lunedì 2 novembre 2026
Breaking
Incendio in Porto Vecchio, Futuro in Comune: "L’amministrazione garantisca vera sicurezza e accoglienza" ◆ Rogo al Porto Vecchio: vertice in Prefettura dopo la morte di due persone ◆ Donazione Lokar, le visite guidate di novembre e dicembre al museo Sartorio ◆ Morti in Porto Vecchio: Russo (Pd), "a Trieste nessuno muoia così" ◆ Defunti, San Giusto, unità nazionale e caduti del novembre 1953: tutte le cerimonie in programma ◆ Il Servizio Idrico potrebbe tornare pubblico: l'AUSIR avvia il supplemento istruttorio sulla gestione in house (VIDEO) ◆ 120mila euro per la sicurezza e il decoro al Cimitero di Sant'Anna: 12 nuove telecamere, navette e fiori (VIDEO) ◆ Trieste, platani rovesciati dalla bora. Il PD: «Basta verde in scatola, salviamo gli alberi» ◆ Gialuz dopo il rogo in Porto Vecchio: «Gli spazi si possono trovare, se c’è la volontà politica» ◆ Valmaura apre le porte ai sapori della Palestina: un aperitivo solidale tra incontro e condivisione ◆ Trieste, piede leggero sull’acceleratore: ecco dove saranno i telelaser fino all’8 novembre ◆ Trieste, 860 veicoli controllati e 176 contravvenzioni: il bilancio dei servizi della Polizia ◆ Maranza scatenati a Trieste, sequestrati 30 coltelli: indagati sei minorenni, anche droga ◆ Trieste, derby amaro per il Venjulia: Pasian di Prato vince, la reazione non basta ◆ Morena (Pd) su tragedia Porto Vecchio: «Aprire rifugio di via Gioia, servono soluzioni per freddo» ◆ Incendio in Porto Vecchio, Futuro in Comune: "L’amministrazione garantisca vera sicurezza e accoglienza" ◆ Rogo al Porto Vecchio: vertice in Prefettura dopo la morte di due persone ◆ Donazione Lokar, le visite guidate di novembre e dicembre al museo Sartorio ◆ Morti in Porto Vecchio: Russo (Pd), "a Trieste nessuno muoia così" ◆ Defunti, San Giusto, unità nazionale e caduti del novembre 1953: tutte le cerimonie in programma ◆ Il Servizio Idrico potrebbe tornare pubblico: l'AUSIR avvia il supplemento istruttorio sulla gestione in house (VIDEO) ◆ 120mila euro per la sicurezza e il decoro al Cimitero di Sant'Anna: 12 nuove telecamere, navette e fiori (VIDEO) ◆ Trieste, platani rovesciati dalla bora. Il PD: «Basta verde in scatola, salviamo gli alberi» ◆ Gialuz dopo il rogo in Porto Vecchio: «Gli spazi si possono trovare, se c’è la volontà politica» ◆ Valmaura apre le porte ai sapori della Palestina: un aperitivo solidale tra incontro e condivisione ◆ Trieste, piede leggero sull’acceleratore: ecco dove saranno i telelaser fino all’8 novembre ◆ Trieste, 860 veicoli controllati e 176 contravvenzioni: il bilancio dei servizi della Polizia ◆ Maranza scatenati a Trieste, sequestrati 30 coltelli: indagati sei minorenni, anche droga ◆ Trieste, derby amaro per il Venjulia: Pasian di Prato vince, la reazione non basta ◆ Morena (Pd) su tragedia Porto Vecchio: «Aprire rifugio di via Gioia, servono soluzioni per freddo» ◆
Politica

Gialuz dopo il rogo in Porto Vecchio: «Gli spazi si possono trovare, se c’è la volontà politica»

redazione·
Gialuz dopo il rogo in Porto Vecchio: «Gli spazi si possono trovare, se c’è la volontà politica»

«Le istituzioni, a partire dal Comune, hanno il dovere di trovare risposte concrete. E di farlo subito». Mitja Gialuz interviene sulla morte di due persone nell’incendio in un magazzino del Porto Vecchio di Trieste, chiedendo spazi e procedure capaci di assicurare assistenza e dignità, insieme al rispetto della legalità.

In un messaggio pubblicato sui social, Gialuz esprime dolore per le vittime e invita la città a non archiviare quanto accaduto come un episodio isolato. «Gli spazi si possono trovare, se c’è la volontà politica», sostiene.

«Una tragedia che lacera dentro»

«Quello che è successo stanotte in un magazzino del Porto Vecchio è una tragedia che lacera dentro e ci lascia senza fiato», scrive Gialuz.

Nel suo intervento richiama la ricerca di un riparo dal freddo o la preparazione di un pasto caldo come possibili circostanze della tragedia, senza che il post fornisca elementi di accertamento sulle cause dell’incendio.

Gialuz precisa inoltre di non conoscere ancora le condizioni personali delle vittime: «Non sappiamo ancora se fossero migranti, senza tetto o giovani che avevano perso la strada diventando invisibili». Il centro della sua riflessione è la situazione di abbandono nella quale ritiene si trovassero, senza un luogo dove ricevere assistenza e trascorrere la notte.

«Non possiamo voltare subito pagina»

Per Gialuz, il dolore deve accompagnarsi alla consapevolezza del rischio che altri episodi possano ripetersi.

«Trieste e i triestini non possono più accettare fatti come questo; non possono far finta di niente e voltare subito pagina», afferma.

Nel messaggio ricorda che, secondo il bilancio da lui richiamato, sono quattro le persone morte negli ultimi anni dopo aver trovato riparo negli edifici abbandonati del Porto Vecchio. Un precedente che lo porta a definire l’accaduto «un episodio tanto doloroso quanto annunciato».

La sua critica riguarda soprattutto un approccio che considera insufficiente: trattare «un dramma umano e sociale esclusivamente come un problema di ordine pubblico».

La richiesta di procedure e spazi

La risposta indicata da Gialuz passa attraverso un’organizzazione stabile, capace di tenere insieme protezione delle persone e controllo.

«Occorre trovare un metodo, fatto di procedure e spazi, in cui siano assicurate la dignità e l’umanità delle persone, garantendo al contempo il rispetto della legalità», scrive.

Nel post non vengono individuati singoli edifici da destinare all’accoglienza. Viene invece chiesto alle istituzioni di trovare soluzioni concrete per superare condizioni di vita che Gialuz definisce disumane e prive di controlli.

Il futuro del Porto Vecchio e l’emergenza sociale

Il messaggio mette infine a confronto la prospettiva di trasformazione del Porto Vecchio con la realtà delle persone che vi cercano rifugio.

«Il Porto Vecchio dovrebbe essere il luogo in cui costruire il futuro di Trieste, ma è diventato il simbolo di un’emergenza sociale in cui le persone vengono abbandonate e ridotte a scarti», sostiene Gialuz.

Da qui il richiamo al Comune e alle altre istituzioni perché intervengano senza ulteriori attese. L’appello si conclude con una frase rivolta all’intera comunità: «Non possiamo più restare indifferenti».

Articoli correlati