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Politica

Trieste, Laterza sul McDonald’s alle Rive: «Io preferisco Pepi e un panino di porzina» (VIDEO)

Luca Marsi·
Trieste, Laterza sul McDonald’s alle Rive: «Io preferisco Pepi e un panino di porzina» (VIDEO)

Il dibattito sull’arrivo di nuove grandi attività commerciali nel centro di Trieste dovrebbe essere inserito, secondo Riccardo Laterza, in una riflessione molto più ampia sul futuro del commercio cittadino e soprattutto dei negozi di quartiere.

Durante “Un capo in B”, intervistato da Luca Marsi al Pedocin, il capogruppo di Adesso Trieste ha affrontato anche il tema dell’apertura di un McDonald’s sulle Rive.

«L’iniziativa economica privata è libera»

Laterza ha innanzitutto riconosciuto il quadro normativo entro cui si muovono le attività economiche private.

«L’iniziativa economica privata è libera», ha spiegato, osservando che, qualora esistano le condizioni previste dalla normativa, un’attività commerciale può naturalmente aprire.

Il consigliere ha però sottolineato come le liberalizzazioni abbiano progressivamente ridotto gli strumenti a disposizione delle amministrazioni comunali per incidere sull’equilibrio commerciale delle diverse zone cittadine.

Secondo Laterza, il punto non dovrebbe essere stabilire quale singola attività possa occupare uno specifico locale, quanto piuttosto cercare di governare la composizione commerciale complessiva di una determinata area.

La battuta: «Preferisco Pepi»

Sul piano personale, Laterza ha espresso con ironia la propria preferenza gastronomica.

«Io personalmente non amo McDonald’s», ha detto.

Poi la battuta: «Preferisco andare da Pepi a mangiare un panino di porzina».

Una risposta leggera che ha però rapidamente lasciato spazio a una questione politica molto più ampia: il progressivo impoverimento del tessuto commerciale cittadino.

Il problema dei negozi che chiudono

Laterza ha ricordato come negli ultimi anni siano scomparse numerose attività commerciali.

«Sono stati chiusi centinaia di negozi negli ultimi anni», ha affermato, facendo riferimento, a memoria, a oltre 600 chiusure nell’arco di circa dieci anni.

Il dato, come precisato dallo stesso Laterza durante l’intervista, è stato citato a memoria, ma il ragionamento politico riguarda soprattutto l’effetto che la perdita delle attività produce nei quartieri.

«Le periferie, i rioni si stanno svuotando di negozi».

Per Laterza non si tratta soltanto di un problema economico.

I negozi come presidi sociali

Le attività di vicinato, secondo il capogruppo di Adesso Trieste, rappresentano anche veri e propri «presidi sociali».

Un negozio sotto casa può essere particolarmente importante per gli anziani, per chi ha difficoltà a muoversi o per chi vive in zone meno servite.

La scomparsa progressiva di queste attività rischia quindi di ridurre non soltanto la varietà commerciale ma anche la qualità della vita nei quartieri.

«Altrimenti diventiamo uguali a qualsiasi altra città»

Laterza ha quindi richiamato la necessità di individuare strumenti indiretti capaci di incentivare alcune attività e tutelare l’identità commerciale di Trieste.

«Bisognerebbe fare una riflessione in più per tutelare» le attività che rappresentano anche una caratteristica della città.

Il rischio, ha concluso, è una progressiva omologazione.

«Altrimenti diventiamo uguali a qualsiasi altra città del mondo».

La discussione sul McDonald’s diventa così, nella lettura di Laterza, soltanto la punta dell’iceberg di una trasformazione più profonda del commercio triestino.

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