«Riattivazione 118 e centrale operativa a Trieste», ecco il testo completo della petizione
Si seguito il testo della petizione depositata da Matteo Modica e io e Cristian Vitrani (FSI-USAE in data odierna in Regione riguardo la riorganizzazione Nue 112 e sistema Regionale 118
Il sistema di emergenza sanitaria nasce di fatto con il decreto del presidente della repubblica del 27 marzo 1992 che istituisce il numero 118 con lo scopo di assicurare con carattere di uniformità in tutto il territorio nazionale l’accesso al servizio di urgenza-emergenza prevedendo l’istituzione delle centrali con numerazione telefonica unica su base provinciale.
In Friuli Venezia Giulia quindi, vedono la luce le centrali provinciali di Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia che andranno ad affiancare le sale operative già esistenti delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco.
Al telefono si alterneranno sulle 24 ore una dozzina di operatori specializzati: sono infermieri che dopo aver maturato esperienza sulla strada vengono selezionati e formati per il delicato lavoro di triage telefonico e di invio dei mezzi di soccorso. Sono infermieri che aiutano il cittadino da vicino, che in pochi secondi decidono qual è il mezzo più idoneo da inviare, che conoscono il loro territorio, che si coordinano con gli altri enti di soccorso per dar una risposta rapida, certa e concreta in brevissimo tempo ai richiedenti.
In 26 anni, gli operatori hanno maturato un bagaglio notevole di esperienza, il servizio 118 sembra funzionare e che certo, si può migliorare, perché migliorare si può sempre ma con l’articolo 4, comma 37 della legge regionale n. 20/2015, la Regione ha dato mandato alla Protezione civile della Regione Friuli Venezia Giulia di realizzare e gestire la Centrale Unica di Risposta (CUR) al Numero Unico Europeo di Emergenza 112 da realizzarsi presso il Centro Operativo di Protezione civile di Palmanova e con il successivo provvedimento di giunta regionale 514 del 21 marzo 2014 e con il piano dell’emergenza urgenza approvato con delibera 2039 del 16 ottobre 2015 la giunta indicò un nuovo modello organizzativo per la il sistema del soccorso territoriale regionale prevedendo un’unica regia regionale per il servizio 118.
Giova ricordare che la Decisione del Consiglio Europeo del 29 luglio 1991 - 91/396/CEE , sull’introduzione di un numero unico europeo per chiamate di emergenza all’ articolo 1 prescrive che << gli Stati membri assicurano l’introduzione del numero 112 nelle reti telefoniche pubbliche, nelle future reti digitali integrate nei servizi nonché nei servizi pubblici mobili come numero unico europeo per chiamate di emergenza.
Il numero unico europeo per chiamate di emergenza viene introdotto, ove opportuno, parallelamente a ogni altro numero nazionale esistente per tali chiamate >>.
E la successiva Direttiva 98/10/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 1998 all’art. 7 comma 2 prescrive che << Gli Stati membri fanno sì che sia possibile effettuare gratuitamente, e senza dover utilizzare monete o schede telefoniche, chiamate di emergenza a partire dai posti telefonici pubblici a pagamento formando il numero unico europeo per le chiamate di emergenza «112», di cui alla decisione 91/396/CEE, e gli altri numeri nazionali di emergenza >> .
E la direttiva 002/19/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 marzo 2002 all’ articolo 26 Numero di emergenza unico europeo stabilisce che << gli Stati membri provvedono affinché, oltre ad altri eventuali numeri di emergenza nazionali specificati dalle autorità nazionali di regolamentazione, tutti gli utenti finali di servizi telefonici accessibili al pubblico, ed in particolare gli utenti di telefoni pubblici a pagamento, possano chiamare gratuitamente i servizi di soccorso digitando il numero di emergenza unico europeo “112”.
Gli Stati membri garantiscono che le chiamate al numero di emergenza unico europeo “112” ricevano adeguata risposta e siano trattate nel modo più conforme alla struttura nazionale dei servizi di soccorso e in maniera compatibile con le possibilità tecnologiche delle reti >>.
Risulta evidente che il legislatore europeo non prescrive di creare un contenitore unico dove incanalare tutte le chiamate di emergenza ma, nell’adottare la decisione della commissione dispone che il 112 venga introdotto appunto parallelamente: cioè analogo, concordante, simultaneo (def. Dizionario La Repubblica) alle altre numerazioni di emergenza nazionali presenti.
Ante-riforma gli operatori di tutte le centrali (118,112,113,115) della regione erano circa 50 mentre ora a rispondere in prima battuta alle richieste dei cittadini nel call center laico sono a malapena 8 operatori, creando in questo modo un imbuto pericolosissimo per i ritardi che vengono a crearsi nella risposta telefonica. E come se non bastasse, dopo la prima intervista telefonica, ne succede una seconda: in pratica vi è un doppio passaggio che allunga di molto le tempistiche di soccorso.
Disservizi, ritardi nei soccorsi, intasamenti delle linee telefoniche si sono susseguiti con una frequenza allarmante, come pure la tecnologia da rivedere, la copertura del segnale radio da migliorare, la mancanza di protocolli di intervento uniformi, il black-out delle linee radio-telefoniche, i ritardi, le ambulanze senza infermiere, il numero esiguo di auto-medicalizzate hanno messo a dura prova il servizio di emergenza urgenza.
La riorganizzazione superficiale del 118 regionale sta creando un’implosione del servizio stesso: da una parte la sala operativa con personale ridotto tanto da creare nello stesso malesseri e malumori, con responsabilità abnormi, mancanza di indicazioni specifiche e chiare e vari problemi di natura logistica e dall’altra il personale che opera a bordo dei mezzi di soccorso che per cascata ricevono informazioni errate per raggiungere i target di soccorso, che vedono aumentate a dismisura le missioni a fronte del numero esiguo i mezzi e, ricordiamo, con protocolli non uniformi ed omogenei che si differenziano a seconda della provincia.
Ed in mezzo a queste discutibili scelte organizzative e legislative, ci sono i cittadini che percepiscono un sistema che si allontana dalle reali loro necessità ed i lavoratori che non sono messi in condizione di poter lavorare al meglio con un conseguente aumento dell’esposizione di responsabilità che si traduce in un ulteriore costo per le aziende in termini di risk management.
Sono passati 26 anni dall’istituzione del 118 e si può affermare che la gestione del soccorso è arretrata di almeno trent’anni. E’ stato di fatto, cancellato, sminuito, distrutto quanto costruito nel tempo. Le esperienze professionali annullate, le specificità territoriali uniformate ed azzerate.
Si sono susseguite e si susseguono numerosi interventi di personalità che richiedono il ripristino del collegamento diretto al 118 ed una sua profonda riorganizzazione: uno dei più autorevoli è quello del Dr. Balzanelli a capo della Società Italiana Sistema 118.
