Giudici (Federalberghi) : “il turismo corre sempre più veloce, Trieste ora deve cambiare marcia” (VIDEO)

Nel corso della diretta serale di Trieste Cafe il confronto sul futuro del turismo cittadino ha messo a fuoco un passaggio chiave, forse il più delicato di tutti: la distanza crescente tra la velocità con cui si muovono i mercati turistici e la capacità di risposta della città. Un tema che non riguarda solo promozione o numeri, ma il funzionamento stesso della macchina urbana, chiamata oggi a reagire a dinamiche sempre più rapide e complesse.
ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe Maurizio Giudici, presidente di Federalberghi Trieste, chiarendo in modo netto cosa intende quando parla di cabina di regia e, soprattutto, cosa non dovrebbe essere. Nessun nuovo tavolo burocratico, nessun organismo pesante destinato a rallentare i processi decisionali, ma uno strumento operativo capace di accelerare, coordinare e rendere più efficiente la risposta della città di fronte a un turismo che corre più veloce delle procedure.
Una provocazione che apre il nodo centrale
Il tema emerge a partire da una domanda diretta: la creazione di una nuova cabina di regia non rischia di trasformarsi nell’ennesimo livello tecnico che appesantisce e rallenta? La risposta di Giudici è immediata e senza ambiguità. L’effetto, spiega, dovrebbe essere diametralmente opposto. Proprio perché il turismo si muove con tempi rapidissimi, serve una struttura snella, capace di incidere e non di sovrapporsi alla pubblica amministrazione.
Nel ragionamento emerso in diretta, la cabina di regia non entra nel merito delle responsabilità politiche, che restano saldamente in capo agli organi di governo, ma si colloca su un piano tecnico e operativo, con il compito di raccogliere dati, elaborare proposte e trasferire contenuti pronti a chi poi deve assumere le decisioni.
Mercati veloci e risposte lente: il rischio di restare indietro
Giudici insiste su un punto che attraversa tutto il suo intervento: il turismo e i mercati non aspettano. Le dinamiche cambiano in tempi brevi, le destinazioni competono tra loro e la crescita stessa del turismo può diventare un problema se non viene accompagnata da strumenti adeguati.
La pubblica amministrazione, per sua natura, ha tempi più lunghi, procedure complesse e una struttura che rende difficile rispondere con la stessa rapidità. È qui che, secondo Giudici, la cabina di regia assume un valore strategico: non come doppione, ma come acceleratore, capace di ridurre il divario tra ciò che accade fuori e ciò che la città riesce a fare dentro.
Snella, tecnica e orientata all’azione
Nel corso della diretta viene chiarito anche il perimetro operativo immaginato. La cabina di regia dovrebbe incidere su ambiti come la comunicazione e la promo-commercializzazione, arrivando, se necessario e se condiviso, anche a gestire direttamente alcune situazioni operative.
Non un organismo di rappresentanza, ma uno strumento che lavora sui contenuti e sui dati, che elabora progetti di sviluppo e li sottopone a chi ha la responsabilità di governo. Un modello che, nelle intenzioni di Giudici, riduce le aree grigie e chiarisce i ruoli, evitando sovrapposizioni e conflitti di competenza.
Programmare per accelerare, non per improvvisare
Un passaggio importante riguarda il rapporto tra velocità e programmazione. Accelerare, chiarisce Giudici, non significa improvvisare. Al contrario, una struttura snella funziona solo se inserita in una visione di medio-lungo periodo, capace di dare continuità e coerenza alle scelte.
La cabina di regia viene così collegata all’idea di un masterplan turistico, uno strumento che permetta di ragionare su più anni e di costruire traiettorie chiare. Senza una direzione condivisa, anche l’organismo più rapido rischia di muoversi a vuoto.
A ognuno il suo ruolo
Uno dei punti su cui Giudici torna più volte è la distinzione delle responsabilità. La cabina di regia, nel suo schema, non sostituisce la politica e non invade il campo decisionale. Porta dati, analisi, proposte. Poi spetta a chi governa fare proprie quelle indicazioni e tradurle in scelte amministrative.
È un equilibrio che viene presentato come fondamentale per evitare rallentamenti e attriti, ma anche per rendere più efficace il dialogo tra sistema economico e istituzioni.
Una città che cresce deve dotarsi di strumenti nuovi
Il senso complessivo dell’intervento è chiaro: Trieste è cresciuta e sta crescendo. Proprio per questo non può continuare a funzionare con strumenti pensati per una fase diversa. La cabina di regia “snella” diventa allora il simbolo di un cambio di marcia, di una città che prova a governare la velocità invece di subirla.
Nel quadro delineato in diretta, il vero rischio non è fare troppo, ma fare troppo lentamente. Ed è su questo crinale che si gioca una parte decisiva del futuro turistico della città.
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