulla parete, una delle ragazze coinvolte si è girata verso l'educatrice e ha pronunciato una frase che racchiude il senso profondo dell'intera iniziativa:

“Giulia, potremmo essere dappertutto, e invece siamo qui”.

In quel "qui" c’è la vittoria della prevenzione educativa. C’è l’aver creato un’alternativa concreta al tempo vuoto e alla strada, un luogo dove sentirsi parte di qualcosa di grande, di bello e di utile per tutti. Appropriandosi positivamente di uno spazio pubblico, questi adolescenti ne sono diventati, in qualche modo, i primi custodi.

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