Portualità sotto accusa: la FILT CGIL di Trieste contro la riforma del sistema portuale proposta dal Governo

La FILT CGIL di Trieste, in linea con la propria struttura nazionale e con la NCCdL CGIL di Trieste, ha espresso una ferma contrarietà alla proposta di riforma del sistema portuale avanzata dal Governo, giudicandola un “grave arretramento” rispetto ai principi che da trent’anni regolano e garantiscono l’autonomia delle Autorità di sistema portuale (AdSP).
Secondo quanto dichiarato da Stefano Mauro e Massimo Marega, la riforma rappresenterebbe una “scelta pericolosa anche sul piano istituzionale, sociale e costituzionale”, poiché andrebbe a minare l’autonomia amministrativa, organizzativa, regolamentare e finanziaria delle Autorità portuali, pilastro del modello introdotto con la Legge 84/94.
Quella legge, ricordano i sindacalisti, “ha saputo valorizzare le differenze dei territori, superare i monopoli, garantire trasparenza e favorire il dialogo tra pubblico e privato”, creando un sistema capace di coniugare sviluppo economico e coesione sociale.
La nuova proposta, invece, secondo la CGIL non migliora l’attuale assetto, ma rischia di “smantellarlo”, senza affrontare i veri nodi strutturali del settore — come la semplificazione normativa, la celerità degli iter infrastrutturali, o la gestione del fondo per i prepensionamenti.
Al contrario, la riforma punterebbe a creare una struttura verticistica, la “Porti d’Italia S.p.A.”, descritta come “strumento per la realizzazione delle infrastrutture strategiche”, ma che di fatto – sostengono i sindacati – esautorerebbe le AdSP delle loro funzioni fondamentali di governo, pianificazione e gestione operativa.
“Porti d’Italia S.p.A. rischia di diventare una cabina di regia scollegata dalle realtà territoriali — si legge nella nota —, cancellando un sistema di governance costruito nel tempo con equilibrio tra competenze locali, partecipazione sociale e responsabilità politica.”
La FILT CGIL di Trieste ha inoltre ricordato come la riforma arrivi dopo 18 mesi di vuoto istituzionale alla guida dell’Autorità Portuale di Trieste, periodo segnato da una riduzione dei traffici e da “uno stallo decisionale dovuto alle tensioni interne alla maggioranza di Governo”.
“Di fronte a questo scenario – concludono Mauro e Marega – la riforma non solo non offre soluzioni, ma rischia di sottrarre ulteriormente autonomia decisionale e funzionale ai porti, compromettendo la loro capacità di sviluppo e la loro funzione sociale”.
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