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Cronaca

Entomologa sul caso Resinovich: “In 21 giorni le formiche avrebbero lasciato segni. E invece nulla”

Luca Marsi·
Entomologa sul caso Resinovich: “In 21 giorni le formiche avrebbero lasciato segni. E invece nulla”

Durante l’ultima puntata del programma Quarto Grado, in onda su Retequattro e condotto da Gianluigi Nuzzi, ampio spazio è stato riservato al caso di Liliana Resinovich, la donna triestina scomparsa a dicembre 2021 e ritrovata senza vita nel gennaio successivo. Al centro del focus, il dibattito sull’effettiva permanenza del corpo nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico, dove fu rinvenuto.

La trasmissione ha ospitato Fabiola Giusti, biologa ed entomologa consulente della famiglia di Liliana, che ha sollevato dubbi rilevanti sull’ipotesi secondo cui il corpo sarebbe rimasto sempre nello stesso luogo per tre settimane. Secondo quanto emerso, gli elementi raccolti durante la seconda autopsia metterebbero in discussione la versione ufficiale.

In particolare, è stato evidenziato come i sacchetti neri in cui era avvolto il corpo non presentassero segni riconducibili a morsi di animali o a lesioni da parte di insetti. Gli insetti ritrovati, identificati come formiche appartenenti a una specie attiva anche a basse temperature, avrebbero potuto causare danni visibili al corpo, data l’organizzazione sociale e le abitudini alimentari della colonia. Tuttavia, lesioni di questo tipo non sono state riscontrate.

Secondo la ricostruzione esposta in studio, dopo 21 giorni in ambiente esterno, si sarebbero dovuti osservare chiari segnali di attività entomologica, come la formazione di un formicaio o danni estesi al corpo. La presenza di alcune formiche sulla mano di Liliana, documentata già nelle prime fasi del sopralluogo, non sarebbe sufficiente a sostenere che il corpo sia rimasto esposto all’ambiente per tutto quel tempo.

Oltre al fattore entomologico, è stata sottolineata l’assenza di segni di scavenging da parte di animali selvatici. Nella zona del ritrovamento sono noti la presenza di topi, cinghiali e perfino gatti, ma non è stato riscontrato alcun tipo di attacco o danneggiamento né ai sacchetti né agli abiti, che si presentavano asciutti e puliti.

Questi elementi hanno portato la consulente a formulare un’ipotesi alternativa: l’occultamento del corpo sarebbe avvenuto altrove, con successivo spostamento nel boschetto solo in un secondo momento. Secondo questa linea, chi ha ucciso Liliana avrebbe avuto interesse a far ritrovare il corpo, e il posizionamento nel bosco potrebbe essere stato pianificato come parte della strategia post delitto.

Questa ricostruzione, già sostenuta da parte della famiglia Resinovich, apre nuovamente il dibattito sulla dinamica dell’occultamento del cadavere e sulle responsabilità dietro l’omicidio. Gli approfondimenti scientifici e forensi si rivelano così cruciali per far luce su un caso che continua a interrogare l’opinione pubblica e gli inquirenti.

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