Tutto ciò premesso, con questa Petizione si chiede al Legislatore regione Friuli Venezia Giulia che:
Per il NUE112
adotti quei provvedimenti che ritiene necessari a ripristinare il collegamento diretto verso le istituzioni preposte al soccorso pur mantenendo la numerazione 112 quale numero Europeo ricordando come pure molti esponenti sindacali sia della Polizia di Stato che dei Vigili del Fuoco abbiano censurato il modus operandi del call center laico;
Per il Sistema 118
si proceda ad una riorganizzazione del sistema regionale dell’urgenza emergenza sanitaria 118 prevedendo un’ agenzia regionale dell’emergenza indipendente dall’ARCS e che consenta la gestione ed il coordinamento di tutto il personale aziendale coinvolto nell’emergenza con l’unificazione vera e necessaria di procedure e protocolli e dotazioni;
alla riattivazione della centrale operativa del 118 di Trieste che possa gestire l’urgenza emergenza nell’ambito dell’area isontino-giuliana, recependo le reali necessità di un territorio che offre particolarità e peculiarità sicuramente diverse rispetto il resto della regione e che aveva nel tempo raggiunto un livello di gestione ed integrazione con i servizi territoriali ragguardevoli in una visione ampia e proattiva delle cure mediante un utilizzo diverso e integrato anche della continuità assistenziale.
Conclusioni
L’adozione dei provvedimenti ut supra descritti consentirebbe di avere risposte adeguate ed immediate in caso di emergenza, consentendo al cittadino di spiegare una volta soltanto il problema senza inutili perdite di tempo e/o dubbi sull’ente da allertare. Meno passaggi, significa meno errori e quindi meno costi.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
Il sistema di emergenza sanitaria nasce di fatto con il decreto del presidente della repubblica del 27 marzo 1992 che istituisce il numero 118 con lo scopo di assicurare con carattere di uniformità in tutto il territorio nazionale l’accesso al servizio di urgenza-emergenza prevedendo l’istituzione delle centrali con numerazione telefonica unica su base provinciale.
In Friuli Venezia Giulia quindi, vedono la luce le centrali provinciali di Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia che andranno ad affiancare le sale operative già esistenti delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco.
Al telefono si alterneranno sulle 24 ore una dozzina di operatori specializzati: sono infermieri che dopo aver maturato esperienza sulla strada vengono selezionati e formati per il delicato lavoro di triage telefonico e di invio dei mezzi di soccorso. Sono infermieri che aiutano il cittadino da vicino, che in pochi secondi decidono qual è il mezzo più idoneo da inviare, che conoscono il loro territorio, che si coordinano con gli altri enti di soccorso per dar una risposta rapida, certa e concreta in brevissimo tempo ai richiedenti.
In 26 anni, gli operatori hanno maturato un bagaglio notevole di esperienza, il servizio 118 sembra funzionare e che certo, si può migliorare, perché migliorare si può sempre ma con l’articolo 4, comma 37 della legge regionale n. 20/2015, la Regione ha dato mandato alla Protezione civile della Regione Friuli Venezia Giulia di realizzare e gestire la Centrale Unica di Risposta (CUR) al Numero Unico Europeo di Emergenza 112 da realizzarsi presso il Centro Operativo di Protezione civile di Palmanova e con il successivo provvedimento di giunta regionale 514 del 21 marzo 2014 e con il piano dell’emergenza urgenza approvato con delibera 2039 del 16 ottobre 2015 la giunta indicò un nuovo modello organizzativo per la il sistema del soccorso territoriale regionale prevedendo un’unica regia regionale per il servizio 118.
Giova ricordare che la Decisione del Consiglio Europeo del 29 luglio 1991 - 91/396/CEE , sull’introduzione di un numero unico europeo per chiamate di emergenza all’ articolo 1 prescrive che << gli Stati membri assicurano l’introduzione del numero 112 nelle reti telefoniche pubbliche, nelle future reti digitali integrate nei servizi nonché nei servizi pubblici mobili come numero unico europeo per chiamate di emergenza.
Il numero unico europeo per chiamate di emergenza viene introdotto, ove opportuno, parallelamente a ogni altro numero nazionale esistente per tali chiamate >>.
E la successiva Direttiva 98/10/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 1998 all’art. 7 comma 2 prescrive che << Gli Stati membri fanno sì che sia possibile effettuare gratuitamente, e senza dover utilizzare monete o schede telefoniche, chiamate di emergenza a partire dai posti telefonici pubblici a pagamento formando il numero unico europeo per le chiamate di emergenza «112», di cui alla decisione 91/396/CEE, e gli altri numeri nazionali di emergenza >> .
E la direttiva 002/19/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 marzo 2002 all’ articolo 26 Numero di emergenza unico europeo stabilisce che << gli Stati membri provvedono affinché, oltre ad altri eventuali numeri di emergenza nazionali specificati dalle autorità nazionali di regolamentazione, tutti gli utenti finali di servizi telefonici accessibili al pubblico, ed in particolare gli utenti di telefoni pubblici a pagamento, possano chiamare gratuitamente i servizi di soccorso digitando il numero di emergenza unico europeo “112”.
Gli Stati membri garantiscono che le chiamate al numero di emergenza unico europeo “112” ricevano adeguata risposta e siano trattate nel modo più conforme alla struttura nazionale dei servizi di soccorso e in maniera compatibile con le possibilità tecnologiche delle reti >>.
Risulta evidente che il legislatore europeo non prescrive di creare un contenitore unico dove incanalare tutte le chiamate di emergenza ma, nell’adottare la decisione della commissione dispone che il 112 venga introdotto appunto parallelamente: cioè analogo, concordante, simultaneo (def. Dizionario La Repubblica) alle altre numerazioni di emergenza nazionali presenti.
Ante-riforma gli operatori di tutte le centrali (118,112,113,115) della regione erano circa 50 mentre ora a rispondere in prima battuta alle richieste dei cittadini nel call center laico sono a malapena 8 operatori, creando in questo modo un imbuto pericolosissimo per i ritardi che vengono a crearsi nella risposta telefonica. E come se non bastasse, dopo la prima intervista telefonica, ne succede una seconda: in pratica vi è un doppio passaggio che allunga di molto le tempistiche di soccorso.
Disservizi, ritardi nei soccorsi, intasamenti delle linee telefoniche si sono susseguiti con una frequenza allarmante, come pure la tecnologia da rivedere, la copertura del segnale radio da migliorare, la mancanza di protocolli di intervento uniformi, il black-out delle linee radio-telefoniche, i ritardi, le ambulanze senza infermiere, il numero esiguo di auto-medicalizzate hanno messo a dura prova il servizio di emergenza urgenza.
La riorganizzazione superficiale del 118 regionale sta creando un’implosione del servizio stesso: da una parte la sala operativa con personale ridotto tanto da creare nello stesso malesseri e malumori, con responsabilità abnormi, mancanza di indicazioni specifiche e chiare e vari problemi di natura logistica e dall’altra il personale che opera a bordo dei mezzi di soccorso che per cascata ricevono informazioni errate per raggiungere i target di soccorso, che vedono aumentate a dismisura le missioni a fronte del numero esiguo i mezzi e, ricordiamo, con protocolli non uniformi ed omogenei che si differenziano a seconda della provincia.
