La Bibie, La Bibbia tradotta in friulano
"La traduzione integrale della Bibbia in una lingua viva fornisce alla comunità dei parlanti uno strumento di maggiore comprensione dei testi sacri e, raggiungendo una più larga diffusione tra i fedeli, assume il ruolo di agente di unificazione sociale, di riconoscimento pubblico della propria identità e di arricchimento linguistico. La traduzione friulana della Bibbia ha dato e darà, anche con questa nuova edizione, riveduta e corretta soprattutto con riferimento alla grafia ufficiale approvata dalla Regione, un apporto significativo alla promozione e allo sviluppo della marilenghe".
È uno dei concetti espressi dal vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, in occasione della presentazione della nuova edizione de La Bibie, la Bibbia in lingua friulana, oggi al Centro culturale Paolino di Aquileia.
Il vicegovernatore ha ricordato l'impegno per la lingua friulana da parte della Regione a partire dal primo riconoscimento ufficiale della comunità linguistica friulana con la legge regionale 15 del 1996, alla quale sono poi seguite la legge nazionale n. 482 del 1999 e la più recente legge regionale n. 29 del 2007.
"Provvedimenti che hanno previsto il diritto all'insegnamento della lingua nell'istruzione pubblica e l'accesso in veste ufficiale della lingua friulana nella vita degli Enti locali e regionali, nella toponomastica e nei rapporti con i cittadini" ha sottolineato Riccardi, ricordando come la legislazione regionale ha anche individuato un apposito organismo di politica linguistica, l'Osservatorio per la lingua friulana, sostituito poi dall'Agenzia regionale per la lingua friulana (ARLeF), che ha il compito di lavorare per la promozione e lo sviluppo della lingua friulana nella nostra società.
"Gli effetti di queste misure - ha precisato - hanno limitato il declino del numero dei parlanti in friulano e, secondo una inchiesta sociolinguistica realizzata dall'ARLeF nel 2014, ha contribuito a far parlare in friulano i giovani. La forza del friulano - ha aggiunto - resta il largo uso che se ne fa nella società: quasi l'80% della popolazione della ex-provincia di Udine utilizza attivamente il friulano. Il Friuli però non si limita solo alla provincia udinese: infatti, la percentuale di parlanti si attesta al 40% nel Friuli Occidentale e in quello Orientale".
Anche i tassi di adesione all'insegnamento del friulano nelle scuole, secondo Riccardi, sono un altro sintomo di come la lingua sia un fattore di appartenenza che sta a cuore alla popolazione: nel territorio friulano, il 65% dei genitori chiede l'insegnamento della marilenghe per i propri figli.
"La storia ci insegna - ha precisato Riccardi - che c'è un unico modo per far vivere una lingua: parlarla con i propri figli, ma in un mondo così complesso, non possiamo pensare di salvare una lingua solo parlandola in casa. Essa deve essere utilizzata in ogni ambito sociale. In primis nelle scuole, dove va approfondita da un punto di vista linguistico, letterario, storico e culturale e nei mass media, nelle nuove tecnologie, nella vita civile, nelle arti. Ed è proprio su questo che punteremo, insieme all'ARLeF, per permettere al friulano di vincere la sfida del futuro".
Riccardi, infine, ha auspicato che, ben presto, arrivi l'ultimo suggello da parte della Chiesa con l'avvio dell'iter per la traduzione del Messale romano in lingua friulana
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