Bomba d’acqua a Trieste, Repini (PD): prevenzione e manutenzione, l’unica vera risposta ai danni

I violenti temporali di ieri hanno paralizzato Trieste: le Rive e viale Miramare si sono trasformate in fiumi, numerose aree sono state allagate, si sono verificati blackout elettrici e danni diffusi alle infrastrutture. Solo il pronto intervento dei vigili del fuoco e della polizia locale ha evitato conseguenze ancora più gravi.
Di fronte a questi eventi, la consigliera comunale del Partito Democratico Valentina Repini denuncia la scarsa preparazione della città nell’affrontare fenomeni atmosferici di tale intensità. Per questo ha presentato un’interrogazione all’amministrazione comunale per sapere quali misure concrete intenda adottare al fine di prevenire simili emergenze in futuro e garantire la sicurezza dei cittadini e delle infrastrutture.
Repini sottolinea che "i danni sarebbero stati molto più contenuti se le caditoie fossero state sgombre da detriti e se la città disponesse di più superfici permeabili. Una manutenzione puntuale dei sistemi di drenaggio, un’adeguata rete di deflusso e la scelta corretta dei materiali sono fattori determinanti per la durata delle infrastrutture stradali e per ridurre il rischio di allagamenti. Le precipitazioni intense e concentrate in brevi periodi, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, rappresentano infatti una sfida crescente.
Il Comune di Trieste ha già avviato alcuni progetti pilota, ad esempio sui marciapiedi e nel parcheggio del Ferdinandeo. Ma - avverte Repini - serve un programma organico e a lungo termine, che preveda la manutenzione regolare e la progressiva sostituzione delle superfici impermeabili in tutta la città.
“La prevenzione non può più essere rimandata – dichiara la consigliera dem –. La pulizia delle caditoie, l’impiego di superfici drenanti e una pianificazione più attenta delle strade devono diventare la regola, non l’eccezione. È altrettanto indispensabile ridurre asfalto e cemento e aumentare le aree verdi, che favoriscono il naturale assorbimento dell’acqua. Solo così Trieste potrà diventare una città più resiliente ai cambiamenti climatici e affrontare con successo eventi meteorologici estremi, senza dover senza dover ricorrere continuamente a interventi emergenziali.”
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