Lilly, Quarto Grado rivela: peli estranei sul corpo e sul sacco, contaminazione o prova decisiva?

"Non c’è un’impronta, non c’è una traccia chiara. Ma qualcosa potrebbe emergere dalle nuove formazioni pilifere individuate."
Nel corso dell’ultima puntata di Quarto Grado, il programma di Retequattro condotto da Gianluigi Nuzzi, è stato analizzato un aspetto cruciale che potrebbe far luce sulla morte di Liliana Resinovich: il mistero dell’assenza di impronte e tracce dell’assassino sul corpo e sugli oggetti ritrovati con la donna.
Le nuove formazioni pilifere: una svolta nel caso?
A riaccendere l’attenzione sul caso è stata la perizia condotta dalla dottoressa Cristina Cattaneo, che ha individuato 15 nuove formazioni pilifere sul corpo e sugli abiti di Liliana. Si tratta di peli e capelli che non appartengono alla donna e che potrebbero appartenere al suo assassino.
La loro posizione è particolarmente significativa:
- Quattro sono stati rintracciati in zona pubica
- Tre sulla maglia bordeaux, precisamente sulla spalla sinistra, sulla manica sinistra e sul polsino sinistro
- Due all’interno della canotta rosa, uno sotto l’ascella e uno tra le scapole
- Quattro nei sacchetti di plastica trovati sul capo della vittima, emersi dopo l’immersione in acqua distillata
Secondo gli esperti, alcuni di questi peli presentano il bulbo, il che permetterebbe l’estrazione del DNA per identificare il proprietario. Ma chi potrebbe aver lasciato queste tracce?
Contaminazione o indizio chiave?
Uno degli interrogativi più pesanti è legato alla possibile contaminazione delle prove. Il servizio ha mostrato filmati del sopralluogo, evidenziando errori nelle procedure di conservazione dei reperti:
- Il medico legale che si avvicina al sacco salma senza indossare la cuffia, facendo fluttuare i propri capelli sopra il corpo
- Operatori senza adeguate protezioni nelle analisi successive in obitorio
- Indumenti della vittima lasciati troppo vicini ai capelli di Liliana
Queste mancanze potrebbero aver compromesso le analisi? Oppure tra questi reperti si cela davvero una traccia genetica in grado di portare all’assassino?
Quel DNA maschile che non ha un nome
Un altro punto discusso riguarda il cordino che legava i sacchi attorno al collo di Liliana. Su questo oggetto è stata isolata una traccia molto debole di DNA maschile. Tuttavia, le analisi hanno confermato che non appartiene a:
- Sebastiano Visintin, marito della donna
- Claudio Sterpin, l’amico speciale
- Salvatore Nasti, vicino di casa
Di chi è, dunque, questo DNA? È dell’assassino o anche questa potrebbe essere una contaminazione avvenuta durante le operazioni di recupero del corpo?
Nuove analisi in arrivo
La Cattaneo ha suggerito ulteriori test su alcuni elementi chiave, tra cui:
- I sacchi neri in cui è stato trovato il corpo
- Il cordino usato per stringerli
- Due formazioni pilifere isolate sulla coscia e dietro al ginocchio di Liliana
Se da questi nuovi esami emergesse un DNA estraneo, il caso potrebbe prendere una piega del tutto inaspettata.
Quale sarà la prossima svolta?
Mentre il mistero sulla morte di Liliana Resinovich resta ancora fitto, il programma ha evidenziato come l’assenza di impronte e tracce chiare dell’assassino sia uno degli elementi più oscuri dell’intera vicenda. Ma con l’analisi delle nuove formazioni pilifere, il cerchio potrebbe iniziare a stringersi.
Le prossime settimane saranno cruciali per capire se il DNA trovato potrà finalmente dare un nome a chi ha tolto la vita a Liliana.
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