Movida a Trieste, Ramazzina: «Chi compra casa nel cuore della vita notturna sa a cosa va incontro» (VIDEO)

Una città che vuole essere turistica non può offrire soltanto bellezza, accoglienza e vita diurna: deve essere in grado di garantire anche una dimensione serale. È la posizione espressa dall’imprenditore Riki Ramazzina durante “Verso la fine dell’estate”.
Ramazzina individua una contraddizione di fondo nel dibattito triestino: chiedere più turismo e contemporaneamente restringere eccessivamente gli spazi della vita notturna.
«C’è una contraddizione enorme»
«Io credo che il rispetto di tutti sia il rispetto di tutti», premette Ramazzina.
Ma subito dopo arriva il punto centrale.
«Volendo questo tipo di città bisogna dare al turista il completo, cioè la bella giornata, la bella piazza, la bella città, l’accoglienza. Però c’è bisogno anche della serata e la serata non può finire alle 10:30 pm».
Secondo l’imprenditore, una località turistica deve essere capace di accompagnare il visitatore durante l’intero arco della giornata.
«In nessun paese turistico al mondo può essere alle 10:30».
L’esempio di Porto San Rocco
Ramazzina richiama anche l’esperienza di Porto San Rocco.
Secondo il suo racconto, all’epoca dell’apertura le regole sarebbero state eccessivamente rigide nei confronti dei locali.
«Aveva un regolamento talmente rigido che tutto quello che si presentava con un bel biglietto da visita, con un porto tutto nuovo, tutto bello, i locali erano penalizzati perché avevano le regole di un condominio».
A suo giudizio, quella impostazione avrebbe inciso sul mancato sviluppo pieno della struttura negli anni successivi.
Da qui una convinzione: «Se vogliamo dare un volto turistico» al centro di Trieste, serve «anche una movida turistica».
Case in centro e rumore
Ramazzina distingue quindi tra chi vive da sempre nelle aree oggi interessate dalla vita notturna e chi decide di acquistare oggi un’abitazione nel cuore del centro.
«Per quanto riguarda i cittadini che sono nati in centro città posso anche capire il reclamo».
Diversa, secondo l’imprenditore, la situazione di chi investe consapevolmente in quelle zone.
«Se uno oggi investe in un appartamento in centro città, in piena movida, con quei costi che ci sono oggi, e vuole anche la pace, il silenzio e la serenità, io trovo un controsenso».
«Se tu investi per il centro città devi sapere che avrai a che fare con i movimenti di una città viva».
«Chiudere prima può creare il vero problema»
Nel finale della trasmissione Ramazzina aggiunge un altro elemento.
A suo giudizio, terminare troppo presto le attività dei locali potrebbe avere persino un effetto contrario rispetto a quello desiderato.
«Io credo che la chiusura del locale prima del tempo crea quelle anime selvagge che non sanno che cavolo fare in giro».
Secondo l’imprenditore, sarebbero proprio i gruppetti rimasti in strada senza un luogo di riferimento a poter generare problemi, danneggiamenti o disturbo.
«Sono liberi, non hanno una sede, non hanno una base».
Una tesi destinata inevitabilmente ad alimentare il confronto cittadino sull’equilibrio tra residenti, attività economiche, turismo e diritto al divertimento.
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