«Difendere Porcia significa difendere il futuro industriale d'Italia»: la nota di Cabibbo

"Non siamo al cospetto di una crisi locale e nemmeno di una vertenza aziendale: il caso Electrolux è il segnale di una fragilità strutturale del modello industriale europeo. Proprio perché siamo convinti europeisti, riteniamo che oggi serva un nuovo patto sociale che unisca istituzioni, imprese e lavoratori. L'economia sociale di mercato, che è alla base del popolarismo europeo, non può ridursi a un principio astratto. Se la crescita economica viene separata dalla coesione sociale e dal valore della persona, l'Europa perde la propria identità. Difendere Porcia significa difendere il lavoro, la dignità delle famiglie e il futuro industriale del nostro Paese". Questa la posizione espressa da Andrea Cabibbo, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, che in una nota riprende il suo intervento nell'Aula del Consiglio regionale durante la discussione della mozione sull'Electrolux.
Secondo Cabibbo "la vicenda Electrolux è il simbolo di un mercato senza equilibrio, che calpesta la dignità dell'uomo e la sacrifica sull'altare di una speculazione cinica, sempre attratta dalle sirene di Paesi che non rispettano né tutelano le persone. Oggi il conto di questa scelta lo stanno pagando i lavoratori, le famiglie e i territori che hanno costruito la ricchezza industriale del continente".
"Quella di Porcia - evidenzia il forzista - non è una fabbrica qualsiasi. È una parte della storia industriale del Friuli Venezia Giulia e dell'Italia. Una storia iniziata nel 1916, proseguita con il miracolo industriale della Zanussi e diventata il motore della crescita regionale negli anni Sessanta. Nel 1971 lo stabilimento occupava oltre 10mila lavoratori ed era espressione del secondo gruppo privato italiano dopo Fiat. Anche dopo l'ingresso di Electrolux, il legame con il territorio è rimasto forte e ha contribuito a creare benessere, competenze e sviluppo".
Cabibbo continua sostenendo che "il piano industriale presentato dall'azienda ha le fattezze di un piano di dismissione e, per questo, deve essere respinto. La mozione unitaria va nella direzione giusta perché individua un obiettivo chiaro: il ritiro di un piano che non ha alcuna visione industriale e che rischia di trasformarsi nell'ennesima operazione di arretramento produttivo dell'Europa. Auspichiamo che il prossimo tavolo di confronto porti risultati concreti e non semplici rinvii".
Il capogruppo azzurro punta il dito contro le distorsioni del commercio internazionale: "Mentre le imprese europee rispettano regole ambientali, sociali ed energetiche tra le più severe al mondo, i colossi cinesi continuano a beneficiare di condizioni che generano una concorrenza profondamente squilibrata. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha ricordato che l'Europa ha già perso circa un milione di posti di lavoro per effetto del dumping cinese. È un dato che dovrebbe far riflettere chi, a Bruxelles, continua a parlare di competitività senza affrontare il tema della reciprocità".
"Non possiamo accettare - continua Cabibbo - che produzioni strategiche vengano progressivamente espulse dal continente, mentre l'Europa assiste passivamente. Difendere l'industria non significa fare protezionismo: significa pretendere regole eque, tutelare il lavoro e garantire condizioni di concorrenza corrette".
Cabibbo ringrazia quindi il governatore, Massimiliano Fedriga, e gli assessori Alessia Rosolen e Sergio Emidio Bini: "La Regione ha reagito immediatamente, mettendo in campo strumenti e iniziative concrete. Questo dimostra che il Friuli Venezia Giulia ha compreso la portata di una sfida che non può e non deve essere circoscritta a un singolo territorio, né diventare oggetto di speculazione politica. Oggi più che mai viviamo una stagione che impone senso di responsabilità", conclude la nota.
ACON/COM/aa
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