Riceviamo e pubblichiamo gli auguri a Jolanda
Jolanda nasce a Torre di Parenzo, primogenita, il 3 Giugno 1921 in un’Istria da poco italiana dove il croato lo si parlava di nascosto tra le mura domestiche e mai per la strada.
Bambina brillante, vede nascere i suoi due fratelli Gianni e Elio, loro potranno finire la scuola elementare, lei no, si fermerà alla terza perchè le bambine di campagna non sono destinate a lavori specializzati.
Così, a 9 anni, inizia ad assistere una famiglia benestante di Torre, occupandosi dei loro bambini, poco più piccoli di lei. È lì che impara le belle maniere e l'amore per il bello e il raffinato. Nel tempo libero aiuta i suoi genitori in campagna a tendere gli ulivi, a piantare le vigne. Vive la natura con le sue stagioni e l'arsura dell'estate tipica di quei territori. Di tanto in tanto si reca con il padre al mare, alla cristallina foce del Mirna per pescare. Tutte le attività di quel tempo sono funzionali alla sopravvivenza, l’Istria è un paese amato, ma allo stesso tempo retrogrado e le ragazzine come Jolanda sognano una vita diversa, dove poter realizzare i loro sogni e determinare le proprie esistenze. A 16 anni visita per la prima volta Trieste, dove vive la zia, a San Giacomo, un quartiere popolare dove i nuovi arrivati dai paesi limitrofi si concentrano per ricominciare una vita cittadina non troppo lontana dalle loro terre.
Trieste non è solo una città di mare, un porto con le sue belle architetture e le signore eleganti, Trieste è la libertà di essere donna, è potersi emancipare attraverso la propria professione. Ritornata a Torre, il suo obiettivo è fin da subito quello di tornare al più presto a Trieste, per lavorare. I genitori hanno bisogno di lei e perderebbero delle braccia utili, ma Jolanda è caparbia e si cerca un marito con cui realizzare il proprio sogno.
Sposa a 16 anni Ruggero e a 18 anni si trasferiscono insieme a Trieste, prendendo dimora in quell’affollata San Giacomo e proprio lì, aprono un ristorante e poi una trattoria in via Valdirivo, avvicinandosi sempre più alla vita cittadina. Lei fa il turno del mattino e il marito quello del pomeriggio, non si vedono spesso ma ci sono l'affitto e le bollette da pagare e l’ambizione di integrarsi nella vita di città è diventata più forte del loro amore.
Due anni dopo Ruggero parte per l'Africa, Jolanda è sola e forse libera.
Jolanda è una donna bella, capelli neri, occhi azzurri e, nel pochissimo tempo libero, sfila per case di moda e continua a gestire la sua attività. Ora è a tutti gli effetti una donna imprenditrice con la capacità di poter scegliere il proprio destino. Soldati tedeschi arrivano in via Valdirivo per le sue “ luganighe in camisa” e forse per ammirare quella mula “triestina” che li incanta con i suoi piatti semplici ed il suo bel sorriso.
Nel 1941 Ruggero torna dall'Africa, rimane un po’ per poi ripartire. Jolanda è in dolce attesa e nel 1942 nasce Giulia. Mamma e figlia sono sole e felici, ma per Jolanda è chiaro: Giulia non crescerà a San Giacomo, troppi legami con il passato, con la terra abbandonata, così cerca dimora altrove.
Nel frattempo la seconda guerra mondiale si inasprisce e Jolanda porta la figlia dai nonni.
Pratica il contrabbando di beni di prima necessità con battelli, affrontando l'ignoto e la paura, senza aver mai imparato a nuotare.
Scene che ancora oggi ci toccano, memorie passate e immagini di oggi sovrapposte, che ci devono far pensare.
Nel 1945 la guerra è appena finita, piano piano torna la tranquillità.
Jolanda ha lavorato sempre senza sosta, ora ha un potere d’ acquisto e trova una casa a Barcola.
Il proprietario è un anziano signore che non può più fare le scale per arrivare a casa e lei fascinosa e tenace, lo convince a spostarsi in città, dove gli compra un appartamento e si trasferisce a Barcola con la sua piccola Giulia, dove tutt'ora vive.
Ruggero tornerà dall’Africa felice di rincontrare la sua famiglia in un contesto così bello, borghese e con il mare che quasi entra in casa. Casa che, nel poco tempo libero, si riempie di cene e pranzi.
Jolanda e Ruggero aprono un altro ristorante.
Sono tempi d'oro, sotto l'amministrazione alleata e tutti stanno bene, si sente parlare l’inglese e le mule triestine lo imparano e alcune di loro si sposano per andare altrove, lontano.
