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Politica

"Troppo bassa la differenziata a Trieste"

Luca Marsi·
Pubblichiamo da Adesso Trieste
 
La gestione dei rifiuti del capoluogo giuliano mostra dati estremamente bassi di raccolta differenziata, come confermato dal rapporto Legambiente “Comuni ricicloni Fvg 2020”. Il passaggio dal 28% al 44% di differenziata in 6 anni (2013-2019) evidenziato da  Giovanni Piccoli, responsabile Servizi Ambientali di AcegasApsAmga, non è sufficiente. 
 
“Non certo una questione di scarsa civiltà dei triestini - afferma Federico Zadnich, coordinatore dell’Assemblea Ecologia di Adesso Trieste - Nelle città più virtuose la gestione della raccolta dei rifiuti è profondamente diversa, con il porta a porta o facendo pagare le tasse sui rifiuti in base a quanti se ne producono. Un pagamento “al consumo”, come per elettricità o gas”. 
 
La peculiarità di Trieste è una mera scusa e non giustifica il dato evidenziato. Si può  cambiare il sistema di gestione con un processo a tappe, progettando un sistema di raccolta su misura in base alle caratteristiche dei rioni e dei borghi, iniziando da quelli che meglio si prestano al porta a porta e coinvolgendo in maniera attiva le persone che ci vivono per farle diventare protagoniste nella gestione dei rifiuti. Anche per quanto riguarda la Bora, si possono prevedere sistemi di raccolta all’interno dei condomini o abbinare la raccolta della carta e plastica a quella del vetro.
 
Inoltre, non è possibile sostenere che il dato deludente non sia in relazione con l’inceneritore: a Vienna, che ha 4 inceneritori, la differenziata è solo al 32%, mentre a Milano che ne ha 1 è al 65%. L’Europa negli ultimi anni raccomanda di disinvestire sull’incenerimento e la Danimarca sta cominciando a spegnere gli inceneritori per raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione. Anche la vicina Lubiana, capitale leader (come tutta la Slovenia) in Europa con il 70% di differenziata, ha rinunciato all’inceneritore puntando invece sull’economia circolare e sulla riduzione del rifiuto urbano residuo (RUR).
 
“Sarebbe infatti ancora più importante ridurre i chili di immondizia prodotti all’anno da ciascun abitante, oltre che puntare sulla differenziata. Anche su questo purtroppo la situazione a Trieste non è positiva:  la produzione pro capite di rifiuto secco è ben di 265 kg (dati 2019), la più alta di tutta la Regione, e sta crescendo anziché diminuire”.
 
Su questo punto le azioni della Giunta Dipiazza sono state estremamente deboli, limitandosi ad aggiungere qualche casetta dell’acqua per disincentivare l’utilizzo delle bottiglie di plastica. Eppure le occasioni non mancavano. Si sarebbe potuto, ad esempio, sfruttare il bando regionale per le compostiere di quartiere o, in linea con le direttive europee e nazionali, costruire delle alleanze con gli operatori del commercio per promuovere il vuoto a rendere e i prodotti sfusi, o ancora valorizzare i rifiuti elettronici . Tutte azioni necessarie a rispondere agli obiettivi di sviluppo sostenibile a livello locale e globale, secondo gli indirizzi dell’Agenda 2030 dell’ONU.
 
Il gruppo di lavoro di Adesso Trieste che si occupa del tema sta delineando una proposta che prevede servizi e incentivi ai cittadini e alle attività economiche per aggredire alla base il problema dei rifiuti, promuovendone una minor produzione, oltre che una diversa gestione. 
 
“Per Adesso Trieste c’è bisogno di un deciso cambio di passo per mettere in campo un sistema di raccolta e una filiera di riciclo che da una parte riduca l’impatto dei rifiuti  sull’ambiente e dall’altra offra opportunità di lavoro e di crescita economica - sostiene Giulia Massolino, portavoce di Adesso Trieste - L’obiettivo è di trasformare un problema in un’opportunità, con benefiche ricadute per i cittadini, anche in termini di riduzione dell’imposta sui rifiuti”.

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