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Politica

Adesso Trieste: "Concerti ed eventi al Gasometro, ricreatori diventino botteghe creative aperte"

Luca Marsi·
“La Cultura è uno degli ambiti in cui Dipiazza e la sua giunta hanno mostrato nel modo più eclatante la loro inadeguatezza, lasciando la città fuori dal circuito dei grandi eventi di richiamo nazionale e internazionale e non investendo nella capacità di moltissimi gruppi e associazioni esistenti a Trieste di sviluppare cultura dal basso. Vogliamo dimenticare l’attuale provincialismo, le rassegne sciatte e raffazzonate e le mostre preconfezionate. Bisogna ritornare a dare alla città la sua dimensione e vocazione europea”.  Così Riccardo Laterza, candidato sindaco di Adesso Trieste, nella conferenza stampa che ha presentato il programma di AT sulla Cultura insieme a Deborah Borca, Giulio Ciabatti, Carlo (Ciars) Visintini, candidati al Consiglio Comunale. 
 
Gli spazi svuotati del Gasometro, dell’archeologia industriale, del Porto Vecchio, i docks abbandonati sono secondo AT luoghi ideali per ospitare rassegne di danza, di musica, di teatro di respiro internazionale. “Vogliamo promuovere residenze artistiche per invitare nomi importanti della graphic-novel, del cinema d’animazione, per ri-conoscere e ri-vivere altre facce della città, altri volti dell’arte” - spiega Deborah Borca. “L’incanto della città, lo sguardo rinnovato e magico non sono lumache, passeri e lupi fucsia davanti ai quali farsi un selfie di sfuggita. Non è questa la strada da percorrere.
 
Strehler diceva che la Cultura deve essere un punto di riferimento e non un punto di smarrimento e dispersione. Biblioteche, musei, teatri, associazioni culturali devono essere coordinati e in dialogo tra loro. Vogliamo che si superi l’idea che ciascuno gioca in solitaria la propria carta, la propria mostra, il proprio cartellone, pur senza rinunciare alla propria specificità”.
 
AT propone che i ricreatori, grande peculiarità dell’offerta educativa triestina, oltre a rafforzarsi come luogo del gioco libero e dello sport di base, diventino botteghe creative aperte in cui giocare e apprendere, in cui far nascere veri e propri atelier dove gli artigiani piantino i semi della creazione artistica. “
 
“Vogliamo restituire soggettività a chi rischia di essere solo oggetto di consumo.” - sottolinea Carlo Visintini “Vista la totale assenza di un’offerta aggregativa culturale per i ragazzi, i PAG (Progetto Area Giovani) dovrebbero servire a sostenere attivamente le loro iniziative e proposte, non limitandosi alla sola concessione degli spazi. Per questo vogliamo trasformarli in una risorsa diffusa in tutto lo spazio urbano. Dovranno offrire il supporto e la supervisione necessaria per dare la possibilità di imparare a gestire uno spazio culturale in maniera autonoma: organizzare gli eventi, gestire un’associazione, fare programmazione culturale”.
 
 
 
AT punta inoltre i riflettori sui mestieri della cultura.  Pur non entrando nel merito della Sala Tripcovich, dell’evidenza dell’incuria e della trascuratezza di questo bene pubblico, ricordiamo che tre anni fa il Teatro Verdi l’ha ceduta al Comune di Trieste in cambio dei Laboratori scenografici alle Noghere. Nel ventennio passato le maestranze del Teatro Verdi contavano un numero consistente di scenografi, attrezzisti, restauratori, falegnami, fabbri, macchinisti. Oggi vi sono rimaste solo due persone e un capannone dimenticato, deposito provvisorio di scene in attesa di smaltimento. 
 
“Si tratta di competenze perdute che oggi non compaiono nemmeno nei titoli di coda, rimossi anche dalle locandine”, è la considerazione di Giulio Ciabatti. “Si sta dissipando un mestiere, un’arte, una tradizione, un patrimonio che ci ha distinti a livello internazionale. Vogliamo invece un vero Cantiere delle Arti e dei Mestieri dello spettacolo per tenere viva la tradizione e innestarla con la ricerca, ridando valore a queste professionalità. Troppo spesso chi lavora con la cultura è costretto ad accettare condizioni contrattuali inique e del tutto inadeguate. Useremo tutti gli strumenti in mano al Comune per riconoscere i professionisti della cultura e fornire loro l’adeguato compenso e i diritti previsti, ridando dignità al lavoro culturale”.
 

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