Ed in mezzo a queste discutibili scelte organizzative e legislative, ci sono i cittadini che percepiscono un sistema che si allontana dalle reali loro necessità ed i lavoratori che non sono messi in condizione di poter lavorare al meglio con un conseguente aumento dell’esposizione di responsabilità che si traduce in un ulteriore costo per le aziende in termini di risk management.
Sono passati 26 anni dall’istituzione del 118 e si può affermare che la gestione del soccorso è arretrata di almeno trent’anni. E’ stato di fatto, cancellato, sminuito, distrutto quanto costruito nel tempo. Le esperienze professionali annullate, le specificità territoriali uniformate ed azzerate.
Si sono susseguite e si susseguono numerosi interventi di personalità che richiedono il ripristino del collegamento diretto al 118 ed una sua profonda riorganizzazione: uno dei più autorevoli è quello del Dr. Balzanelli a capo della Società Italiana Sistema 118.
Tutto ciò premesso, con questa Petizione si chiede al Legislatore regione Friuli Venezia Giulia che:
Per il NUE112
adotti quei provvedimenti che ritiene necessari a ripristinare il collegamento diretto verso le istituzioni preposte al soccorso pur mantenendo la numerazione 112 quale numero Europeo ricordando come pure molti esponenti sindacali sia della Polizia di Stato che dei Vigili del Fuoco abbiano censurato il modus operandi del call center laico;
Per il Sistema 118
si proceda ad una riorganizzazione del sistema regionale dell’urgenza emergenza sanitaria 118 prevedendo un’ agenzia regionale dell’emergenza indipendente dall’ARCS e che consenta la gestione ed il coordinamento di tutto il personale aziendale coinvolto nell’emergenza con l’unificazione vera e necessaria di procedure e protocolli e dotazioni;
alla riattivazione della centrale operativa del 118 di Trieste che possa gestire l’urgenza emergenza nell’ambito dell’area isontino-giuliana, recependo le reali necessità di un territorio che offre particolarità e peculiarità sicuramente diverse rispetto il resto della regione e che aveva nel tempo raggiunto un livello di gestione ed integrazione con i servizi territoriali ragguardevoli in una visione ampia e proattiva delle cure mediante un utilizzo diverso e integrato anche della continuità assistenziale.
Conclusioni
L’adozione dei provvedimenti ut supra descritti consentirebbe di avere risposte adeguate ed immediate in caso di emergenza, consentendo al cittadino di spiegare una volta soltanto il problema senza inutili perdite di tempo e/o dubbi sull’ente da allertare. Meno passaggi, significa meno errori e quindi meno costi.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
Al telefono si alterneranno sulle 24 ore una dozzina di operatori specializzati: sono infermieri che dopo aver maturato esperienza sulla strada vengono selezionati e formati per il delicato lavoro di triage telefonico e di invio dei mezzi di soccorso. Sono infermieri che aiutano il cittadino da vicino, che in pochi secondi decidono qual è il mezzo più idoneo da inviare, che conoscono il loro territorio, che si coordinano con gli altri enti di soccorso per dar una risposta rapida, certa e concreta in brevissimo tempo ai richiedenti.
In 26 anni, gli operatori hanno maturato un bagaglio notevole di esperienza, il servizio 118 sembra funzionare e che certo, si può migliorare, perché migliorare si può sempre ma con l’articolo 4, comma 37 della legge regionale n. 20/2015, la Regione ha dato mandato alla Protezione civile della Regione Friuli Venezia Giulia di realizzare e gestire la Centrale Unica di Risposta (CUR) al Numero Unico Europeo di Emergenza 112 da realizzarsi presso il Centro Operativo di Protezione civile di Palmanova e con il successivo provvedimento di giunta regionale 514 del 21 marzo 2014 e con il piano dell’emergenza urgenza approvato con delibera 2039 del 16 ottobre 2015 la giunta indicò un nuovo modello organizzativo per la il sistema del soccorso territoriale regionale prevedendo un’unica regia regionale per il servizio 118.
Giova ricordare che la Decisione del Consiglio Europeo del 29 luglio 1991 - 91/396/CEE , sull’introduzione di un numero unico europeo per chiamate di emergenza all’ articolo 1 prescrive che << gli Stati membri assicurano l’introduzione del numero 112 nelle reti telefoniche pubbliche, nelle future reti digitali integrate nei servizi nonché nei servizi pubblici mobili come numero unico europeo per chiamate di emergenza.
Il numero unico europeo per chiamate di emergenza viene introdotto, ove opportuno, parallelamente a ogni altro numero nazionale esistente per tali chiamate >>.
E la successiva Direttiva 98/10/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 1998 all’art. 7 comma 2 prescrive che << Gli Stati membri fanno sì che sia possibile effettuare gratuitamente, e senza dover utilizzare monete o schede telefoniche, chiamate di emergenza a partire dai posti telefonici pubblici a pagamento formando il numero unico europeo per le chiamate di emergenza «112», di cui alla decisione 91/396/CEE, e gli altri numeri nazionali di emergenza >> .
E la direttiva 002/19/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 marzo 2002 all’ articolo 26 Numero di emergenza unico europeo stabilisce che << gli Stati membri provvedono affinché, oltre ad altri eventuali numeri di emergenza nazionali specificati dalle autorità nazionali di regolamentazione, tutti gli utenti finali di servizi telefonici accessibili al pubblico, ed in particolare gli utenti di telefoni pubblici a pagamento, possano chiamare gratuitamente i servizi di soccorso digitando il numero di emergenza unico europeo “112”.
Gli Stati membri garantiscono che le chiamate al numero di emergenza unico europeo “112” ricevano adeguata risposta e siano trattate nel modo più conforme alla struttura nazionale dei servizi di soccorso e in maniera compatibile con le possibilità tecnologiche delle reti >>.
Risulta evidente che il legislatore europeo non prescrive di creare un contenitore unico dove incanalare tutte le chiamate di emergenza ma, nell’adottare la decisione della commissione dispone che il 112 venga introdotto appunto parallelamente: cioè analogo, concordante, simultaneo (def. Dizionario La Repubblica) alle altre numerazioni di emergenza nazionali presenti.
Ante-riforma gli operatori di tutte le centrali (118,112,113,115) della regione erano circa 50 mentre ora a rispondere in prima battuta alle richieste dei cittadini nel call center laico sono a malapena 8 operatori, creando in questo modo un imbuto pericolosissimo per i ritardi che vengono a crearsi nella risposta telefonica. E come se non bastasse, dopo la prima intervista telefonica, ne succede una seconda: in pratica vi è un doppio passaggio che allunga di molto le tempistiche di soccorso.
Disservizi, ritardi nei soccorsi, intasamenti delle linee telefoniche si sono susseguiti con una frequenza allarmante, come pure la tecnologia da rivedere, la copertura del segnale radio da migliorare, la mancanza di protocolli di intervento uniformi, il black-out delle linee radio-telefoniche, i ritardi, le ambulanze senza infermiere, il numero esiguo di auto-medicalizzate hanno messo a dura prova il servizio di emergenza urgenza.
