Pubblichiamo da Lorenzo Tamaro - Segretario Provinciale SAP
Quello della rotta balcanica, porta di accesso per l’immigrazione irregolare da nord-est, è un problema che si affianca a quello dell’immigrazione via mare. I dati mostrano un incremento consistente degli ingressi clandestini, a fronte di un depotenziamento degli organici degli Uffici della Polizia di Stato interessati.
Ai problemi di organico si aggiungono carenze di carattere logistico, sanitario e l'assenza di strumenti efficaci per una proficua attività di polizia; l'uso dei droni e delle pattuglie miste, seppur utili, da sole non bastano.
Per tale motivo abbiamo inviato una lettera al Ministro dell'Interno Luciana Lamorgese: serve un piano strategico efficace e condiviso con le altre Istituzioni e gli altri Stati interessati, anche alla luce della recente crisi afgana.
Serve soprattutto una politica all'altezza delle necessità evidenziate, fornendo agli operatori un piano logistico adeguato con mezzi, risorse e dotazioni.
ignor Ministro,
con la presente sottoponiamo alla Sua attenzione la grave situazione che da tempo si sta
verificando nella provincia di Trieste, i cui territori sono interessati dalla c.d. rotta
balcanica.
Trattasi di un problema rilevante che si affianca a quello dell’immigrazione
clandestina via mare e altrettanto importante da richiedere soluzioni immediate e una
visione di medio-lungo periodo.
Infatti, i dati concernenti l’immigrazione proveniente dal versante Nord-Est
confermano la necessità di decisioni non più procrastinabili.
È chiaro che analizzando il trend degli ultimi anni tale flusso migratorio non ha più
un carattere emergenziale ma si è cronicizzato a fronte di un depotenziamento degli
organici degli uffici della Polizia di Stato interessati.
Infatti, i rintracci sono notevolmente aumentati ma dall’altro lato si è
drasticamente ridotto il numero degli operatori di Polizia impegnati nell’attività di
contrasto all’ immigrazione clandestina.
Basti pensare che nei mesi di giugno, luglio e agosto 2020 i rintracci erano stati
complessivamente 1498 mentre negli stessi mesi quest’anno hanno raggiunto il numero
di 2398.
A fronte di ciò gli Uffici di Polizia sul territorio hanno subito un taglio consistente
degli organici. La Polizia di Frontiera di Trieste oggi può contare complessivamente su
un numero di 111 operatori mentre nel 2007, quando erano attivi i valichi di frontiera e la
Slovenia non apparteneva all’area Schengen, la Polizia di Frontiera del capoluogo
giuliano era costituita da 260 unità per lo svolgimento del lavoro ordinario di retrovalico.
È facile osservare che in quel tempo però non c’era un fenomeno immigrazione così
grave legato alla c.d. “rotta balcanica” né tantomeno un’emergenza sanitaria.
Attualmente i migranti che entrano in Italia attraverso tale rotta sono
principalmente di nazionalità pakistana, afghana e bengalese ed è immaginabile che con
la crisi afgana il flusso migratorio non possa che aumentare.
Misure quali l’istituzione delle pattuglie congiunte con la polizia slovena e l’utilizzo
dei droni, adottate dal Governo nel mese di agosto, si sono rivelate inadeguate.
Le pattuglie miste sarebbero efficaci se operanti non a campione bensì su ogni
quadrante di servizio, concordando con la polizia slovena i luoghi dove effettuare questo
tipo di servizio.
Inoltre, sarebbe stato necessario aggregare personale specializzato e non utilizzare
esclusivamente, come invece si è fatto, il personale degli uffici territoriali, cosa che ha
comportato un ulteriore aggravio di lavoro ad un organico notevolmente esiguo.
Ai problemi di organico si aggiungono carenze di carattere logistico, sanitario e
l’assenza di strumenti efficaci per una proficua attività di polizia.
Rispetto al 2020, infatti, la Polizia di Frontiera nel 2021 non ha potuto procedere alle
c.d. riammissioni informali che in passato avevano dato ottimi risultati.
Inoltre, come anticipato, i quotidiani problemi legati alla rotta balcanica, interessata
dai flussi migratori ormai da 30 anni, sono oggi aggravati dall’emergenza sanitaria
correlata alla pandemia.
Ad esempio, negli ultimi giorni gli operatori di polizia si sono ritrovati, terminate le
operazioni di identificazione e sbrigate le pratiche previste per legge, a dover “ospitare”
per lungo tempo nei propri uffici i "rintracciati" nell’attesa che venissero collocati in
strutture attrezzate.
Nonostante gli sforzi profusi dalle Amministrazioni locali e la richiesta di
stanziamenti della Prefettura per il miglioramento dei moduli abitativi, finalizzati alla
realizzazione di un open-space dotato di una superficie vetrata che separi migranti da
personale di vigilanza, siamo ben lontani dalle risposte che un fenomeno di queste
proporzioni richiede. Infatti, i flussi migratori della c.d. rotta balcanica ormai non
rivestono più carattere emergenziale, si protraggono da diversi anni e potrebbero
incrementarsi a causa della crisi afgana.
Signor Ministro,
per le ragioni suesposte riteniamo non più procrastinabile l’adozione di un ampio
programma idoneo ad assicurare la regolare attività di polizia nell’ambito dei servizi
volti al contrasto dell’immigrazione clandestina nella c.d. rotta balcanica nonché a
garantire la sicurezza degli operatori.
Oggi è quanto mai imprescindibile una politica proattiva che anticipi le possibili
conseguenze derivanti dalla crisi afgana.
Nello specifico è indispensabile rinforzare adeguatamente gli uffici della Polizia
di Frontiera, nell’immediato attraverso l’aggregazione di personale e nel medio-lungo
periodo mediante un programma di potenziamento strutturale.
È chiaro che le forze “ordinarie” in campo non sono sufficienti a gestire l’attuale
flusso migratorio. Pertanto, a dispetto del mancato rinforzo di operatori delle Polizia di
Frontiera proveniente da altre provincie è necessaria l’aggregazione di personale
professionalmente preparato.
Inoltre, la provincia di Trieste necessita altresì di strutture, mezzi e di un piano
logistico adeguato ad affrontare un possibile ulteriore arrivo in massa dalle terre
afghane.
Per quanto concerne nello specifico la Polizia di Frontiera occorre fornire agli
operatori mezzi e dotazioni adeguate nonché procedure efficaci e funzionali quali le
“riammissioni informali”.
Signor Ministro,
Le chiediamo pertanto di volersi attivare tempestivamente e di farsi promotore in seno
al Governo di un’azione politica all’altezza delle necessità evidenziate.
Auspicando che siano assunte al più presto le opportune e necessarie
determinazioni e in attesa di un cortese urgente riscontro, si porgono distinti saluti.