“Montecarlo 2? Spero di sì”: il sindaco Dipiazza rilancia la sfida dal cuore delle feste (VIDEO)
Il sindaco Roberto Dipiazza è stato ospite in diretta di Trieste Cafe dal palco allestito accanto alla pista di pattinaggio, nel pieno dell’ultima domenica prima di Natale, con il centro cittadino attraversato da migliaia di persone, turisti, famiglie e giovani. È in questo contesto festivo, informale e popolare che il primo cittadino ha pronunciato una frase destinata a rimanere: “Montecarlo 2? Spero di sì”.
Una risposta diretta, senza esitazioni, nata dal racconto di un incontro con l’ambasciatrice di Montecarlo, che gli aveva chiesto se l’obiettivo per Trieste fosse quello di replicare il modello del Principato. Una domanda che, nelle parole di Dipiazza, non suona come una provocazione ma come una legittimazione. E la risposta diventa una dichiarazione di ambizione.
Trieste, raccontata dal palco della pista di pattinaggio, non è più la città che si accontenta di confrontarsi con il proprio passato, ma una realtà che guarda ai grandi modelli europei e internazionali senza complessi. Montecarlo, per Dipiazza, non è solo lusso o immagine, ma un simbolo di attrattività, di economia che funziona, di capacità di generare lavoro, turismo e investimenti.
Il sindaco lo chiarisce subito: non si tratta di copiare, ma di competere. Trieste ha qualcosa che Montecarlo non ha, e Dipiazza lo dice con orgoglio dal palco, guardando una città piena di gente. Il mare, innanzitutto. Un mare che entra nel cuore urbano, che dialoga con il centro storico, che diventa risorsa economica, culturale e identitaria.
Nel suo racconto, “Montecarlo 2” prende forma soprattutto attraverso il progetto di Porto Vivo. Sessantatré ettari al centro della città che, per il sindaco, rappresentano una delle più grandi occasioni di trasformazione urbana in Europa. Un’area che può ospitare alberghi, marine, uffici, spazi pubblici, musei e luoghi di aggregazione, capace di attrarre investitori perché, come sottolinea Dipiazza, “qui investi e incassi subito”.
Dal palco, il sindaco insiste su un concetto chiave: l’interesse internazionale è già realtà. Alberghi di ogni tipo stanno arrivando in città, segno che Trieste è percepita come una destinazione solida, credibile, con prospettive concrete. Ed è proprio questo che, nella sua visione, avvicina Trieste a modelli come Montecarlo, non per estetica ma per funzionamento.
La trasformazione non riguarda solo il turismo di fascia alta. Dipiazza parla di una città che cambia pelle, che sposta uffici, che libera strade centrali, che riporta persone a vivere e lavorare nel cuore urbano. La Regione che acquista magazzini in Porto Vivo e trasferisce mille dipendenti diventa un esempio concreto di questa rivoluzione silenziosa ma profonda.
“Montecarlo 2”, nelle parole del sindaco, significa anche una nuova idea di vivibilità. Spazi per i giovani, sport, movida regolata, parchi, attività che rendano il porto un luogo vissuto e non una vetrina chiusa. Una città elegante, sì, ma soprattutto viva. Una città che non espelle, ma integra.
Il contesto in cui Dipiazza pronuncia queste parole non è casuale. Attorno a lui, dalla pista di pattinaggio, ci sono ragazzi che ridono, famiglie che osservano, turisti che si fermano incuriositi. È l’immagine di una Trieste che già oggi funziona come città attrattiva. E per il sindaco, questa folla è la prova che l’ambizione non è fuori luogo.
Montecarlo diventa così un termine di paragone simbolico, quasi provocatorio, ma serve a dire una cosa precisa: Trieste non deve più pensarsi periferia. Deve pensarsi centro. Centro dell’Adriatico, centro di scambi, centro di relazioni, centro di opportunità.
Dal ghiaccio della pista di pattinaggio al mare di Porto Vivo, la visione di Dipiazza è quella di una città che smette di chiedere permesso e inizia a proporsi. E se questo significa essere paragonati a Montecarlo, per il sindaco non è un problema. Anzi, è un obiettivo.
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