Trieste, Ora! attacca sui controlli al confine: “Costati 20 milioni, ma sono davvero efficaci?”
Il dibattito sulla gestione dei controlli ai confini tra Italia e Slovenia torna al centro dell’attenzione politica. A intervenire è Ora! Trieste, che attraverso una nota firmata dalla referente Domitilla Savino mette in discussione l’efficacia del rafforzamento dei controlli introdotto dal 21 ottobre 2023 in Friuli Venezia Giulia dopo la sospensione del trattato di Schengen.
Secondo quanto riportato nel comunicato, il mantenimento dei presidi ai valichi avrebbe comportato finora una spesa complessiva di circa 20 milioni di euro. Una cifra che comprende, secondo quanto evidenziato dal movimento, sia le spese per il personale inviato a supporto della Polizia di frontiera sia quelle legate alla logistica e alle attrezzature necessarie per garantire il servizio.
Il nodo dei costi
Ora! Trieste sottolinea come una parte consistente delle risorse sia stata destinata alle trasferte degli operatori impegnati nei controlli.
Nel comunicato si evidenzia che il costo complessivo sarebbe destinato ad aumentare ulteriormente in considerazione del prolungamento della sospensione di Schengen fino al dicembre 2026.
Per il movimento civico, il tema non riguarda soltanto la spesa sostenuta, ma soprattutto il rapporto tra costi e risultati ottenuti.
“I confini sono davvero chiusi?”
La domanda posta da Ora! Trieste è diretta: il rafforzamento dei controlli ai principali valichi produce realmente un aumento della sicurezza?
Nel documento viene osservato come il territorio di confine presenti numerosi punti di attraversamento alternativi, tra sentieri, strade secondarie, percorsi agricoli e aree boschive che renderebbero difficile un controllo capillare basato esclusivamente sulla presenza fisica degli operatori.
Secondo il movimento, concentrare gli sforzi soltanto sui principali valichi rischierebbe di rappresentare una risposta parziale a un fenomeno molto più complesso.
La proposta: droni e intelligenza artificiale
Ora! Trieste propone un modello differente basato sull’utilizzo di strumenti tecnologici avanzati.
Nel comunicato si suggerisce l’impiego di droni, sensori e sistemi basati sull’intelligenza artificiale per monitorare le aree di confine e segnalare eventuali movimenti sospetti alle pattuglie operative.
Secondo il movimento, questa soluzione consentirebbe interventi più mirati e ridurrebbe la necessità di mantenere grandi presidi fissi lungo i valichi principali.
Più agenti nei quartieri cittadini
Un altro elemento centrale del comunicato riguarda la distribuzione delle risorse sul territorio.
Ora! Trieste sostiene che gli uomini e le donne impegnati nei controlli di frontiera potrebbero essere utilizzati in altre aree considerate problematiche della città.
Nel testo vengono citate zone come Largo Barriera, San Giacomo e piazza Venezia, indicate come quartieri nei quali una maggiore presenza delle forze dell’ordine potrebbe risultare particolarmente utile.
La posizione di Domitilla Savino
A chiudere il comunicato è la presa di posizione della referente di Ora! Trieste, Domitilla Savino.
Secondo Savino, la sorveglianza del confine dovrebbe diventare più efficiente attraverso l’utilizzo diffuso di tecnologie di monitoraggio avanzate, evitando al tempo stesso costi straordinari per il richiamo di personale da altre regioni.
La proposta del movimento punta quindi a sostituire una parte dei controlli tradizionali con sistemi tecnologici capaci di fornire dati e segnalazioni in tempo reale, lasciando alle pattuglie il compito di intervenire in modo mirato laddove necessario.
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