"Ippocastani abbattuti in viale XX Settembre: ora provano a rinascere tra l’asfalto e le ferite"

In viale XX Settembre, a Trieste, le ceppaie dei due ippocastani abbattuti dal Comune lo scorso marzo stanno sorprendendo i passanti con un inatteso segno di vitalità. Paolo Radivo, che già aveva documentato nei mesi scorsi il controverso abbattimento, ora torna a raccontare la resilienza imprevista della natura urbana, attraverso una testimonianza diretta e dettagliata.
Alberi di pregio, abbattuti tra le polemiche
Secondo quanto riportato da Radivo, si trattava di due alberi adulti, stimati tra i 76 e gli 82 anni, ritenuti “di pregio” in base al Regolamento comunale sul verde. Il più imponente raggiungeva 18 metri di altezza con una circonferenza di 204 centimetri; l’altro, 16 metri e 170 centimetri di tronco. Nella scheda tecnica precedente all’intervento, erano state evidenziate numerose criticità, molte delle quali attribuibili a interventi antropici errati, come scavi troppo vicini al colletto, radici tagliate o inglobamento di corpi estranei.
Una scelta definita "opinabile" da Radivo
Solo uno dei due ippocastani presentava una chioma asimmetrica considerata grave. Per Paolo Radivo, l’urgenza con cui si è proceduto al taglio – peraltro in piena stagione vegetativa e riproduttiva degli uccelli – appare quantomeno discutibile, soprattutto alla luce del fatto che oggi le ceppaie mostrano segni di vita. “Forse non tutto era perduto”, osserva Radivo con una punta di amara ironia.
Una lotta per la sopravvivenza sotto l’asfalto
Gli alberi mutilati si trovano in spazi angusti, soffocati da asfalto e cubetti di pietra, protetti solo da due colonnine. Eppure, come racconta ancora Paolo Radivo, la vita vegetale tenta con forza di riaffermarsi, generando fogliame fresco proprio lì dove era stato tagliato tutto. Il colletto di uno mostra scortecciamento, carie e cavità; l’altro presenta ferite più superficiali, ma pur sempre compromettenti. Entrambi hanno radici danneggiate da scavi recenti.
Una scena che parla da sola
“È buffo e commovente insieme”, scrive Radivo, “vedere queste ceppaie tornare verdi, sfidando il degrado urbano e una pianificazione a volte troppo frettolosa”. La sua osservazione si trasforma in una riflessione più ampia: quanto valore attribuiamo davvero al verde urbano? E quanto ascoltiamo la voce silenziosa della natura prima di tagliarla?
Facciamo il tifo per loro
Nel suo appello finale, Paolo Radivo invita i cittadini a non dimenticare il ruolo essenziale degli alberi adulti e a pretendere maggiore cura da parte dell’amministrazione. Intanto, gli ippocastani di viale XX Settembre ci regalano una lezione di resistenza, facendo germogliare – nel cuore della città – una piccola, grande speranza.
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