La riorganizzazione superficiale del 118 regionale sta creando un’implosione del servizio stesso: da una parte la sala operativa con personale ridotto tanto da creare nello stesso malesseri e malumori, con responsabilità abnormi, mancanza di indicazioni specifiche e chiare e vari problemi di natura logistica e dall’altra il personale che opera a bordo dei mezzi di soccorso che per cascata ricevono informazioni errate per raggiungere i target di soccorso, che vedono aumentate a dismisura le missioni a fronte del numero esiguo i mezzi e, ricordiamo, con protocolli non uniformi ed omogenei che si differenziano a seconda della provincia.
Ed in mezzo a queste discutibili scelte organizzative e legislative, ci sono i cittadini che percepiscono un sistema che si allontana dalle reali loro necessità ed i lavoratori che non sono messi in condizione di poter lavorare al meglio con un conseguente aumento dell’esposizione di responsabilità che si traduce in un ulteriore costo per le aziende in termini di risk management.
Sono passati 26 anni dall’istituzione del 118 e si può affermare che la gestione del soccorso è arretrata di almeno trent’anni. E’ stato di fatto, cancellato, sminuito, distrutto quanto costruito nel tempo. Le esperienze professionali annullate, le specificità territoriali uniformate ed azzerate.
Si sono susseguite e si susseguono numerosi interventi di personalità che richiedono il ripristino del collegamento diretto al 118 ed una sua profonda riorganizzazione: uno dei più autorevoli è quello del Dr. Balzanelli a capo della Società Italiana Sistema 118.
Tutto ciò premesso, con questa Petizione si chiede al Legislatore regione Friuli Venezia Giulia che:
Per il NUE112
adotti quei provvedimenti che ritiene necessari a ripristinare il collegamento diretto verso le istituzioni preposte al soccorso pur mantenendo la numerazione 112 quale numero Europeo ricordando come pure molti esponenti sindacali sia della Polizia di Stato che dei Vigili del Fuoco abbiano censurato il modus operandi del call center laico;
Per il Sistema 118
si proceda ad una riorganizzazione del sistema regionale dell’urgenza emergenza sanitaria 118 prevedendo un’ agenzia regionale dell’emergenza indipendente dall’ARCS e che consenta la gestione ed il coordinamento di tutto il personale aziendale coinvolto nell’emergenza con l’unificazione vera e necessaria di procedure e protocolli e dotazioni;
alla riattivazione della centrale operativa del 118 di Trieste che possa gestire l’urgenza emergenza nell’ambito dell’area isontino-giuliana, recependo le reali necessità di un territorio che offre particolarità e peculiarità sicuramente diverse rispetto il resto della regione e che aveva nel tempo raggiunto un livello di gestione ed integrazione con i servizi territoriali ragguardevoli in una visione ampia e proattiva delle cure mediante un utilizzo diverso e integrato anche della continuità assistenziale.
Conclusioni
L’adozione dei provvedimenti ut supra descritti consentirebbe di avere risposte adeguate ed immediate in caso di emergenza, consentendo al cittadino di spiegare una volta soltanto il problema senza inutili perdite di tempo e/o dubbi sull’ente da allertare. Meno passaggi, significa meno errori e quindi meno costi.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
Giova ricordare che la Decisione del Consiglio Europeo del 29 luglio 1991 - 91/396/CEE , sull’introduzione di un numero unico europeo per chiamate di emergenza all’ articolo 1 prescrive che << gli Stati membri assicurano l’introduzione del numero 112 nelle reti telefoniche pubbliche, nelle future reti digitali integrate nei servizi nonché nei servizi pubblici mobili come numero unico europeo per chiamate di emergenza.
Il numero unico europeo per chiamate di emergenza viene introdotto, ove opportuno, parallelamente a ogni altro numero nazionale esistente per tali chiamate >>.
E la successiva Direttiva 98/10/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 1998 all’art. 7 comma 2 prescrive che << Gli Stati membri fanno sì che sia possibile effettuare gratuitamente, e senza dover utilizzare monete o schede telefoniche, chiamate di emergenza a partire dai posti telefonici pubblici a pagamento formando il numero unico europeo per le chiamate di emergenza «112», di cui alla decisione 91/396/CEE, e gli altri numeri nazionali di emergenza >> .
E la direttiva 002/19/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 marzo 2002 all’ articolo 26 Numero di emergenza unico europeo stabilisce che << gli Stati membri provvedono affinché, oltre ad altri eventuali numeri di emergenza nazionali specificati dalle autorità nazionali di regolamentazione, tutti gli utenti finali di servizi telefonici accessibili al pubblico, ed in particolare gli utenti di telefoni pubblici a pagamento, possano chiamare gratuitamente i servizi di soccorso digitando il numero di emergenza unico europeo “112”.
Gli Stati membri garantiscono che le chiamate al numero di emergenza unico europeo “112” ricevano adeguata risposta e siano trattate nel modo più conforme alla struttura nazionale dei servizi di soccorso e in maniera compatibile con le possibilità tecnologiche delle reti >>.
Risulta evidente che il legislatore europeo non prescrive di creare un contenitore unico dove incanalare tutte le chiamate di emergenza ma, nell’adottare la decisione della commissione dispone che il 112 venga introdotto appunto parallelamente: cioè analogo, concordante, simultaneo (def. Dizionario La Repubblica) alle altre numerazioni di emergenza nazionali presenti.
Ante-riforma gli operatori di tutte le centrali (118,112,113,115) della regione erano circa 50 mentre ora a rispondere in prima battuta alle richieste dei cittadini nel call center laico sono a malapena 8 operatori, creando in questo modo un imbuto pericolosissimo per i ritardi che vengono a crearsi nella risposta telefonica. E come se non bastasse, dopo la prima intervista telefonica, ne succede una seconda: in pratica vi è un doppio passaggio che allunga di molto le tempistiche di soccorso.
Disservizi, ritardi nei soccorsi, intasamenti delle linee telefoniche si sono susseguiti con una frequenza allarmante, come pure la tecnologia da rivedere, la copertura del segnale radio da migliorare, la mancanza di protocolli di intervento uniformi, il black-out delle linee radio-telefoniche, i ritardi, le ambulanze senza infermiere, il numero esiguo di auto-medicalizzate hanno messo a dura prova il servizio di emergenza urgenza.
La riorganizzazione superficiale del 118 regionale sta creando un’implosione del servizio stesso: da una parte la sala operativa con personale ridotto tanto da creare nello stesso malesseri e malumori, con responsabilità abnormi, mancanza di indicazioni specifiche e chiare e vari problemi di natura logistica e dall’altra il personale che opera a bordo dei mezzi di soccorso che per cascata ricevono informazioni errate per raggiungere i target di soccorso, che vedono aumentate a dismisura le missioni a fronte del numero esiguo i mezzi e, ricordiamo, con protocolli non uniformi ed omogenei che si differenziano a seconda della provincia.
