mercoledì 10 giugno 2026
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Pakistan: Wikipedia torna online dopo il bando per "blasfemia"

Luca Marsi·
Wikipedia e' tornata online in Pakistan dopo che il primo ministro, Shehbaz Sharif, ha ordinato alle autorita' di revocare il blocco imposto all'enciclopedia online per "contenuti blasfemi". La blasfemia e' una questione delicata in Pakistan, Paese a maggioranza musulmana, e anche Facebook e YouTube sono stati, in precedenza, banditi per aver pubblicato contenuti ritenuti sacrileghi. Il ministro dell'Informazione e della radiodiffusione, Marriyum Aurangzeb, ha twittato le direttive del premier che ha "ordinato che il sito web (Wikipedia) possa essere ripristinato con effetto immediato". La Wikimedia Foundation - il fondo senza scopo di lucro che gestisce Wikipedia - ha dichiarato di "essere stata informata che l'autorita' pakistana per le telecomunicazioni (Pta) aveva ricevuto l'ordine di ripristinare l'accesso" e sperava di vedere il traffico online in Pakistan "riprendere presto". 
 
 La scorsa settimana, il Pta aveva concesso a Wikipedia 48 ore per rimuovere i contenuti ritenuti "blasfemi", prima di bloccare il sito. Un portavoce dell'agenzia aveva detto che Wikipedia sarebbe rimasta "bloccata fino a quando non rimuovera' tutto il materiale discutibile", senza specificare quale contenuto fosse in questione. Da questa mattina, Wikipedia e' stato nuovamente accessibile. Sharif aveva incaricato un comitato composto da tre ministri di esaminare la decisione del Pta di bloccare Wikipedia. Il comitato ha ritenuto che le "conseguenze indesiderate di questo divieto generalizzato... superino i suoi benefici", secondo il documento, firmato dal primo segretario del premier, Syed Tauqir Shah. "Il popolo del Pakistan fa affidamento su Wikipedia sia come risorsa di conoscenza che come percorso per condividere le proprie conoscenze con gli altri", ha detto un portavoce di Wikimedia senza spiegare se siano stati rimossi i contenuti contestati dalle autorita'. Il Pakistan ha bloccato YouTube dal 2012 al 2016 per aver trasmesso un film sul profeta Maometto che ha portato a violente proteste in tutto il mondo musulmano. Negli ultimi anni, il Paese ha anche bloccato piu' volte la popolarissima app di condivisione video TikTok per contenuti "indecenti" e "immorali". (AGI)All

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