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Cronaca

Comitato No Imec: "Trieste sempre più snodo del riarmo globale; senza sosta la movimentazione di armi in porto"

redazione·
Comitato No Imec: "Trieste sempre più snodo del riarmo globale; senza sosta la movimentazione di armi in porto"

La scorsa settimana l’ambasciatore statunitense Fertitta, in visita a Trieste sul suo yacht di 117 metri con scorta militare a spese di noi cittadini, ha affermato: “è raro che quando si parla di iniziative riguardanti la difesa in Italia non venga menzionato (il Friuli Venezia Giulia)” - Il Piccolo, 24/7/2026. Un chiaro riferimento non solo alla base Usa di Aviano, dove recentemente il tribunale di Pordenone ha confermato esser pronte decine di bombe nucleari, ma anche al porto di Trieste, al suo ruolo nell’Imec e al suo essere purtroppo snodo nella movimentazione globale di armi.

L’ultimo caso di traffico bellico nel nostro scalo, di cui abbiamo avuto notizia solo pochi giorni fa, è accaduto sabato 11 luglio: l’imbarco dal molo VII di un elicottero M-73 prodotto dalla multinazionale italiana Leonardo e destinato alla marina della Malesia, come si deduce dalle scritte al di sotto del mezzo nella foto allegata. È stato caricato sulla nave CMA CGM Adonis, in servizio per il Phoenician Express che collega il Mediterraneo con l'Asia sud-orientale, anche con Port Klang in Malesia, gestito dalla compagnia CMA CGM con sede a Marsiglia.

Il Comitato No Imec rende pubblica tale spedizione in continuità alla sua denuncia delle mire speculatrici e guerrafondaie degli Usa, dell’Ue, della Nato e del regime sionista di “Israele” sul nostro porto e sul nord Adriatico. Come ormai noto, due progetti funzionali alla logistica di una prossima guerra mondiale - annunciata da numerosi capi di Stato – potrebbero avere base a Trieste.

Da una parte vi è l’Imec (Corridoio India – Medio Oriente – Europa), che nel Mediterraneo avrebbe come fulcro il collegamento tra il porto militare israeliano di Haifa e quello di Trieste. Dall’altra l’Iniziativa Three Seas o Trimarium, che in funzione antirussa punta ad unire gli stati che si affacciano su Mar Nero, Baltico e Adriatico, assegnando a Trieste un ruolo strategico.

Non stupisce, dunque, che da Trieste passino mezzi militari destinati al riarmo della Malesia, con le crescenti tensioni che riguardano l’Estremo Oriente, dove gli Usa puntano all’accerchiamento della Cina e a tal fine si stanno servendo del rapporto con diversi paesi dell’area. Ricordiamo a proposito le parole del presidente della Camera di Commercio nel febbraio 2024, secondo cui sarebbe auspicabile che il porto di Trieste “diventasse una base Nato, essendo posto in una regione cruciale per il contenimento cinese, sia in termini economico-commerciali sia in caso di un eventuale conflitto mondiale”.

In tempi nei quali, giustamente, si discute pubblicamente di come tutelare l’assetto autonomo e di porto franco del nostro scalo, rispetto alla sciagurata riforma centralista portata avanti dal governo Meloni, vogliamo ribadire un’altra specificità di Trieste. Se l’Allegato Ottavo al Trattato di Pace di Parigi fonda il regime di extradoganalità, l’Allegato Sesto, così come la Risoluzione 16/1947 del Consiglio di Sicurezza, stabilisce la smilitarizzazione e la neutralità del Territorio Libero di Trieste. Perché quello che vale per gli affari e il commercio non può valere per la pace?

Su tutto ciò abbiamo rivolto, a giugno, una lettera aperta all’attuale presidente dell’Autorità Portuale, il dottor Consalvo, senza ottenere risposta. La alleghiamo al presente comunicato stampa. Per ciò che ci riguarda andremo avanti a mobilitarci perché il porto di Trieste non sia un anello della terza guerra mondiale, ma un avamposto di pace, in conformità al diritto internazionale, in adempimento alle tragiche lezioni della storia e in nome, soprattutto, della difesa stessa dell’umanità e dei popoli del pianeta.

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