Ed in mezzo a queste discutibili scelte organizzative e legislative, ci sono i cittadini che percepiscono un sistema che si allontana dalle reali loro necessità ed i lavoratori che non sono messi in condizione di poter lavorare al meglio con un conseguente aumento dell’esposizione di responsabilità che si traduce in un ulteriore costo per le aziende in termini di risk management.
Sono passati 26 anni dall’istituzione del 118 e si può affermare che la gestione del soccorso è arretrata di almeno trent’anni. E’ stato di fatto, cancellato, sminuito, distrutto quanto costruito nel tempo. Le esperienze professionali annullate, le specificità territoriali uniformate ed azzerate.
Si sono susseguite e si susseguono numerosi interventi di personalità che richiedono il ripristino del collegamento diretto al 118 ed una sua profonda riorganizzazione: uno dei più autorevoli è quello del Dr. Balzanelli a capo della Società Italiana Sistema 118.
Tutto ciò premesso, con questa Petizione si chiede al Legislatore regione Friuli Venezia Giulia che:
Per il NUE112
adotti quei provvedimenti che ritiene necessari a ripristinare il collegamento diretto verso le istituzioni preposte al soccorso pur mantenendo la numerazione 112 quale numero Europeo ricordando come pure molti esponenti sindacali sia della Polizia di Stato che dei Vigili del Fuoco abbiano censurato il modus operandi del call center laico;
Per il Sistema 118
si proceda ad una riorganizzazione del sistema regionale dell’urgenza emergenza sanitaria 118 prevedendo un’ agenzia regionale dell’emergenza indipendente dall’ARCS e che consenta la gestione ed il coordinamento di tutto il personale aziendale coinvolto nell’emergenza con l’unificazione vera e necessaria di procedure e protocolli e dotazioni;
alla riattivazione della centrale operativa del 118 di Trieste che possa gestire l’urgenza emergenza nell’ambito dell’area isontino-giuliana, recependo le reali necessità di un territorio che offre particolarità e peculiarità sicuramente diverse rispetto il resto della regione e che aveva nel tempo raggiunto un livello di gestione ed integrazione con i servizi territoriali ragguardevoli in una visione ampia e proattiva delle cure mediante un utilizzo diverso e integrato anche della continuità assistenziale.
Conclusioni
L’adozione dei provvedimenti ut supra descritti consentirebbe di avere risposte adeguate ed immediate in caso di emergenza, consentendo al cittadino di spiegare una volta soltanto il problema senza inutili perdite di tempo e/o dubbi sull’ente da allertare. Meno passaggi, significa meno errori e quindi meno costi.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
E la successiva Direttiva 98/10/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 1998 all’art. 7 comma 2 prescrive che << Gli Stati membri fanno sì che sia possibile effettuare gratuitamente, e senza dover utilizzare monete o schede telefoniche, chiamate di emergenza a partire dai posti telefonici pubblici a pagamento formando il numero unico europeo per le chiamate di emergenza «112», di cui alla decisione 91/396/CEE, e gli altri numeri nazionali di emergenza >> .
E la direttiva 002/19/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 marzo 2002 all’ articolo 26 Numero di emergenza unico europeo stabilisce che << gli Stati membri provvedono affinché, oltre ad altri eventuali numeri di emergenza nazionali specificati dalle autorità nazionali di regolamentazione, tutti gli utenti finali di servizi telefonici accessibili al pubblico, ed in particolare gli utenti di telefoni pubblici a pagamento, possano chiamare gratuitamente i servizi di soccorso digitando il numero di emergenza unico europeo “112”.
Gli Stati membri garantiscono che le chiamate al numero di emergenza unico europeo “112” ricevano adeguata risposta e siano trattate nel modo più conforme alla struttura nazionale dei servizi di soccorso e in maniera compatibile con le possibilità tecnologiche delle reti >>.
Risulta evidente che il legislatore europeo non prescrive di creare un contenitore unico dove incanalare tutte le chiamate di emergenza ma, nell’adottare la decisione della commissione dispone che il 112 venga introdotto appunto parallelamente: cioè analogo, concordante, simultaneo (def. Dizionario La Repubblica) alle altre numerazioni di emergenza nazionali presenti.
Ante-riforma gli operatori di tutte le centrali (118,112,113,115) della regione erano circa 50 mentre ora a rispondere in prima battuta alle richieste dei cittadini nel call center laico sono a malapena 8 operatori, creando in questo modo un imbuto pericolosissimo per i ritardi che vengono a crearsi nella risposta telefonica. E come se non bastasse, dopo la prima intervista telefonica, ne succede una seconda: in pratica vi è un doppio passaggio che allunga di molto le tempistiche di soccorso.
Disservizi, ritardi nei soccorsi, intasamenti delle linee telefoniche si sono susseguiti con una frequenza allarmante, come pure la tecnologia da rivedere, la copertura del segnale radio da migliorare, la mancanza di protocolli di intervento uniformi, il black-out delle linee radio-telefoniche, i ritardi, le ambulanze senza infermiere, il numero esiguo di auto-medicalizzate hanno messo a dura prova il servizio di emergenza urgenza.
La riorganizzazione superficiale del 118 regionale sta creando un’implosione del servizio stesso: da una parte la sala operativa con personale ridotto tanto da creare nello stesso malesseri e malumori, con responsabilità abnormi, mancanza di indicazioni specifiche e chiare e vari problemi di natura logistica e dall’altra il personale che opera a bordo dei mezzi di soccorso che per cascata ricevono informazioni errate per raggiungere i target di soccorso, che vedono aumentate a dismisura le missioni a fronte del numero esiguo i mezzi e, ricordiamo, con protocolli non uniformi ed omogenei che si differenziano a seconda della provincia.
Ed in mezzo a queste discutibili scelte organizzative e legislative, ci sono i cittadini che percepiscono un sistema che si allontana dalle reali loro necessità ed i lavoratori che non sono messi in condizione di poter lavorare al meglio con un conseguente aumento dell’esposizione di responsabilità che si traduce in un ulteriore costo per le aziende in termini di risk management.
Sono passati 26 anni dall’istituzione del 118 e si può affermare che la gestione del soccorso è arretrata di almeno trent’anni. E’ stato di fatto, cancellato, sminuito, distrutto quanto costruito nel tempo. Le esperienze professionali annullate, le specificità territoriali uniformate ed azzerate.
Si sono susseguite e si susseguono numerosi interventi di personalità che richiedono il ripristino del collegamento diretto al 118 ed una sua profonda riorganizzazione: uno dei più autorevoli è quello del Dr. Balzanelli a capo della Società Italiana Sistema 118.
