Confcooperative Fvg: a Trieste, l’assemblea regionale delle cooperative sociali

Sono 157 le cooperative sociali aderenti a Federsolidarietà in Friuli VG e, a loro volta, rappresentano il 68% delle 229 imprese iscritte all’Albo delle cooperative sociali tenuto dalla Regione. Un vasto insieme, afferente alla centrale cooperativa Confcooperative, che impiega 8.742 addetti e vanta ricavi complessivi per 329 milioni di euro e che, giovedì 27 giugno, si danno appuntamento a Trieste, dalle ore 10.00, al Ferdinandeo (sala conferenze della MIB Trieste School of Management, in Largo Caduti di Nassiriya 1), per l’Assemblea regionale del movimento, dal titolo «Welfare 2030: modello e azioni per il welfare regionale».
Ai lavori, introdotti dal presidente regionale di Federsolidarietà Confcooperative Fvg, Luca Fontana, e dalle portavoci dei gruppi Giovani cooperatori del territorio regionale, Alice Richter e Ilaria Miniutti, interverranno: il direttore di Aiccon Research Center, Paolo Venturi (“Valore Pubblico e innovazione istituzionale: senso e strategia per il welfare del territorio”); l’economista dell’Università di Bologna, Stefano Zamagni (“Cooperazione Sociale e pubblica amministrazione: le ragioni di un’alleanza per una società in trasformazione”); il professore di Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Trieste e membro del Comitato Scientifico delle Settimane Sociali dei Cattolici in Italia, Giovanni Grandi (“Al cuore della democrazia. La cooperazione per il Bene Comune”). Concluderà i lavori il presidente nazionale di Federsolidarietà, Stefano Granata.
L’assemblea rappresenterà un importante momento di confronto per un settore che si misura con un crescente bisogno di assistenza. Basti pensare che le stime raccontano di un Friuli VG dove sono presenti circa 25mila persone over65 affette da demenza, e 100mila persone con disabilità di cui 60mila in età lavorativa. A fronte di questi numeri, in Friuli VG si contano più di 800 persone assunte in 71 cooperative sociali di inserimento lavorativo. Le imprese che hanno l’obbligo di assunzione di lavoratori svantaggiati per il collocamento obbligatorio, in regione, sono 12.839: di queste, 11.330 sono imprese private e 1.509 sono enti pubblici.
«La nostra non è una piattaforma puramente rivendicativa: piuttosto, vogliamo metterci in gioco e capire in che modo affrontare cambiamenti epocali che il welfare sta vivendo, visto che già oggi la cooperazione sociale ne è una parte essenziale», spiega Fontana. In questo senso, prosegue, «è fondamentale riuscire a tenere assieme la qualità dei servizi erogati e la gestione economica. La spesa pubblica è stata oggetto di numerosi tagli nel corso degli anni e si fa ancora fatica a considerare il welfare come un investimento che genera risparmi, in quanto minori sono le condizioni di vulnerabilità delle persone sul territorio, maggiore sarà il livello di produttività e benessere di quelle comunità e, dunque, minore la richiesta di assistenza. Oltre a ciò, l’altro aspetto oggi centrale sul quale è necessario rivolgere l’attenzione, è la natura delle risorse destinate al settore, poiché da un lato si osserva una tendenza preoccupante alla privatizzazione dei servizi e dall’altra un’importante disponibilità di risorse che arrivano soprattutto dal livello europeo ».
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