Bucci avverte: “Cabina di regia sì, ma niente baracconi” e serve un progetto vero per Trieste (VIDEO)
La cabina di regia per il turismo, nella diretta serale di Trieste Cafe, non passa solo attraverso l’entusiasmo. Maurizio Bucci, esperto di navi da crociera, entra nel tema con un avvertimento esplicito: “Ben venga, però occhio, non creiamo un nuovo baraccone”. È la frase che apre la sua linea critica, costruita su esperienze passate che, secondo lui, hanno lasciato un ricordo preciso: tavoli affollati, conflitti tra operatori, risorse distribuite “senza logica” e risultati “mediocri”.
Il ricordo di PromoTrieste e i tavoli regionali: “Guerra per spartirsi i soldi”
Bucci richiama “con senso di fastidio” le riunioni di PromoTrieste in via San Nicolò, descrivendo un contesto in cui gli operatori, seduti allo stesso tavolo, finivano per comportarsi “come i cani sulla carne”, affamati nel dividersi la disponibilità finanziaria. Nella sua ricostruzione, l’attività di promozione veniva spesso gestita “senza un obiettivo preciso”. Bucci collega poi quel modello ai tavoli di confronto legati a una legge regionale sul turismo, ricordando un sistema in cui il Comune era obbligato a convocare le categorie e condividere l’uso del denaro. Anche qui, secondo quanto racconta, si trattava di riunioni “pesantissime” e “difficili”, rese ancora più complicate da rappresentanze che, a suo giudizio, non erano “all’altezza”.
Il nodo della tassa di soggiorno: “Oggi abbiamo risorse grazie a quello strumento”
Nel suo intervento, Bucci attribuisce un peso specifico alla tassa di soggiorno. La definisce la leva che oggi consente a Trieste di ragionare su “un’organizzazione seria” dello sviluppo turistico. Ma aggiunge un elemento polemico: ricorda che, quando la tassa fu presentata in Consiglio comunale, “tutta la rappresentanza degli alberghi” era in aula a contestarla “con tanto di striscioni”. Bucci ammette che questo gli provoca “un po’ di fastidio”, perché oggi proprio quelle risorse sono diventate centrali nel dibattito sul futuro del turismo.
Bucci su Giudici: “Preparato, entusiasta e capace”
Dentro una critica dura al passato, Bucci fa anche una distinzione chiara sul presente. Parlando di Federalberghi, dice che “fortunatamente adesso abbiamo Maurizio Giudici”, definendolo “una persona preparata”, con “entusiasmo”, “capacità” e “voglia di fare”. Lo ringrazia apertamente in diretta. È un passaggio che non cancella la cautela sul modello cabina di regia, ma spiega perché Bucci scelga di parlare: proprio per evitare che un’idea potenzialmente utile si trasformi in un meccanismo che ripete errori già visti.
La mancanza centrale: “Quello che manca è il progetto della città di Trieste”
Il punto più forte, nel ragionamento di Bucci, è uno: “Quello che manca è il progetto della città di Trieste”. Per l’esperto di crociere, coordinare è essenziale, ma senza una direzione chiara si rischia di non andare “da nessuna parte”. La sua richiesta è esplicita: serve un progetto che non sia annuale, ma che abbia “un respiro di almeno 5 anni”. Qui Bucci lega il turismo a un’idea di governo della trasformazione urbana: il progetto deve essere “la testa” che indica la strada, perché altrimenti la pluralità di interessi produce una “torre di Babele”.
Politica e tecnica: “La politica abdica, ma la struttura tecnica può essere più veloce”
Bucci riconosce anche un vantaggio alle strutture esterne rispetto alla pubblica amministrazione. Parla di un ragionamento “più politico che tecnico” e sostiene che, affidando a terzi lo sviluppo turistico, “la politica abdica”. Secondo lui, però, una struttura tecnica può gestire l’attività turistica “in maniera snella” e più rapida, perché la pubblica amministrazione deve sottostare a vincoli, controlli e procedure che la rendono lenta nel rispondere alle esigenze del mercato. Il confine, per Bucci, è fondamentale: la tecnica può eseguire, ma prima deve esistere una linea guida, altrimenti la gestione diventa spartizione.
Università e progetto: “L’ateneo può analizzare, ma il progetto lo fa un professionista”
Quando il tema si sposta sull’Università di Trieste, Bucci è netto: attenzione a pensare che sia l’ateneo a sviluppare la progettualità. Secondo lui, l’università può “analizzare i risvolti socioeconomici”, ma “sarà molto difficile chiedere un progetto”. Il progetto, nel suo schema, deve essere fatto da un professionista. E torna a colpire sul presente: “Oggi il Comune di Trieste non ha un progetto di sviluppo turistico”. Per Bucci, questo vuoto va colmato “entro e non oltre” il bando di gara per il soggetto che prenderà in carico la gestione dell’attività turistica, altrimenti quella struttura, con risorse importanti, rischia di muoversi senza bussola.
L’ultima raccomandazione: “Prima di tutto il progetto, poi l’esecuzione”
Bucci chiude con un appello quasi rituale, “in mani giunte”, come lo descrive lui stesso: prima il progetto “come Dio comanda”, poi gli operatori lo sviluppano ed eseguono. Il senso è semplice e severo: se si lascia agli operatori la scelta della strada, ognuno porterà “l’acqua al suo mulino” e cercherà di strappare risorse per il proprio settore. Legittimo, dice Bucci, ma non sufficiente per fare bene alla città. La cabina di regia, in questa prospettiva, può essere utile solo se incardinata in una visione che precede tutto il resto.
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