Tutto ciò premesso, con questa Petizione si chiede al Legislatore regione Friuli Venezia Giulia che:
Per il NUE112
adotti quei provvedimenti che ritiene necessari a ripristinare il collegamento diretto verso le istituzioni preposte al soccorso pur mantenendo la numerazione 112 quale numero Europeo ricordando come pure molti esponenti sindacali sia della Polizia di Stato che dei Vigili del Fuoco abbiano censurato il modus operandi del call center laico;
Per il Sistema 118
si proceda ad una riorganizzazione del sistema regionale dell’urgenza emergenza sanitaria 118 prevedendo un’ agenzia regionale dell’emergenza indipendente dall’ARCS e che consenta la gestione ed il coordinamento di tutto il personale aziendale coinvolto nell’emergenza con l’unificazione vera e necessaria di procedure e protocolli e dotazioni;
alla riattivazione della centrale operativa del 118 di Trieste che possa gestire l’urgenza emergenza nell’ambito dell’area isontino-giuliana, recependo le reali necessità di un territorio che offre particolarità e peculiarità sicuramente diverse rispetto il resto della regione e che aveva nel tempo raggiunto un livello di gestione ed integrazione con i servizi territoriali ragguardevoli in una visione ampia e proattiva delle cure mediante un utilizzo diverso e integrato anche della continuità assistenziale.
Conclusioni
L’adozione dei provvedimenti ut supra descritti consentirebbe di avere risposte adeguate ed immediate in caso di emergenza, consentendo al cittadino di spiegare una volta soltanto il problema senza inutili perdite di tempo e/o dubbi sull’ente da allertare. Meno passaggi, significa meno errori e quindi meno costi.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
Gli Stati membri garantiscono che le chiamate al numero di emergenza unico europeo “112” ricevano adeguata risposta e siano trattate nel modo più conforme alla struttura nazionale dei servizi di soccorso e in maniera compatibile con le possibilità tecnologiche delle reti >>.
Risulta evidente che il legislatore europeo non prescrive di creare un contenitore unico dove incanalare tutte le chiamate di emergenza ma, nell’adottare la decisione della commissione dispone che il 112 venga introdotto appunto parallelamente: cioè analogo, concordante, simultaneo (def. Dizionario La Repubblica) alle altre numerazioni di emergenza nazionali presenti.
Ante-riforma gli operatori di tutte le centrali (118,112,113,115) della regione erano circa 50 mentre ora a rispondere in prima battuta alle richieste dei cittadini nel call center laico sono a malapena 8 operatori, creando in questo modo un imbuto pericolosissimo per i ritardi che vengono a crearsi nella risposta telefonica. E come se non bastasse, dopo la prima intervista telefonica, ne succede una seconda: in pratica vi è un doppio passaggio che allunga di molto le tempistiche di soccorso.
Disservizi, ritardi nei soccorsi, intasamenti delle linee telefoniche si sono susseguiti con una frequenza allarmante, come pure la tecnologia da rivedere, la copertura del segnale radio da migliorare, la mancanza di protocolli di intervento uniformi, il black-out delle linee radio-telefoniche, i ritardi, le ambulanze senza infermiere, il numero esiguo di auto-medicalizzate hanno messo a dura prova il servizio di emergenza urgenza.
La riorganizzazione superficiale del 118 regionale sta creando un’implosione del servizio stesso: da una parte la sala operativa con personale ridotto tanto da creare nello stesso malesseri e malumori, con responsabilità abnormi, mancanza di indicazioni specifiche e chiare e vari problemi di natura logistica e dall’altra il personale che opera a bordo dei mezzi di soccorso che per cascata ricevono informazioni errate per raggiungere i target di soccorso, che vedono aumentate a dismisura le missioni a fronte del numero esiguo i mezzi e, ricordiamo, con protocolli non uniformi ed omogenei che si differenziano a seconda della provincia.
Ed in mezzo a queste discutibili scelte organizzative e legislative, ci sono i cittadini che percepiscono un sistema che si allontana dalle reali loro necessità ed i lavoratori che non sono messi in condizione di poter lavorare al meglio con un conseguente aumento dell’esposizione di responsabilità che si traduce in un ulteriore costo per le aziende in termini di risk management.
Sono passati 26 anni dall’istituzione del 118 e si può affermare che la gestione del soccorso è arretrata di almeno trent’anni. E’ stato di fatto, cancellato, sminuito, distrutto quanto costruito nel tempo. Le esperienze professionali annullate, le specificità territoriali uniformate ed azzerate.
Si sono susseguite e si susseguono numerosi interventi di personalità che richiedono il ripristino del collegamento diretto al 118 ed una sua profonda riorganizzazione: uno dei più autorevoli è quello del Dr. Balzanelli a capo della Società Italiana Sistema 118.
Tutto ciò premesso, con questa Petizione si chiede al Legislatore regione Friuli Venezia Giulia che:
Per il NUE112
adotti quei provvedimenti che ritiene necessari a ripristinare il collegamento diretto verso le istituzioni preposte al soccorso pur mantenendo la numerazione 112 quale numero Europeo ricordando come pure molti esponenti sindacali sia della Polizia di Stato che dei Vigili del Fuoco abbiano censurato il modus operandi del call center laico;
Per il Sistema 118
si proceda ad una riorganizzazione del sistema regionale dell’urgenza emergenza sanitaria 118 prevedendo un’ agenzia regionale dell’emergenza indipendente dall’ARCS e che consenta la gestione ed il coordinamento di tutto il personale aziendale coinvolto nell’emergenza con l’unificazione vera e necessaria di procedure e protocolli e dotazioni;
alla riattivazione della centrale operativa del 118 di Trieste che possa gestire l’urgenza emergenza nell’ambito dell’area isontino-giuliana, recependo le reali necessità di un territorio che offre particolarità e peculiarità sicuramente diverse rispetto il resto della regione e che aveva nel tempo raggiunto un livello di gestione ed integrazione con i servizi territoriali ragguardevoli in una visione ampia e proattiva delle cure mediante un utilizzo diverso e integrato anche della continuità assistenziale.
Conclusioni
L’adozione dei provvedimenti ut supra descritti consentirebbe di avere risposte adeguate ed immediate in caso di emergenza, consentendo al cittadino di spiegare una volta soltanto il problema senza inutili perdite di tempo e/o dubbi sull’ente da allertare. Meno passaggi, significa meno errori e quindi meno costi.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
Ante-riforma gli operatori di tutte le centrali (118,112,113,115) della regione erano circa 50 mentre ora a rispondere in prima battuta alle richieste dei cittadini nel call center laico sono a malapena 8 operatori, creando in questo modo un imbuto pericolosissimo per i ritardi che vengono a crearsi nella risposta telefonica. E come se non bastasse, dopo la prima intervista telefonica, ne succede una seconda: in pratica vi è un doppio passaggio che allunga di molto le tempistiche di soccorso.
Disservizi, ritardi nei soccorsi, intasamenti delle linee telefoniche si sono susseguiti con una frequenza allarmante, come pure la tecnologia da rivedere, la copertura del segnale radio da migliorare, la mancanza di protocolli di intervento uniformi, il black-out delle linee radio-telefoniche, i ritardi, le ambulanze senza infermiere, il numero esiguo di auto-medicalizzate hanno messo a dura prova il servizio di emergenza urgenza.
La riorganizzazione superficiale del 118 regionale sta creando un’implosione del servizio stesso: da una parte la sala operativa con personale ridotto tanto da creare nello stesso malesseri e malumori, con responsabilità abnormi, mancanza di indicazioni specifiche e chiare e vari problemi di natura logistica e dall’altra il personale che opera a bordo dei mezzi di soccorso che per cascata ricevono informazioni errate per raggiungere i target di soccorso, che vedono aumentate a dismisura le missioni a fronte del numero esiguo i mezzi e, ricordiamo, con protocolli non uniformi ed omogenei che si differenziano a seconda della provincia.
