La Voragine di San Lorenzo torna a respirare: maxi bonifica del Club Alpinistico Triestino

Un'importante operazione di tutela ambientale ha interessato la Voragine di San Lorenzo, una delle cavità più significative del Carso triestino. Nella giornata di sabato 4 luglio, il Club Alpinistico Triestino (CAT) ha portato a termine un articolato intervento di pulizia e bonifica, restituendo decoro a un sito di grande valore naturalistico, geologico e storico.
Una delle cavità più importanti del Carso
La Voragine di San Lorenzo si trova nel territorio comunale di San Dorligo della Valle / Dolina, a circa 385 metri sul livello del mare. La cavità raggiunge una profondità di circa 75 metri e uno sviluppo complessivo di circa 300 metri, caratteristiche che la rendono tra le più rilevanti del Carso classico.
Conosciuta dagli speleologi fin dall'inizio del Novecento, la voragine è stata oggetto dei primi rilievi nel 1902 ad opera di Agostino Bastiansich, successivamente aggiornati negli anni Sessanta dalla Commissione Grotte Eugenio Boegan.
Una cavità segnata dalla storia e dall'incuria
Nel corso della Seconda guerra mondiale la voragine fu utilizzata come luogo di smaltimento di materiale bellico. Successivamente venne impiegata anche come sito di occultamento di cadaveri, assumendo nel linguaggio comune la denominazione di "foiba".
Negli anni successivi, nonostante le operazioni di recupero del materiale esplosivo effettuate dal Gruppo Rastrellatori, la cavità è stata progressivamente trasformata in una discarica abusiva, con l'abbandono di rifiuti di ogni genere.
Tra i materiali accumulati nel tempo figurano rottami metallici, pneumatici, vetro, plastica, ferraglia e rifiuti edili, con possibili ripercussioni anche sull'ambiente carsico e sulla qualità delle acque sotterranee.
Ventuno volontari al lavoro a 50 metri di profondità
L'intervento ha coinvolto 21 volontari del Club Alpinistico Triestino, impegnati nelle operazioni di recupero dei rifiuti all'interno del pozzo principale, con circa 50 metri di discesa verticale operativa.
Durante la bonifica sono stati recuperati soprattutto lattine, plastica, filo di ferro, grandi quantità di filo spinato, stoffe e numerosi materiali di piccole dimensioni, raccolti in sacchi e successivamente concentrati in due grandi contenitori.
Le operazioni hanno richiesto un'attenta selezione dei materiali e il loro recupero mediante sistemi di paranco, per poi essere trasportati manualmente fino alla strada, dove saranno presi in carico dalla società A&T2000 per il corretto smaltimento.
Un lavoro di squadra per proteggere il patrimonio carsico
A coordinare l'intervento è stata la speleologa del CAT Atenaide Blasini, con il supporto di Moreno Tommasini e Mario Carboni per le fasi operative più complesse.
Hanno collaborato anche Massimiliano Fontana ed Enrico Vendramin di A&T2000, che seguiranno le operazioni di smaltimento dei rifiuti, e Jasmin Pecar del Comune di San Dorligo della Valle, che ha curato gli aspetti logistici e autorizzativi.
Alle attività hanno preso parte inoltre Gianfranco Tomasini del Gruppo Speleologico Talpe del Carso, Antonella Miani e Mattia Mauro del Gruppo Linder.
Un intervento che guarda al futuro
Per il Club Alpinistico Triestino, la bonifica rappresenta molto più di una semplice pulizia ambientale. L'iniziativa punta infatti a restituire dignità a una cavità di straordinario valore, confermando il ruolo fondamentale della speleologia nella conservazione e nella tutela del patrimonio ipogeo del Carso, troppo spesso compromesso dall'abbandono indiscriminato dei rifiuti.
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