“Facebook è diventato un porcile”: triestino riaccende dibattito su controlli, contenuti e tutela minori
Uno sfogo diretto, duro, senza giri di parole. Arriva da Trieste e in poche righe fotografa un malessere che molti utenti dei social network confessano ormai da tempo, spesso sottovoce. Questa volta, però, il tono è esplicito e il messaggio chiaro: “Dove sono finiti tutti i moderatori di Facebook?”.
Secondo la segnalazione, quello che un tempo era percepito come un social network è diventato oggi una vetrina fuori controllo, popolata da contenuti sessualizzati, profili che propongono esplicitamente prestazioni e allusioni rivolte a un pubblico di ogni età, senza filtri e senza apparenti verifiche.
L’accusa non è solo morale, ma soprattutto sociale e civile. Nel mirino finisce l’assenza di una moderazione efficace e il rischio concreto che minori e bambini possano imbattersi con facilità in contenuti non adatti, se non apertamente pericolosi. Un’esposizione che, secondo l’utente, rappresenta oggi uno degli aspetti più gravi della deriva della piattaforma.
Il punto centrale non è la censura, ma il controllo. La richiesta è chiara: maggiore responsabilità da parte di chi gestisce uno dei più grandi spazi digitali al mondo, una vigilanza più stringente sui contenuti pubblicati e una tutela reale dei più giovani, troppo spesso lasciati soli davanti a uno schermo che non distingue più tra intrattenimento e abuso.
Uno sfogo che, al di là del linguaggio acceso, intercetta un tema sempre più presente nel dibattito pubblico: la crisi della moderazione sui social, il confine sempre più sottile tra libertà di espressione e deriva dei contenuti, e il ruolo delle piattaforme nel garantire ambienti digitali sicuri.
La domanda resta aperta e rimbalza tra utenti, famiglie e istituzioni: chi controlla davvero i social network oggi? E soprattutto, chi protegge chi li usa?