mercoledì 26 agosto 2026
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Cronaca

Mediterraneo, 5 milioni di anni fa: il "gigante salino" che ha stravolto la biodiversità

Barbara Guldin·
Mediterraneo, 5 milioni di anni fa: il "gigante salino" che ha stravolto la biodiversità

Immaginate il Mediterraneo trasformato in un enorme lago salato, con la maggior parte delle sue specie marine annientate. Non è un film di fantascienza, ma quello che è successo circa 5,5 milioni di anni fa. A rivelarlo è uno studio fresco fresco pubblicato su Science, a cui ha partecipato anche l’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale).


La crisi salina: come è successo?
Tutto è iniziato con una "crisi" nota come salinità messiniana. In parole povere, il Mediterraneo si è trovato isolato dall'Atlantico, trasformandosi in un gigantesco bacino di sale. Gli esperti parlano di un "gigante di sale" sepolto sotto il fondale marino, formato in seguito alla chiusura dello stretto di Gibilterra. Risultato? Solo l'11% delle specie marine è sopravvissuto. Giusto per darvi un'idea: i coralli che costruivano le barriere si sono estinti, lasciando il posto a nuove specie come il grande squalo bianco. Sì, proprio lui, il terrore degli oceani!


Un recupero... a passo di lumaca
Pensavate che il Mediterraneo si fosse ripreso in fretta? Niente di più sbagliato! Lo studio ha dimostrato che ci sono voluti ben 1,7 milioni di anni per ripristinare la biodiversità, e neanche completamente. Le specie marine si sono evolute, ma il numero è rimasto ridotto, con differenze significative da ovest a est, proprio come oggi.


L'OGS di Trieste in prima linea
L’OGS non è nuovo a queste scoperte. Da oltre 30 anni studia la crisi di salinità messiniana e l'alluvione Zancleana, un evento che ha permesso al Mediterraneo di riconnettersi con l'Atlantico e iniziare la sua lenta ripresa. Grazie a collaborazioni internazionali e progetti europei, i ricercatori dell'OGS stanno formando una nuova generazione di scienziati pronti a svelare i misteri del nostro mare.


E ora?
Lo studio non riguarda solo il passato, ma anche il presente e il futuro. I metodi usati dai ricercatori potrebbero aiutare a capire come altre regioni del mondo, oggi o domani, potrebbero affrontare crisi ecologiche simili. Un bel passo avanti per la scienza e per la conservazione della biodiversità, insomma!


Restiamo in attesa di altre scoperte che ci facciano riflettere su quanto fragile sia il nostro ecosistema... e magari ci spingano a proteggerlo un po' di più!

 

Link allo studio: Agiadi et al. (2024) The marine biodiversity impact of the Late Miocene Mediterranean salinity crisis. Science. DOI: 10.1126/science.adp3703

https://www.science.org/doi/10.1126/science.adp3703 

Miniera di Sale di Realmonte.JPG - Ricercatori del Network scientifico MEDSALT studiano i depositi di salgemma del Gigante salino del Mediterraneo nella miniera Italkali di Realmonte (Sicilia) © archivio OGS.

Field work Angelo.JPG - Escursione geologica nell’Appennino settentrionale © archivio OGS.

Carota di Sale.JPG - Ricercatori del Network scientifico MEDSALT studiano le carote di salgemma del Gigante salino del Mediterraneo campionati con una perforazione e custodite presso l’archivio dell’Università di Milano © archivio OGS.

Campione carota di sale.JPG

Dettaglio di un campione di salgemma del Gigante salino del Mediterraneo campionato con una perforazione e custodito presso l’archivio dell’Università di Milano © archivio OGS.

Lo studio pubblicato su Science fa parte del progetto “Late Miocene Mediterranean Marine Ecosystem Crisis” (ReMarE), finanziato dall’Austrian Science Fund (FWF) https://sites.google.com/view/kagiadi/projects/remare

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