Movida a Trieste, Mauro Manni: «Gli eventi ci sono, basta alzarsi e andare a prenderseli» (VIDEO)

Una Trieste tutt'altro che immobile, con numerosi appuntamenti, musica, feste e un pubblico che continua ad avere voglia di uscire. È la fotografia proposta da Mauro Manni durante il talk dedicato alla movida condotto da Luca Marsi dal palco della Sagra de la Sardela.
Manni si è distinto nel confronto per una lettura decisamente più ottimista rispetto all'idea, ancora diffusa, di una città con poche occasioni di divertimento.
«A livello di spazio, a mio parere, ci sono tanti spazi dove divertirsi», ha spiegato, ricordando di aver avuto una settimana praticamente senza pause, con appuntamenti «dalla Piazza di Muggia fino ad arrivare qua alla Sagra della Sardella».
«Ci sono serate doppie e triple»
Secondo Manni l'offerta di eventi non sarebbe affatto scarsa. Al contrario, in alcune giornate il problema sarebbe perfino scegliere dove andare.
«Ci sono tante serate doppie, triple e le persone devono decidere dove andare», ha sottolineato.
La richiesta di qualcosa in più rimane, soprattutto sul fronte degli orari, ma la valutazione complessiva è positiva: «Sicuramente sarebbe bello fare più festa, però sui luoghi devo dire la verità: io vedo tanta, tanta roba quest'anno, tanta».
Una posizione che sposta quindi il dibattito: non soltanto cosa manca a Trieste, ma anche quanto i cittadini siano realmente consapevoli dell'offerta già esistente.
Giovani in pista, adulti seduti
Manni ha raccontato anche ciò che osserva direttamente dal palco.
Durante un evento con la band Curva Dritta, dedicato in larga parte al rock degli anni Settanta e Ottanta, ha visto molti ragazzi ballare, saltare e partecipare con entusiasmo.
«I giovani erano in pista, saltavano, facevano festa, vivevano veramente l'energia alla grande», ha raccontato. Al contrario, ha osservato numerosi adulti rimanere seduti, comprese persone che riconosceva dai tempi delle discoteche.
Da qui una considerazione che va oltre la movida in senso stretto.
Secondo Manni, a 40 o 50 anni troppe persone iniziano a considerarsi già anziane. Una mentalità che, a suo giudizio, andrebbe superata conservando quella stessa voglia di vivere che caratterizzava gli anni precedenti.
Trieste ha artisti e professionisti
Nel corso della diretta Manni ha inoltre ricordato la ricchezza della scena artistica locale, citando band, musicisti e dj.
Il concetto espresso è semplice: non mancano soltanto gli eventi, ma neppure le persone capaci di costruirli e animarli.
«Abbiamo veramente tanti artisti, abbiamo tanti eventi, basta solo alzarsi e andare a prenderseli», ha affermato.
Una frase che sintetizza una parte importante del dibattito: Trieste può certamente fare di più, ma secondo Manni dovrebbe anche smettere di raccontarsi esclusivamente attraverso ciò che manca.
Le difficoltà degli organizzatori
Il suo giudizio positivo sugli eventi non significa però sottovalutare i problemi.
Manni ha riconosciuto come oggi organizzare sia «sempre più complicato». Permessi, fonometrie, Siae e investimenti devono essere affrontati prima ancora che il primo cliente entri nel locale.
«Un evento vuol dire tirar fuori i soldi prima ancora che il primo cliente sia entrato», ha sottolineato.
Da qui la richiesta di una maggiore elasticità nell'affrontare imprevisti e situazioni concrete, pur ribadendo che le regole devono essere rispettate.
La sua posizione è quindi quella di una semplificazione ragionata, non di una cancellazione dei controlli.
«Meno smartphone, più divertirvi»
È però nella parte finale dell'intervento che Manni ha consegnato uno dei messaggi più personali dell'intera serata.
Alla domanda se oggi il pubblico voglia realmente divertirsi oppure sia maggiormente interessato a realizzare foto, video e storie da pubblicare sui social, ha risposto senza esitazioni: «Le persone vogliono, desiderano, amano divertirsi».
Poi l'invito: «Ricordatevi che siamo ancora vivi».
«Meno smartphone delle serate, più divertirvi», ha aggiunto, invitando le persone a non osservare continuamente ciò che accade attraverso uno schermo.
Un concetto che ha ampliato ulteriormente: «Non siamo nati solo per lavorare», ricordando l'importanza di dedicare tempo a sé stessi, alle esperienze, alla gioia e ai momenti che rimangono nella memoria.
«Non si vive per lavorare, ma si lavora per vivere», ha concluso nel suo intervento.
Dal palco della Sagra de la Sardela, dunque, il dibattito sulla movida si è trasformato anche in una riflessione sul modo in cui scegliamo di utilizzare il nostro tempo. E il messaggio di Mauro Manni è stato inequivocabile: gli eventi ci sono, la voglia di divertirsi pure. Bisogna tornare a viverli.
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