Federcaccia contro Trieste Animal Day: «Disinformazione su gestione fauna selvatica e caccia»
In risposta all’intervento “Vi spieghiamo perché la caccia è sbagliata” a firma dell’Associazione Trieste Animal Day apparso nella rubrica “segnalazioni” di TriesteCafe, in data 14.05.2020, restiamo sempre perplessi di fronte alla, quanto meno, disinformazione nei confronti della gestione della fauna selvatica e della caccia.
Ogni evento, dalla cronaca al meteo, che accade nel nostro Paese o all’estero, diventa pretesto per chiedere restrizioni o limitazioni all’ attività venatoria.
La caccia - attività legale, sostenibile e in tutto il mondo riconosciuta come elemento fondamentale della gestione e conservazione dell’ambiente non è assolutamente uno sport o un hobby come erroneamente affermato ma una forma di gestione attuata sulla base delle più attuali conoscenze scientifiche e con le tecniche più idonee a perseguire gli obiettivi di gestione prefissati, rispondendo ai principi di conservazione della risorsa naturale rinnovabile costituita dalla fauna.
Il controllo delle popolazioni delle varie specie selvatiche, regolamentato da apposite leggi, è un’attività fondamentale di gestione faunistica, come evidenziato in questo momento dalle Regioni che stanno chiamando i cacciatori a partecipare ad interventi di contenimento, come nel caso del cinghiale, per ridurre l’espansione e l’impatto sulle colture agricole, della sicurezza dei cittadini e per prevenire gli incidenti stradali.
Definire pertanto considerevoli i danni agli animali e all’ambiente quelli causati dai cacciatori col prelievo venatorio è una falsità che trova immediata risposta anche nei dati pluriennali favorevoli di tendenza delle popolazioni di molte specie di uccelli migratori oggetto di caccia, sia in Europa, sia in Italia.
Come se non bastasse si vuole dimostrare, sfruttando l’effetto emotivo, che la caccia è una attività socialmente pericolosa. Purtroppo da anni si è abituati a leggere inchieste dedicate agli incidenti di caccia che non forniscono però dati chiari e precisi. Infatti in molti conteggi diffusi dalle Associazioni contrarie alla caccia vengono riportate vittime di episodi non ascrivibili direttamente all’esercizio della pratica venatoria come infarti, annegamenti, cadute o, nei casi più assurdi, incidenti stradali di persone che “si recavano a caccia” chiamando in causa l’attività venatoria in fatti che nulla hanno a che vedere con la caccia.
Facciamo presente inoltre che i cacciatori investono decine di migliaia di euro all'anno di propria tasca nei miglioramenti ambientali, nel ripristino e conservazione di zone umide, nel monitoraggio della fauna e nella ricerca in generale.
Si evidenzia altresì che in questo periodo di emergenza sanitaria solo dalla Federazione Italiana della Caccia sono stati raccolti oltre 1.000.000,00 € (un milione di euro) per l’acquisto di respiratori, per donazioni alla Croce Rossa, allo Spallanzani, ecc- che sommandosi allo sforzo compiuto dalle altre associazioni venatorie, dalle riserve di caccia, dalle aziende di settore, raggiungono un valore pari al doppio – dando la misura della solidarietà e della determinazione di noi cacciatori.
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