Meno assunzioni (regolari) nel lavoro domestico: rincari in busta paga, inflazione e mancanza di agevolazioni fiscali le cause del calo
E' un dato che balza all'occhio e che sembra decisamente sorprendente. In un'Italia che invecchia e dove ormai quasi il 25% della popolazione ha superato i 65 anni d'età, con picchi ancora più consistenti in alcune regioni quali Liguria, Umbria e Friuli Venezia Giulia, il settore del lavoro domestico, per la prima volta da oltre un decennio, sta subendo una sensibile contrazione.
I numeri non mentono mai e allora analizziamoli. A livello nazionale, il personale occupato nelle mansioni assistenziali a domicilio è calato quest'anno di 7,9 punti percentuali. In Friuli Venezia Giulia è andata un po' meglio, con un -5,5% ma in un territorio, come quello locale, in cui gli “over” rappresentano una fetta decisamente cospicua in rapporto al numero complessivo di abitanti, la diminuzione è comunque degna di nota.
Che cosa è successo? Non ci sono più anziani da accudire o mancano i lavoratori? Sicuramente né l'uno né l'altro. I fattori che hanno inciso sul segno meno potrebbero dipendere da altre cause. Innanzitutto, la decrescita arriva dopo tre anni caratterizzati dalla pandemia, nei quali le badanti, anche coloro che lavoravano non in regola, sono state regolarizzate per bypassare le limitazioni ai movimenti dovute al Covid. Fra 2020 e 2021 c'è stato quindi un boom di nuovi contratti, che in parte, a fine emergenza, sono stati chiusi per ritornare - in piccola percentuale, s'intende - nella sfera del “sommerso”. E proprio il “nero” rappresenta non solo una cattiva abitudine da estirpare ma anche un rischio potenziale per le famiglie, che si ritrovano in casa personale non verificato e spesso senza la necessaria esperienza per operare in un settore sociale così complesso.
Ma la motivazione è anche un'altra e dipende dalla congiuntura economica nazionale. L'inflazione ha bruciato una parte consistente del potere d'acquisto di molte famiglie italiane: alcune, di conseguenza, hanno dovuto ridurre i costi e fra questi, evidentemente, anche quello per le collaboratrici famigliari. Da non trascurare, poi, anche l'aumento delle retribuzioni per le lavoratrici, che forse ha disincentivato, in parte, il mercato delle assunzioni, ed il bonus promesso più volte dal Governo che ad oggi non è ancora stato erogato; la mancanza di agevolazioni fiscali influisce in maniera considerevole e senza un intervento diretto l'intero settore potrebbe subire ulteriori conseguenze negative.
Da qui, appunto, il calo che sfiora l'8% su base nazionale e che rappresenta la prima contrazione da oltre un decennio. Una situazione in netta controtendenza con quello che è invece l'andamento demografico osservato dai principali indicatori sociali, secondo i quali in Italia servirebbero almeno 25 mila figure professionali in più nel settore dell'assistenza. Purtroppo il decreto flussi, dal 2010, non prevede entrate per questo genere di mansioni e anche questo aspetto ha sicuramente inciso sulla crescita parallela del “sommerso”.
Foto di Matthias Zomer:
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