Ed in mezzo a queste discutibili scelte organizzative e legislative, ci sono i cittadini che percepiscono un sistema che si allontana dalle reali loro necessità ed i lavoratori che non sono messi in condizione di poter lavorare al meglio con un conseguente aumento dell’esposizione di responsabilità che si traduce in un ulteriore costo per le aziende in termini di risk management.
Sono passati 26 anni dall’istituzione del 118 e si può affermare che la gestione del soccorso è arretrata di almeno trent’anni. E’ stato di fatto, cancellato, sminuito, distrutto quanto costruito nel tempo. Le esperienze professionali annullate, le specificità territoriali uniformate ed azzerate.
Si sono susseguite e si susseguono numerosi interventi di personalità che richiedono il ripristino del collegamento diretto al 118 ed una sua profonda riorganizzazione: uno dei più autorevoli è quello del Dr. Balzanelli a capo della Società Italiana Sistema 118.
Tutto ciò premesso, con questa Petizione si chiede al Legislatore regione Friuli Venezia Giulia che:
Per il NUE112
adotti quei provvedimenti che ritiene necessari a ripristinare il collegamento diretto verso le istituzioni preposte al soccorso pur mantenendo la numerazione 112 quale numero Europeo ricordando come pure molti esponenti sindacali sia della Polizia di Stato che dei Vigili del Fuoco abbiano censurato il modus operandi del call center laico;
Per il Sistema 118
si proceda ad una riorganizzazione del sistema regionale dell’urgenza emergenza sanitaria 118 prevedendo un’ agenzia regionale dell’emergenza indipendente dall’ARCS e che consenta la gestione ed il coordinamento di tutto il personale aziendale coinvolto nell’emergenza con l’unificazione vera e necessaria di procedure e protocolli e dotazioni;
alla riattivazione della centrale operativa del 118 di Trieste che possa gestire l’urgenza emergenza nell’ambito dell’area isontino-giuliana, recependo le reali necessità di un territorio che offre particolarità e peculiarità sicuramente diverse rispetto il resto della regione e che aveva nel tempo raggiunto un livello di gestione ed integrazione con i servizi territoriali ragguardevoli in una visione ampia e proattiva delle cure mediante un utilizzo diverso e integrato anche della continuità assistenziale.
Conclusioni
L’adozione dei provvedimenti ut supra descritti consentirebbe di avere risposte adeguate ed immediate in caso di emergenza, consentendo al cittadino di spiegare una volta soltanto il problema senza inutili perdite di tempo e/o dubbi sull’ente da allertare. Meno passaggi, significa meno errori e quindi meno costi.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
La riorganizzazione superficiale del 118 regionale sta creando un’implosione del servizio stesso: da una parte la sala operativa con personale ridotto tanto da creare nello stesso malesseri e malumori, con responsabilità abnormi, mancanza di indicazioni specifiche e chiare e vari problemi di natura logistica e dall’altra il personale che opera a bordo dei mezzi di soccorso che per cascata ricevono informazioni errate per raggiungere i target di soccorso, che vedono aumentate a dismisura le missioni a fronte del numero esiguo i mezzi e, ricordiamo, con protocolli non uniformi ed omogenei che si differenziano a seconda della provincia.
Ed in mezzo a queste discutibili scelte organizzative e legislative, ci sono i cittadini che percepiscono un sistema che si allontana dalle reali loro necessità ed i lavoratori che non sono messi in condizione di poter lavorare al meglio con un conseguente aumento dell’esposizione di responsabilità che si traduce in un ulteriore costo per le aziende in termini di risk management.
Sono passati 26 anni dall’istituzione del 118 e si può affermare che la gestione del soccorso è arretrata di almeno trent’anni. E’ stato di fatto, cancellato, sminuito, distrutto quanto costruito nel tempo. Le esperienze professionali annullate, le specificità territoriali uniformate ed azzerate.
Si sono susseguite e si susseguono numerosi interventi di personalità che richiedono il ripristino del collegamento diretto al 118 ed una sua profonda riorganizzazione: uno dei più autorevoli è quello del Dr. Balzanelli a capo della Società Italiana Sistema 118.
Tutto ciò premesso, con questa Petizione si chiede al Legislatore regione Friuli Venezia Giulia che:
Per il NUE112
adotti quei provvedimenti che ritiene necessari a ripristinare il collegamento diretto verso le istituzioni preposte al soccorso pur mantenendo la numerazione 112 quale numero Europeo ricordando come pure molti esponenti sindacali sia della Polizia di Stato che dei Vigili del Fuoco abbiano censurato il modus operandi del call center laico;
Per il Sistema 118
si proceda ad una riorganizzazione del sistema regionale dell’urgenza emergenza sanitaria 118 prevedendo un’ agenzia regionale dell’emergenza indipendente dall’ARCS e che consenta la gestione ed il coordinamento di tutto il personale aziendale coinvolto nell’emergenza con l’unificazione vera e necessaria di procedure e protocolli e dotazioni;
alla riattivazione della centrale operativa del 118 di Trieste che possa gestire l’urgenza emergenza nell’ambito dell’area isontino-giuliana, recependo le reali necessità di un territorio che offre particolarità e peculiarità sicuramente diverse rispetto il resto della regione e che aveva nel tempo raggiunto un livello di gestione ed integrazione con i servizi territoriali ragguardevoli in una visione ampia e proattiva delle cure mediante un utilizzo diverso e integrato anche della continuità assistenziale.
Conclusioni
L’adozione dei provvedimenti ut supra descritti consentirebbe di avere risposte adeguate ed immediate in caso di emergenza, consentendo al cittadino di spiegare una volta soltanto il problema senza inutili perdite di tempo e/o dubbi sull’ente da allertare. Meno passaggi, significa meno errori e quindi meno costi.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
Sono passati 26 anni dall’istituzione del 118 e si può affermare che la gestione del soccorso è arretrata di almeno trent’anni. E’ stato di fatto, cancellato, sminuito, distrutto quanto costruito nel tempo. Le esperienze professionali annullate, le specificità territoriali uniformate ed azzerate.
Si sono susseguite e si susseguono numerosi interventi di personalità che richiedono il ripristino del collegamento diretto al 118 ed una sua profonda riorganizzazione: uno dei più autorevoli è quello del Dr. Balzanelli a capo della Società Italiana Sistema 118.
