mercoledì 26 agosto 2026
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Cronaca

"Ida who sang so badly even the dead rose up and joined her in song" arriva al 37° Trieste Film Festival

Luca Marsi·
"Ida who sang so badly even the dead rose up and joined her in song" arriva al 37° Trieste Film Festival

Approda alla 37^ edizione di Trieste Film Festival uno dei lungometraggi d’esordio più premiati nelle ultime stagioni, a livello internazionale: è il film della giovane regista Ester Ivakič, talento rivelazione del cinema sloveno. Ida who sang so badly even the dead rose up and joined her in song - questo il titolo del film - ha conquistato lo scorso novembre il Premio Speciale della Giuria 2025 del Torino Film Festival nella sezione lungometraggi, dopo aver vinto pochi giorni prima il Fipresci Award – riconoscimento della stampa cinematografica internazionale - a Ljubljana Film Festival e la Menzione speciale della Ecumenical Jury a Cottbus Film Festival, in Germania. Prodotto da Temporama con il sostegno dello Slovenski Filmki Center, il film aveva mosso i suoi primi passi con una affollata presentazione al Caffè San Marco di Trieste, e sarà proiettato nella serata di sabato 17 gennaio al Teatro Miela, alle ore 20.  

Ida who sang so badly even the dead rose up and joined her in song è una “favola” iniziatica che vede protagonista la giovanissima Ida - la sorprendente attrice Lana Marić, alla sua prima volta sul grande schermo, oggi 13enne - in un tempo sospeso fra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, poco prima della dissoluzione della ex Yugoslavia, in un villaggio rurale sloveno al confine con l’Ungheria, 30 anni prima che il mondo digitale diventasse il parallelo virtuale delle nostre vite. L’infanzia è al centro del film, dove una bambina impara a crescere affrontando le prime durezze della vita, a cominciare dalla perdita della persona a lei più cara, sua nonna. Appena 33enne ma già in luce come “il volto del cinema sloveno del futuro”, Ester Ivakič si presenta al pubblico di Trieste Film Festival con l’audacia di un titolo – sinossi “alla Wertmüller”, che evoca atmosfere gotiche alla Tim Burton: il suo primo film è però soprattutto la favola di un tempo altro, nel quale era possibile vivere con riservatezza e anche in solitudine le proprie emozioni. Una piccola e potente “macchina del tempo” che ci riporta indietro, qualche decennio prima che l’onnipresenza digitale e i social fossero il pendolo che regola le nostre vite, e arriva al pubblico del terzo millennio con la freschezza di sentimenti universali. Il film, realizzato in coproduzione con RTV Slovenia, Gustav Film e Film Factory, è tratto dal libro della scrittrice slovena Suzana Tratnik, Noben glas (Neither voice). La fotografia è a cura di Rok Kajzer Nagode, co-sceneggiatrice è Nika Jurman. In Italia il film proseguirà il suo percorso in occasione della 37^ edizione di Trieste Film Festival, nel gennaio 2026. 

«Attraverso il mondo della solitudine infantile – spiega la regista Ester Ivakič - volevo mostrare lo spazio tra la leggerezza della vita quotidiana e l’ombra di una perdita inevitabile. Di fronte a questa sensazione, ci si può rifugiare nell'immaginazione, nel gioco, nella solitudine o nel tempo con gli amici, cercando sicurezza ovunque possibile. Il film si svolge principalmente in questi momenti».

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