A Natale nessuno deve sentirsi isolato: la Comunità di Sant’Egidio ha riunito 350 persone per un pranzo di solidarietà a Trieste (FOTO-VIDEO)

Un momento di gioia e condivisione, al Centro Congressi del Porto Vecchio di Trieste, la Comunità di Sant’Egidio ha accolto oggi circa 350 persone per il tradizionale pranzo di Natale inclusivo. Tra gli ospiti c’erano anziani soli, famiglie in situazioni di difficoltà, persone senza un tetto, rifugiati e profughi, tutti uniti dal desiderio di vivere una giornata di serenità.
Il vescovo della Diocesi di Trieste, Enrico Trevisi, ha messo in rilievo il significato spirituale e sociale del Natale, un invito ad abbracciare la fraternità e la solidarietà. “Il Natale è per tutti: è il messaggio del Signore che ci accompagna. Tuttavia, siamo noi i portatori di questa presenza, una presenza che deve raggiungere ognuno, anche con una gioia che si esprime stando insieme e festeggiando”, ha dichiarato. “Celebrare perché il Signore non desidera un mondo di guerre, ingiustizie, povertà e miseria, ma vuole che viviamo come fratelli. Questo è un messaggio che deve continuare per tutto l’anno, non solo oggi.”
Anche Massimo Tognolli, assessore alle politiche sociali e welfare, ha partecipato all’evento, evidenziando il significato umano di iniziative come questa. “Oggi ricevo un meraviglioso dono di Natale: il dono di portare il saluto delle politiche sociali di Trieste in questo straordinario pranzo organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. È un grande privilegio esprimere il mio affetto per questa comunità, sempre più presente e fondamentale nelle nostre città”, ha affermato.
Nonostante la gioia del giorno, la Comunità di Sant’Egidio ha lanciato un chiaro segnale d’allerta: la richiesta di aiuti materiali cresce costantemente, riflettendo un disagio sociale sempre più presente. “Le domande di sostegno economico e assistenza sono in aumento rispetto agli anni passati”, hanno dichiarato i responsabili.
L’evento, reso possibile grazie all’impegno di tanti volontari, si è confermato un simbolo di speranza e un’opportunità per costruire relazioni. Tra i tavoli, volti sorridenti e momenti di scambio hanno raccontato storie di resilienza, ma anche una forte necessità di un aiuto costante.
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