Mattino Cinque, commerciante di Pordenone: “Gesù coi pantaloni rosa contro il bullismo”

È diventato un caso nazionale il manifesto apparso nei giorni scorsi a Pordenone, dove il titolare di un negozio di abbigliamento, Andrea Leandrin, ha utilizzato l’immagine di Gesù con i pantaloni rosa per pubblicizzare i saldi del suo punto vendita. Il commerciante è stato ospite questa mattina della trasmissione Mattino Cinque, condotta da Federica Panicucci, per spiegare le ragioni della sua campagna pubblicitaria che ha scatenato una dura polemica sui social e tra i cittadini.
Durante il programma, Leandrin ha chiarito che la sua intenzione non era affatto provocatoria o blasfema, ma anzi legata a un messaggio sociale: «Mi dispiace per il fraintendimento – ha spiegato – il senso della campagna era sensibilizzare sul tema del bullismo. Il riferimento era al film Il ragazzo con i pantaloni rosa, una storia che parla proprio di sofferenza e discriminazione. La croce rappresenta la sofferenza, e chi è vittima di bullismo soffre tantissimo».
Il commerciante ha aggiunto di essere «profondamente cristiano» e di non aver voluto offendere nessuno: «Non era mia intenzione utilizzare la religione per vendere, ma veicolare un messaggio di inclusione e riflessione».
In studio, però, le sue spiegazioni non hanno convinto tutti. Emanuela Carcano, ospite in collegamento, ha criticato con forza la scelta: «Rimango sconcertata da come si possa usare un simbolo di fede così importante per fini commerciali. Gesù non ha bisogno di orpelli per trasmettere un messaggio di inclusione. Non confondiamo il Vangelo con il marketing. Come credente mi sento offesa, e milioni di fedeli con me».
La Carcano ha invitato Leandrin a fare un passo indietro e a rimuovere il manichino con la corona di spine e i pantaloni rosa, comparso in vetrina dopo le polemiche: «Se è davvero dispiaciuto, tolga tutto. È solo una brutta pubblicità».
Il commerciante, da parte sua, ha ribadito la buona fede dell’iniziativa: «Il mio intento era associare un messaggio sociale alla comunicazione pubblicitaria. Non volevo creare scandalo, ma spingere a riflettere».
Un confronto acceso, quello andato in onda su Mattino Cinque, che ha diviso l’opinione pubblica tra chi condanna la scelta per offesa al sentimento religioso e chi invece la interpreta come una provocazione artistica e sociale, forse mal calibrata ma non offensiva nelle intenzioni.
Il caso, intanto, continua a far discutere, tra richieste di ritiro della campagna e difese in nome della libertà espressiva.
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