Aggressioni verbali e fisiche contro i sanitari: “Un problema quotidiano per chi lavora nel 118” (VIDEO)

Quando si parla di aggressioni al personale sanitario, spesso si pensa soltanto agli episodi di violenza fisica. Durante la trasmissione condotta da Luca Marsi, Manuel Cleva ha spiegato che il fenomeno è molto più ampio e comprende anche aggressioni verbali, che rappresentano una parte significativa del problema.
Secondo quanto riferito da Cleva, le aggressioni possono iniziare già nelle centrali operative, nel momento in cui arrivano le chiamate di soccorso.
Gli operatori che rispondono alle richieste di aiuto possono trovarsi a gestire telefonate caratterizzate da tensione, rabbia o frustrazione da parte di chi chiede assistenza.
Dal telefono agli interventi sul territorio
Le situazioni di tensione possono poi proseguire anche durante gli interventi sul territorio.
Gli operatori del 118, ha spiegato Cleva, intervengono spesso nelle abitazioni delle persone o in contesti complessi, dove è necessario gestire contemporaneamente la situazione sanitaria e quella relazionale.
In altri casi le aggressioni avvengono direttamente nei pronto soccorso, dove l’elevato numero di accessi può generare momenti di forte pressione.
Cleva ha ricordato anche episodi avvenuti nei mesi precedenti, come l’aggressione a una collega del triage del pronto soccorso, che ha provocato anche danni alle strutture.
Danni alle strutture e ai beni pubblici
Oltre alle aggressioni contro le persone, Cleva ha sottolineato che in alcuni casi si verificano anche danni materiali alle strutture sanitarie.
Quando avvengono episodi di violenza nei pronto soccorso o negli spazi ospedalieri, le conseguenze possono riguardare anche i beni pubblici.
Secondo quanto spiegato durante la trasmissione, esistono norme che prevedono sanzioni e ammende anche per chi danneggia strutture sanitarie.
Il tavolo tecnico richiesto a Trieste
Per affrontare il fenomeno delle aggressioni, la Società italiana infermieri di emergenza ha chiesto l’istituzione di un tavolo tecnico presso la Prefettura di Trieste.
L’obiettivo è creare un confronto tra istituzioni, sanità e forze dell’ordine per individuare strategie condivise.
Secondo Cleva, un lavoro coordinato tra tutte le istituzioni può contribuire a ridurre il numero delle aggressioni e migliorare le condizioni di sicurezza per gli operatori.
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