"No ovovia, collegare centro Trieste e Carso con bus elettrici"
Pubblichiamo da 2° Circolo PD Altopiano Est –
Lo scontro fra Comune di Trieste e l’opinione pubblica contraria al progetto di ovovia Porto Vecchio – Barcola – Carso è divenuto il terreno di confronto più visibile fra la logica degli investimenti puntuali imposti dall’alto e l’esigenza di una pianificazione integrata e sostenibile dell’uso del territorio. Mentre le obiezioni tecniche sulla fattibilità dell’opera (geologia dei terreni, sicurezza aerea, impatto ambientale e paesaggistico, impatto sociale, costi di gestione) sono importanti e fondate, serve però ribadire il giudizio politico del Circolo PD Altopiano Est sul fatto che il progetto di ovovia non è una risposta adeguata al problema della “penetrazione nord” della città di Trieste, è caratterizzato da un pesante impatto ambientale ed utilizzerebbe importanti finanziamenti pubblici in contrasto con gli obiettivi di salvaguardia e valorizzazione del territorio del PNRR. Colpisce positivamente a questo riguardo la diffusa opinione dei Triestini sul fatto che questi finanziamenti europei non vanno usati così, anche se non fosse possibile riallocarli ad un altro progetto! L’alternativa all’ovovia non va cercata in fantasiose varianti del suo percorso, che, come per l’ipotesi Monte Grisa, ripropongono gli stessi problemi del progetto base, ma nel totale ripensamento del sistema del trasporto pubblico locale a Trieste: nella città, sul Carso e nella relazione città – altopiano. Il Piano Urbanistico per la Mobilità Sostenibile (PUMS) del Comune di Trieste, generato nel 2021 da un progetto europeo focalizzato sui problemi di accessibilità delle strutture portuali, non ha dato soluzioni e deve essere rivisto radicalmente. L’ovovia è una falsa risposta al problema della penetrazione nord alla città di Trieste. A prescindere dalla affidabilità dei dati sui flussi di traffico provenienti da nord in direzione del centro di Trieste, che sono di molto precedenti all’impatto della pandemia sulla mobilità nel bacino di lavoro triestino, va ricordato che tali flussi sono caratterizzati da tre componenti: - l’utenza locale residente sul Carso; - i lavoratori provenienti da fuori provincia (FVG e Slovenia), inclusi quelli occasionali costituiti prevalentemente da operatori indipendenti; - i turisti diretti a Trieste, che sono una quota minore del flusso di attraversamento turistico diretto ad est. L’utenza locale rappresenta la parte assolutamente maggioritaria della domanda di “trasporto rapido di massa” (TRM) fra altopiano e città ovvero la domanda di un’organizzazione efficiente e più sostenibile del trasporto pubblico locale (TPL). Per corrispondere a una struttura della domanda di accesso alla città di Trieste così articolata è necessaria una risposta multimodale integrata, che nel medio termine realizzi tre obiettivi: - la riorganizzazione del TPL sul Carso con l’impiego di bus elettrici di piccola dimensione su linee a più alta frequenza, che alimentino tre hub di raccordo con la città a Prosecco, Opicina e Basovizza; - la riqualificazione della stazione ferroviaria di Opicina come nodo di una linea metropolitana leggera fra la Bassa friulana e la Slovenia; - la realizzazione di nuovi parcheggi in verticale al di fuori del centro storico di Trieste. Tali misure prescindono da quelle specificamente necessarie per la sostenibilità del traffico nell’area urbana, che dovrebbero dare attuazione ad una mobilità rifondata sul TPL elettrico, in primo luogo lungo il mare; sulla ciclabilità sicura e sull’urbanistica della “città dei 15 minuti”. Di questo approccio alternativo all’ovovia per dare risposta alla domanda di mobilità sulla “penetrazione nord” fa parte naturalmente la riqualificazione ed il potenziamento del “Tram de Opcina”! Lo storico tram è un impianto parzialmente funicolare, che ha sempre svolto sia funzioni di trasporto pubblico locale, sia di servizio turistico. Senza perdere la speranza che i lavori in corso possano concludersi al più presto con un effettivo ripristino della linea, il tracciato esistente offre opportunità di innovazione, che non sono state esplorate. Una linea dotata di navette moderne capaci di collegare in un quarto d’ora il centro di Opicina con Trieste centro e viceversa è realizzabile con la modalità di trasporto terrestre “a guida vincolata", che appartiene alla categoria dei trasporti a fune adatti al superamento di dislivelli in ambiti montuosi, ma applicabili anche su terreni pianeggianti. Oggi questi mezzi di trasporto passeggeri (navette, carrozze o vagoni) vengono costruiti in base alle caratteristiche specifiche dell'impianto. Il collegamento fra il capolinea del tram a Opicina e la sua stazione ferroviaria, una Trieste Nord che è anche l’unica fermata possibile per il traffico ferroviario veloce fra est e ovest di interesse per Trieste, può completarne la funzione di hub dei servizi di collegamento con la città (bus elettrici, taxi), valorizzando le aree dismesse limitrofe anche con la realizzazione di parcheggi funzionali allo scambio fra traffico automobilistico in arrivo dall’autostrada e TPL nel contesto di un saldo ambientale e paesaggistico positivo. Le soluzioni indicate, oltre ad evitare i danni ambientali già ricordati, eviterebbero anche i contenziosi a cui va incontro il progetto dell’ovovia a fronte della impossibilità giuridica di realizzarne l’impianto di arrivo nell’area silvo-pastorale del crinale carsico di Opicina, tutelata dalla legge n. 168/2017 e dalla sentenza del luglio 2021 (Bosco Bovedo e Campo Romano). A fronte di alternative modulari e semplici, che potrebbero consentire la riallocazione dei fondi PNRR destinati all’ovovia su una vera riorganizzazione sostenibile della mobilità a Trieste, a partire dalla questione della sua “penetrazione nord”, la Giunta comunale, che sta proponendo all’opinione pubblica solo una tardiva e propagandistica informazione sul progetto, persegue la sua attuazione attraverso un Accordo di Programma, per aggirare sul piano procedurale la consultazione dei cittadini ed il confronto ed il voto nel Consiglio comunale, che sono dovuti con la normale procedura di una altrimenti necessaria variante urbanistica. Per queste considerazioni, frutto di un lavoro triennale sui temi della mobilità sostenibile e del trasporto pubblico locale, il Circolo PD Altopiano Est - conferma la propria opposizione al progetto di ovovia del Comune di Trieste, come già fatto fin dalla recente campagna elettorale, - plaude alla iniziativa lanciata dalle organizzazioni ambientaliste, dai comitati dei cittadini e da alcune forze politiche per l’indizione di un referendum comunale sull’ovovia, che consenta a tutti gli abitanti di Trieste di esprimersi in maniera informata; - chiede al Partito Democratico di Trieste di aderire al Comitato Promotore del referendum NO OVOVIA
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