Carcere di Trieste, "con altri 2 detenuti materassi a terra": allarme del direttore per il sovraffollamento

E' emergenza anche nel carcere di Trieste, la casa circondariale Ernesto Mari di via Coroneo. Come scrive il quotidiano Il Piccolo, il numero di detenuti non sarebbe mai stato così alto: 236, di cui 26 donne, rispetto a una capienza di 150 posti. "Alla 238/a persona che farà ingresso sarò costretto a mettere dei materassi a terra, dice il direttore, Graziano Pujia, da due anni alla guida del Coroneo. Inoltre, "la struttura è vetusta, con stanze da otto con un solo bagno: condizioni contro ogni regola. Così il carcere non diventa luogo di riabilitazione, ma di accatastamento, con esasperazioni e tensioni", ha detto al quotidiano. "Dall'inizio dell'anno sono entrate tre donne con bambini, che di solito restano per qualche giorno, fino al trasferimento in un Icam, per detenute madri. Ora ne abbiamo due, la gestione è difficile, non siamo attrezzati: sono dovuto correre io al supermercato a comprare gli omogeneizzati". Per l'organico "nel comparto amministrativo le cose funzionano; l'organico della Polizia penitenziaria è in sofferenza: in forza ci sono 118 persone, a fronte di 148 previste". Oggi "migliorando i rapporti istituzionali, e coltivando quelli con il Terzo settore, la comunità esterna partecipa alla vita dei detenuti, l'attività dei volontari è vivace". Il prossimo 8 marzo si esibirà in carcere una ragazza che il direttore ha notato cantava con grande intensità in strada e alla quale ha chiesto di andare a cantare tra le celle. "Sono soddisfatto per essere riuscito a riprendere il dialogo tra interno del carcere e resto della città", grazie anche a progetti per la formazione professionale, i corsi di lingua, di aiuto cuoco e altri. "Grazie al vescovo Enrico Trevisi, è stata riattivata la collaborazione con la Caritas, che garantisce anche indumenti puliti e kit di primo ingresso per persone senza fissa dimora che entrano". Infine, se persiste dal 2016 il problema della presenza di parassiti, "da alcuni mesi, con il via libera della magistratura di sorveglianza, ci siamo attrezzati con 'stanze dell' affettività'". Non sono "camere dell'amore" ma le famiglie si possono incontrare in maniera riservata, "soprattutto se hanno figli, così da consentir loro di stare insieme, scambiarsi un bacio, un abbraccio, con più riservatezza". (ANSA). DO
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