Jolanda è sposata, non ci pensa nemmeno ad andare via, ma approfittando della buona congiunzione, vuole un posto per sé lontano dai fornelli e prende in concessione un negozio di antiquariato. Sarà il suo periodo migliore: compra, si diverte e vende cose belle e sofisticate che le ricordano non chi non e’ stata, bensì chi ha saputo diventare oggi. Condurrà il negozio fino alla metà degli anni ‘60, poi decide con il marito di consolidare le attività. È qui che decide di riavvicinarsi a lui: troppi i giorni passati separati e troppo veloce il tempo che se ne va. Comprano un magazzino di vini che gestiscono assieme e di tanto in tanto, riescono anche a viaggiare. Giulia si laurea, è la prima in famiglia e si sposa con uno scienziato, Giorgio, proveniente da una famiglia triestina borghese. Per Jolanda è un segno di “missione compiuta”: i sacrifici sono stati ripagati. L'attività del magazzino continua anche se un pò più a rilento, fino all'inizio degli anni ‘80, quando Jolanda e Ruggero decidono di andare in pensione. Ancora giovani, ma con più di 40 anni di attività nelle ossa, si concentrano sulla figlia che ha prematuramente perso il suo Giorgio.
Per Jolanda inizia un periodo di stasi, Ruggero è 10 anni più vecchio di lei e lei sente ancora quel “morbin” che la contraddistingue da tutti. Così si dedica al giardino, va al mare, si incontra con le sue amiche, ma non è più particolarmente felice. Forse sogna un'altra vita, un altro compagno o semplicemente una nuova attività che possa tenerla attiva. Non la troverà per scelta.
A causa di un incidente, Ruggero rimane ferito e lei diventa la sua infermiera. Sono periodi difficili, ma la malattia unisce la coppia e Jolanda per assurdo è più serena. Ruggero la lascia quando lei ha 77 anni ed è ancora bella. La sua casa diventa troppo grande per lei, ma ci resta e qui, Lavinia, sua nipote, invita gli amici e Jolanda rinasce preparando di nuovo cene, feste e capodanni con le sue famose e indimenticabili luganighe in camisa. A 85 anni, la sua Giulietta si ammala, Jolanda è lacerata, ma grazie alla sua grande forza, tiene duro, si scrolla le paure di dosso e non può fare altro che assistere la figlia con passione, amore e coraggio. Saranno 10 anni di lunghissima e atroce malattia, i 10 anni più tremendi e crudi della sua esistenza.
A 96 anni, Jolanda vede sua figlia morire nella loro casa, "dovrebbe essere il contrario" dice, il suo cuore è rotto, ma sollevato. Giulia non c'è più e Lavinia è lontana.
Comincia il tempo in cui non è più autosufficiente e ad assisterla ci sono delle signore che vengono come lei, della sua amata Istra. Tra la nostalgia e i sapori dei piatti di casa, passano altri anni.
A 99 anni, in piena pandemia trova Latif, che si occupa di lei, fa il giardino, le prepara il brodo più buono del mondo e la mette a letto come una sposa, una regina e lei sorride. Lo chiama Saša, li dividono 70 anni, ma li accomunano la guerra, la resilienza, la loro dignità, l'integrità e il senso del giusto. Con Latif arriva anche Lara e Jolanda è di nuovo viva, in casa c’è di nuovo rumore. Ridono, lei racconta loro i ricordi, si arrabbia, piange, poi ride, li abbraccia e da loro si fa coccolare.
Insieme la sera le rimboccano le coperte, le danno la carta per la notte e i baci .
“Fa bei sogni” e l’ultimo sorriso della sera è per loro. Jolanda è questa piccola famiglia ricreata, messa insieme da lei stessa, senza volerlo, un regalo per chi le sta attorno, per chi le vuole bene. Jolanda è l’uovo alla coque in tazzina, gli occhi di una bambina felice davanti a un piatto di “pedoci”, Jolanda è ancora bella, ancora forte e quando non se ne sta ferma lì, sulla sua poltrona a contemplare il cielo, i tramonti e il silenzio, Latif, il suo Saša, la porta a passeggiare tra le sue rose, tra la sua terra e l’odore, i colori dei suoi fiori. È qui che le si accendono gli occhi, la memoria, i ricordi di Giulietta prima e Lavinia più tardi che piccole piccole, riempiono lo stesso giardino di corse, di rumore, di sole.
A chi le chiede come ha fatto ad arrivare a 100, lei risponde che non se n’è neppure accorta.
E quando le chiedi "come stai?", lei, con il suo sorriso di occhi ti risponde, “a gonfie vele!”.