lunedì 10 agosto 2026
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Politica

«Coronavirus, giunto il momento di un’integrazione coraggiosa dell’Unione europea»

Luca Marsi·

«25 marzo 1957, Roma. Data che cambiò radicalmente la storia della nostra Repubblica: la nascita della Comunità Economica Europea, il primo passo per il progetto europeo. Ci hanno sempre insegnato che è più difficile fare le cose da soli, ci impieghi più tempo, più fatica. Che collaborare con gli altri è uno sforzo, perché bisogna arrivare a compromessi, negoziazioni. Però, ci insegnano anche che questo è uno sforzo che vale la pena fare. Che l’unione fa la forza. Un po’ come quando andavamo a scuola e c’era sempre il bulletto di turno. Se ti trovava da solo nei corridoi ti spintonava, insultava, rubava le merendine o le matite colorate. Perché eri da solo in quel corridoio. Fino a che un amico, e poi un altro, ed un altro ancora fino a diventare un gruppo di persone, ti facevano da muro. Uniti».  Lo sottolinea un appello congiunto di Volt, +Europa, Italia Viva, Italia in Comune, Energie per il Friuli, 

«E allora - ancora -  quello stesso bullo ti lasciava stare, perché non eri più così indifeso in compagnia d’altri. L’unione, il far gruppo ha creato un valore aggiunto, una forza più grande della somma dei singoli individui. Questo era in principio l’Unione Europea. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando una generazione intera di giovani europei è perita in ogni angolo del continente, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e Italia, paesi che fino al giorno prima erano su fronti opposti a farsi la guerra, si sono riuniti per avviare un progetto comune. Non l’hanno fatto perché era una cosa facile o divertente, l’hanno fatto perché era necessaria. Vedendo le macerie delle città tedesche, i ruderi delle cattedrali belga, le bellezze saccheggiate dell’Italia e la Francia, le famiglie devastate di tutto il continente, avevamo finalmente capito che da soli non ce la potevamo fare. E non ce l’avremmo fatta. Si è iniziato legando con un filo invisibile le economie dei vari paesi, cosicché la Guerra fosse economicamente, e in termini di risorse, impraticabile. Nacque così la CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, perché il carbone e l’acciaio erano le risorse vitali delle industrie, anche belliche. Più tardi, durante la Guerra Fredda, si è visto la necessità di un ulteriore passo in avanti, un passo che trascendesse il solo apporto economico agli e degli stati. Si è cominciato a dare valore alla collaborazione, alla cooperazione tra gli Stati membri, in quanto schiacciati e chiusi tra due blocchi politici ed economici enormi, due bulli che ci mettevano all’angolo. Seppur ora questa necessità sembra sparita, il dover unirsi per non essere schiacciati e annullati da forze esterne, purtroppo non è così. Oggi i bulli si stanno moltiplicando, sempre più grandi e sempre più forti, mentre noi a stento riusciamo a tenere il passo». 

«Ora più che mai - conclude - serve un’Unione, un’Unione più forte. Sia chiaro, nessuno è cieco, e nessuno si sta illudendo: l’Unione Europea com’è attualmente strutturata è disfunzionale; spesso inefficiente a portare avanti un progetto comune. Questo perché ogni singolo Stato membro decide per sé, anche a discapito di altri paesi membro, rendendo così impossibile fare fronte comune. Così, attualmente l’Unione non è abbastanza unita. E questo deve cambiare! È giunto il momento di un’integrazione coraggiosa dell’Unione europea, è tempo che si inizi a pensare a una sovranità europea e non più soltanto a una sovranità nazionale condivisa. Una sovranità europea che dia ai cittadini europei più forza, che scardini i limiti degli stati nazionali, sempre più palesi e sempre più ampi. Diciamo basta ad un’Europa degli Stati sovrani, dove ogni giorno che passa ci dimostra la sua inefficienza! Vogliamo una Europa Unita, dove guardiamo alle somiglianze tra i popoli e non alle differenze, ma anche dove le peculiarità di ciascun popolo siano sempre tutelate! È tempo di avere coraggio, di dire che le cose come stanno e di accorgersi che così non funziona. Bisogna riaprire un dialogo con i cittadini per costruire una Nuova Europa, una Repubblica federale europea, più unita, più forte, più solidale ma soprattutto pienamente democraticamente rappresentativa. Da soli non siamo forti abbastanza, e i bulletti continuerebbero a metterci all’angolo. Insieme siamo più forti. Insieme possiamo tener testa ai bulli di turno. Insieme. A questo dobbiamo puntare! Uniti ce la faremo! «La via da percorrere non è né facile né sicura, ma deve essere percorsa, e lo sarà!» (Altiero Spinelli)». 

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