Garlasco, il generale Garofano a Mattino 5: «Scene del crimine spesso compromesse già nei primi interventi»

Nel corso della puntata di venerdì di Mattino 5, il programma di Canale 5 condotto da Federica Panicucci, si è tornati a parlare del delitto di Garlasco, il caso che dal 2007 continua a scuotere l’opinione pubblica italiana. Ospite il generale Luciano Garofano, tra i più noti esperti di investigazioni scientifiche, ha analizzato alcuni dei gravi errori commessi durante le indagini iniziali, che ancora oggi pesano sull’accertamento definitivo della verità.
Al centro dell’intervento di Garofano, l’impronta di mano ritrovata sulla maglietta di Chiara Poggi. «Purtroppo — ha spiegato — il corpo fu spostato per il trasferimento in medicina legale senza che venisse eseguita un’adeguata documentazione dell’indumento. È un aspetto delicato, perché individuare impronte papillari su un tessuto è già di per sé complicato: la superficie è morbida e spesso l’impronta risulta incompleta. Tuttavia, da quel punto si sarebbe potuto cercare eventualmente del DNA misto, appartenente sia alla vittima sia al possibile assassino».
L’esperto ha poi evidenziato come proprio i primissimi momenti successivi alla scoperta del corpo siano stati determinanti per compromettere la scena del crimine. «Io ho dedicato la mia vita professionale alla formazione degli operatori di primo intervento. Soccorritori, carabinieri, poliziotti: chi arriva per primo sulla scena deve essere addestrato a intervenire con massima cautela, utilizzando calzari, guanti, tute, e documentando tutto fotograficamente o tramite video. Ancora oggi — ha aggiunto con rammarico — questa formazione non viene considerata prioritaria, quando invece dovrebbe essere un cardine delle investigazioni».
Nel corso della trasmissione, si è ricordato come, ai tempi, la scena del crimine fosse stata in parte contaminata. «C'erano numerose impronte di militari — ha ricordato Garofano —, un divano venne spostato sulle chiazze di sangue e addirittura il gatto di casa fu lasciato libero di muoversi». Tutti elementi che, secondo l’ex comandante dei RIS di Parma, avrebbero complicato e forse compromesso in modo irreversibile il lavoro investigativo.
Un richiamo forte quello del generale Garofano, che ribadisce ancora una volta quanto sia fondamentale una formazione capillare e costante per chi lavora nelle primissime fasi di un’indagine. Errori di questo tipo, infatti, rischiano di trasformare ogni nuovo elemento in un enigma ancora più difficile da risolvere, come accaduto proprio nel caso del delitto di Garlasco.
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