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Politica

Rotta Balcanica, allarme SIULP: "Situazione nel corso degli ultimi anni è andata via via peggiorando fino ad arrivare allo sfacelo attuale"

Luca Marsi·
Rotta Balcanica, allarme SIULP: "Situazione nel corso degli ultimi anni è andata via via peggiorando fino ad arrivare allo sfacelo attuale"

"HOT SPOT anziché solamente “SPOT”. Questo è quello che chiede questa Organizzazione
sindacale. Oramai con cadenza giornaliera tv, giornali e canali social si occupano del fenomeno
dell’immigrazione, che da anni ha assunto proporzioni bibliche. In particolare il fenomeno della
cd. “rotta balcanica” in epoca recente ha avuto ampio risalto mediatico, ove prima solamente
gli sbarchi nel sud del paese venivano dati in pasto all’opinione pubblica.
Ciononostante, a fronte di numerosi e roboanti annunci e proclami, la situazione nel corso degli
ultimi anni è andata via via peggiorando fino ad arrivare allo sfacelo attuale.
Questo fenomeno di natura epocale ed invero difficilmente arginabile, è stato aggravato dal
collasso del sistema di accoglienza e del resto basta transitare in Piazza Libertà – in quella che
dovrebbe essere la porta di ingresso di Trieste vista l’attigua Stazione Ferroviaria – per notare
l’estremo degrado, con numerose persone all’addiaccio, rifiuti, deiezioni ed altre amenità.
La criticità è stata sostanzialmente scaricata sulle forze dell’ordine ed in primis la Polizia di Stato,
i cui operatori, oltre a doversi occupare delle operazioni legate al primo rintraccio, sovente
devono sopperire a mancanze di altri enti e vengono distolti dagli altri fondamentali compiti di
istituto.
Se non fosse già grave, giova evidenziare che negli ultimi 15 anni l’organico della polizia in
provincia è diminuito di più di 100 unità per i motivi più disparati, ma tutti sostanzialmente
connessi alla politica della spending review, fallimentare soprattutto per quanto concerne i
servizi pubblici essenziali, finalizzati a garantire la convivenza civile nella nostra società.
Questa O.S. si chiede: quali soluzioni verranno poste in essere? Si continuerà a far finta di nulla?
A fare annunci roboanti ed irrealizzabili? O viceversa a fare proclami ideologici, anch’essi
altrettanto inattuabili?
Posto che il fenomeno è lungi dall’essere arrestabile (lo dimostrano i fatti) bisogna allora
riflettere su ciò che conta davvero: in primis le fasi di rintraccio, in cui appare imprescindibile un
HOT SPOT, che va posizionato in una zona idonea (sicuramente a ridosso del confine italo
sloveno e non a Jalmicco nei pressi di Palmanova, come anche oggi è emerso da fonti di stampa).
Essenziale sarà inoltre che l’implementazione di questa struttura non costituisca un aggravio
sugli organici locali, già in forte deficit, bensì che vi siano destinate risorse aggiuntive ad hoc.
I militari - sebbene costituiscano una risorsa aggiuntiva in tema di vigilanza - non contribuiscono
alla trattazione degli atti, al trasporto e ad altre procedure, pertanto non rappresentano di certo
la panacea di tutti i mali, come purtroppo va sostenendo qualche persona evidentemente NON
informata sui fatti.
L’HOT SPOT dovrebbe peraltro servire solo ed esclusivamente per le prime operazioni di
rintraccio e smistamento e dovrebbe essere costituito da personale a ciò preposto,
appartenente a tutte le forze dell’ordine (interforze), sanitari per lo screening, interpreti e
quant’altro occorra per garantire una celere trattazione.
La domanda da porci è: perché c’è chi adesso non vuole più l’HOT SPOT? Perché tra i suoi
detrattori vi è chi lo considera alternativo al sistema dell’accoglienza diffusa, che invece
costituisce il passaggio successivo? E anche chi ha annunciato di volerlo introdurre, perché
adesso sta proponendo soluzioni posizionate per l’appunto nell’entroterra anziché al confine
come sarebbe più opportuno? Viene quindi da pensare che manchi la reale volontà politica di
dare soluzioni.
Nelle more della verifica dei requisiti per l’acquisizione dello status di rifugiato, le persone
dovrebbero essere accolte degnamente e dignitosamente in strutture, la cui gestione dovrebbe
tuttavia ricadere direttamente sotto la mano pubblica (poiché di esclusivo interesse pubblico si
sta parlando) garantendo così un abbattimento dei costi.
Le persone ospitate dovrebbero inoltre – come avviene in altri paesi come la Germania – essere
formate dal punto di vista linguistico e professionale per favorire la loro integrazione nella
società, evitando l’emarginazione ed il conseguente degrado, preludio di un loro potenziale
utilizzo futuro quale manovalanza per la criminalità, specialmente qualora venissero lasciate a
loro stesse.
Bisognerebbe cioè uscire sia dalla politica fatta di annunci roboanti ed irrealizzabili (blocchi
navali, fototrappole, muri, filo spinato ecc.), sia da una certa ideologia di parte (accoglienza a
prescindere, no espulsioni ecc.), poiché se da un lato è sacrosanto fornire assistenza nelle prime
fasi di rintraccio e garantire il soggiorno a chi ne ha diritto, parimenti dovrebbe essere assicurata
la possibilità di espellere chi invece non ne ha titolo o coloro i quali mettono in pericolo l’ordine
e la sicurezza pubblica.
Quanto sopra non può avvenire se non tramite le soluzioni sopra suggerite, con il
coinvolgimento di tutti gli enti preposti e contestualmente ad un potenziamento massiccio degli
organici delle forze dell’ordine sul territorio.
Diversamente, il sistema giungerà ad un punto di non ritorno ed imploderà"
A riferirlo IL SEGRETARIO GENERALE PROVINCIALE SIULP di TRIESTE Francesco MARINO.

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