Lilly, il giallo della vertebra fratturata a Mattino Cinque: tensione tra verità e ombre sulla prima autopsia
Un nuovo capitolo si apre nel caso di Liliana Resinovich. Nella puntata di Mattino Cinque, condotta da Federica Panicucci su Canale 5, si è tornati a parlare dell'enigmatica frattura alla seconda vertebra toracica di Lilly, un dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo per comprendere le reali cause della sua morte.
A tre anni di distanza dal ritrovamento del corpo, il caso continua a suscitare interrogativi e polemiche. Nel corso della trasmissione è stato analizzato quello che viene definito un vero e proprio “giallo nel giallo”: una frattura compatibile, secondo alcune interpretazioni, con una manovra di afferramento da dietro, un possibile gesto violento compiuto da chi ha tolto la vita a Liliana.
Il tecnico: “Ho rotto io la vertebra durante l’autopsia”
A riaccendere la discussione è stata la recente memoria depositata in Procura da Giacomo Molinari, tecnico che partecipò alla prima autopsia eseguita pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo. L’uomo, dopo un lungo silenzio, ha dichiarato che la frattura alla vertebra T2 sarebbe stata provocata da lui stesso, nel corso della preparazione anatomica.
Una dichiarazione clamorosa, giunta a distanza di oltre tre anni dai fatti, che però non ha convinto la famiglia della vittima. Il fratello di Liliana, Sergio Resinovich, attraverso il proprio legale, ha smentito la versione del tecnico, sostenendo che la frattura era già presente prima dell’esame anatomico.
Cristina Cattaneo: “Frattura vicina al momento della morte”
Ad avvalorare questa tesi è anche la nota anatomo-patologa Cristina Cattaneo, che aveva curato il secondo esame autoptico. Nella sua relazione, la specialista parlava di una frattura prodotta poco prima o poco dopo il decesso, escludendo che potesse essere avvenuta a distanza di giorni o durante la manipolazione tecnica.
Secondo quanto emerso a Mattino Cinque, la posizione della famiglia è netta: la dichiarazione di Molinari sarebbe falsa, e potrebbe essere stata fatta per depistare o coprire eventuali responsabilità. Il fratello ha definito la versione del tecnico un “bluff”, chiedendo che si proceda a una revisione accurata delle immagini TAC effettuate nei giorni immediatamente successivi al ritrovamento.
Perché parlare solo ora? I dubbi sul tempismo
Resta aperta una domanda centrale: perché Molinari ha deciso di fornire questa nuova versione soltanto adesso, a distanza di mesi dalla conclusione della seconda autopsia? In studio si è ipotizzato che possa trattarsi di un gesto legato a un improvviso “senso del dovere”, oppure della volontà di contrastare una verità giudicata scomoda, quella che stava emergendo grazie agli approfondimenti successivi.
Il caso Resinovich continua quindi a muoversi su un terreno delicato, dove le dichiarazioni tardive, le contraddizioni e i conflitti tra consulenze tecniche rendono sempre più difficile l’individuazione di una verità definitiva.
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