Tutto ciò premesso, con questa Petizione si chiede al Legislatore regione Friuli Venezia Giulia che:
Per il NUE112
adotti quei provvedimenti che ritiene necessari a ripristinare il collegamento diretto verso le istituzioni preposte al soccorso pur mantenendo la numerazione 112 quale numero Europeo ricordando come pure molti esponenti sindacali sia della Polizia di Stato che dei Vigili del Fuoco abbiano censurato il modus operandi del call center laico;
Per il Sistema 118
si proceda ad una riorganizzazione del sistema regionale dell’urgenza emergenza sanitaria 118 prevedendo un’ agenzia regionale dell’emergenza indipendente dall’ARCS e che consenta la gestione ed il coordinamento di tutto il personale aziendale coinvolto nell’emergenza con l’unificazione vera e necessaria di procedure e protocolli e dotazioni;
alla riattivazione della centrale operativa del 118 di Trieste che possa gestire l’urgenza emergenza nell’ambito dell’area isontino-giuliana, recependo le reali necessità di un territorio che offre particolarità e peculiarità sicuramente diverse rispetto il resto della regione e che aveva nel tempo raggiunto un livello di gestione ed integrazione con i servizi territoriali ragguardevoli in una visione ampia e proattiva delle cure mediante un utilizzo diverso e integrato anche della continuità assistenziale.
Conclusioni
L’adozione dei provvedimenti ut supra descritti consentirebbe di avere risposte adeguate ed immediate in caso di emergenza, consentendo al cittadino di spiegare una volta soltanto il problema senza inutili perdite di tempo e/o dubbi sull’ente da allertare. Meno passaggi, significa meno errori e quindi meno costi.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
Tutto ciò premesso, con questa Petizione si chiede al Legislatore regione Friuli Venezia Giulia che:
Per il NUE112
adotti quei provvedimenti che ritiene necessari a ripristinare il collegamento diretto verso le istituzioni preposte al soccorso pur mantenendo la numerazione 112 quale numero Europeo ricordando come pure molti esponenti sindacali sia della Polizia di Stato che dei Vigili del Fuoco abbiano censurato il modus operandi del call center laico;
Per il Sistema 118
si proceda ad una riorganizzazione del sistema regionale dell’urgenza emergenza sanitaria 118 prevedendo un’ agenzia regionale dell’emergenza indipendente dall’ARCS e che consenta la gestione ed il coordinamento di tutto il personale aziendale coinvolto nell’emergenza con l’unificazione vera e necessaria di procedure e protocolli e dotazioni;
alla riattivazione della centrale operativa del 118 di Trieste che possa gestire l’urgenza emergenza nell’ambito dell’area isontino-giuliana, recependo le reali necessità di un territorio che offre particolarità e peculiarità sicuramente diverse rispetto il resto della regione e che aveva nel tempo raggiunto un livello di gestione ed integrazione con i servizi territoriali ragguardevoli in una visione ampia e proattiva delle cure mediante un utilizzo diverso e integrato anche della continuità assistenziale.
Conclusioni
L’adozione dei provvedimenti ut supra descritti consentirebbe di avere risposte adeguate ed immediate in caso di emergenza, consentendo al cittadino di spiegare una volta soltanto il problema senza inutili perdite di tempo e/o dubbi sull’ente da allertare. Meno passaggi, significa meno errori e quindi meno costi.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
adotti quei provvedimenti che ritiene necessari a ripristinare il collegamento diretto verso le istituzioni preposte al soccorso pur mantenendo la numerazione 112 quale numero Europeo ricordando come pure molti esponenti sindacali sia della Polizia di Stato che dei Vigili del Fuoco abbiano censurato il modus operandi del call center laico;
Per il Sistema 118
si proceda ad una riorganizzazione del sistema regionale dell’urgenza emergenza sanitaria 118 prevedendo un’ agenzia regionale dell’emergenza indipendente dall’ARCS e che consenta la gestione ed il coordinamento di tutto il personale aziendale coinvolto nell’emergenza con l’unificazione vera e necessaria di procedure e protocolli e dotazioni;
alla riattivazione della centrale operativa del 118 di Trieste che possa gestire l’urgenza emergenza nell’ambito dell’area isontino-giuliana, recependo le reali necessità di un territorio che offre particolarità e peculiarità sicuramente diverse rispetto il resto della regione e che aveva nel tempo raggiunto un livello di gestione ed integrazione con i servizi territoriali ragguardevoli in una visione ampia e proattiva delle cure mediante un utilizzo diverso e integrato anche della continuità assistenziale.
Conclusioni
L’adozione dei provvedimenti ut supra descritti consentirebbe di avere risposte adeguate ed immediate in caso di emergenza, consentendo al cittadino di spiegare una volta soltanto il problema senza inutili perdite di tempo e/o dubbi sull’ente da allertare. Meno passaggi, significa meno errori e quindi meno costi.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
si proceda ad una riorganizzazione del sistema regionale dell’urgenza emergenza sanitaria 118 prevedendo un’ agenzia regionale dell’emergenza indipendente dall’ARCS e che consenta la gestione ed il coordinamento di tutto il personale aziendale coinvolto nell’emergenza con l’unificazione vera e necessaria di procedure e protocolli e dotazioni;
alla riattivazione della centrale operativa del 118 di Trieste che possa gestire l’urgenza emergenza nell’ambito dell’area isontino-giuliana, recependo le reali necessità di un territorio che offre particolarità e peculiarità sicuramente diverse rispetto il resto della regione e che aveva nel tempo raggiunto un livello di gestione ed integrazione con i servizi territoriali ragguardevoli in una visione ampia e proattiva delle cure mediante un utilizzo diverso e integrato anche della continuità assistenziale.
Conclusioni
L’adozione dei provvedimenti ut supra descritti consentirebbe di avere risposte adeguate ed immediate in caso di emergenza, consentendo al cittadino di spiegare una volta soltanto il problema senza inutili perdite di tempo e/o dubbi sull’ente da allertare. Meno passaggi, significa meno errori e quindi meno costi.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
Conclusioni
L’adozione dei provvedimenti ut supra descritti consentirebbe di avere risposte adeguate ed immediate in caso di emergenza, consentendo al cittadino di spiegare una volta soltanto il problema senza inutili perdite di tempo e/o dubbi sull’ente da allertare. Meno passaggi, significa meno errori e quindi meno costi.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
Considerato il ripristino della Centrale Operativa di Trieste quale elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di soccorso sanitario, con esso e quindi ripristinando la corretta gestione delle risorse, il tutto si traduce in una riduzione dell’ospedalizzazione e quindi dei costi di degenza, di attese nei pronto soccorso ottenendo un miglioramento della qualità assistenziale ed il soddisfacimento nell’utenza e non ultimo anche il non abbandono delle cure.
Un servizio di qualità si ottiene con la professionalità e la professionalizzazione delle varie figure che compongono le equipe di soccorso. Un sistema complesso e delicato abbisogna di operatori qualificati che non possono esser sostituiti da personale volontario.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
In ultimo si pone all’attenzione l’importante aspetto che nei paesi ove vige il numero 911, la centrale operativa è formata da operatori altamente qualificati che hanno superato un percorso formativo importante tale da consentir loro di gestir la diversità degli interventi senza dover effettuar una doppia intervista telefonica. Inoltre in alcuni paesi europei il numero 112 è complementare alle altre numerazioni nazionali di emergenza.
Questo è ciò che chiedono i cittadini: un sistema di soccorso efficiente ed efficace.
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