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Politica

Festa della Donna, corteo del Coordinamento No Green Pass e Nonunadimeno contro obbligo vaccino

Luca Marsi·

Pubblichiamo da Nonunadimeno e Coordinamento No Green Pass riguardo il corteo in programma martedì 8 marzo dalle 1730 da piazza Volontari Giuliani

Negli ultimi due anni, è diventato sempre più evidente che non va affatto tutto bene.
 
La crisi generata dal Covid-19 è stata gestita mettendo al primo posto la produttività economica e il mantenimento di una normalità insopportabile. Una normalità fatta di precarietà lavorativa e dipendenza economica, discriminazioni di genere e omotransfobiche, violenza domestica e femminicidi, sfruttamento di chi compie il lavoro di cura pagato e non, cultura dello stupro, razzismo e criminalizzazione delle migrazioni. In poche parole, la normalità del patriarcato capitalista che prospera ogni giorno sulle nostre vite.
 
L’emergenza sanitaria si è innestata sulle disuguaglianze sociali che già c’erano e le ha peggiorate: quelle disuguaglianze continuano ad avvelenare la nostra quotidianità e a mantenere intatta la struttura violenta della società. Quella del Covid-19 non è una pandemia, ma una sindemia, dove la malattia e le sue conseguenze colpiscono più duramente le fasce della popolazione già svantaggiate, più fragili da un punto di vista sanitario anche perché vulnerabili socio-economicamente: quelle stesse persone diventano così sempre più ricattabili e sfruttabili.
 
I governi non hanno saputo fare altro che scaricare la responsabilità sulle persone, hanno imposto misure individualistiche e hanno ignorato totalmente la necessità di fare investimenti sistemici nella sanità. Un dpcm dopo l’altro, siamo state chiamate a caricarci la nostra parte di fardello sulle spalle e ad andare avanti lasciando il contesto invariato: potevamo al massimo lamentarci per la fatica che ci tocca fare, ma senza alzare troppo la voce per non disturbare i grandi piani di ripresa dei tecnocrati e di Confindustria.
 
Siamo state incoraggiate ad ignorare che i pesi dei nostri fardelli non sono uguali per tutti e che il peso deriva da ingiustizie strutturali; ci volevano costringere a non pensare a non considerare quello che possiamo fare insieme per liberarcene tutte e tutt*. Vogliono che ognuna si limiti a pensare a sé e a contribuire al Pil nazionale adempiendo ai propri doveri di consumo e dimenticandosi di essere connessa con le altre persone, pagando in silenzio i costi della sindemia e del sistema economico disumano che l’ha prodotta, limitandosi a sperare che, se le cose non vanno bene per tutte/*, vadano almeno benino per sé.
 
Produci, consuma e, se non crepi subito, si salvi chi può.
 
Per le donne, questo comporterebbe rassegnarsi al sessismo e alle molestie pur di mantenere un lavoro che consenta di sopravvivere, accettare senza fiatare il doppio carico della cura familiare e del lavoro, fare figli* per contrastare il calo demografico, fare qualsiasi cosa per mantenere il permesso di soggiorno, rimanere intrappolate in relazioni violente per non finire in strada. E, soprattutto, sentirsi sole.
 
Noi invece torniamo in piazza oggi per ribadire che non siamo sole e che dalla vita vogliamo molto di più. E che questo di più sia davvero e sempre per tutte, nessuna esclusa.
 
La libertà di una è la libertà di tutte e l’unico modo per avere dignità è lottare assieme alle altre per cambiare le dinamiche economiche che ce la negano, creare reti di solidarietà tra persone, mettere in  discussione il sessismo, il razzismo e l’eteronormatività che permeano la nostra cultura e la nostra storia, rinominare i luoghi e starci in maniera diversa, rendere gli spazi sicuri praticando il rispetto reciproco, sostenerci a vicenda nel disinnescare le relazioni tossiche che ci fanno soffrire.
 
Torniamo in piazza per urlare che dalla violenza non si esce invocando più poliziotti nelle strade, ma distruggendo insieme la cultura patriarcale che la produce e la dipendenza economica che intrappola le donne.
 
Che la salute non si cura cercando lo specialista privato migliore che ci si può permettere, ma rivendicando insieme un sistema sanitario pubblico, uguale per tutte e tutt* e vicino alle persone più che agli interessi economici.
 
Che la povertà non si sconfigge accaparrandosi le briciole lanciate sotto forma di bonus né consumando per “far girare l’economia”, ma rivendicando i nostri diritti sul lavoro e lottando insieme per eliminare quel sistema che ci rende sfruttabili.
 
Che il divario salariale di genere non si colma affannandosi per raggiungere i vertici delle aziende, ma pretendendo servizi di welfare pubblici e accessibili per tutte rifiutandosi di portare sulle proprie spalle il peso della cura del sistema capitalista.
 
Che lo stupro non si elimina chiamando pazzi gli uomini che lo compiono, ma lavorando insieme per educarci alla cultura del consenso, eliminando gli stereotipi di genere e portando l’educazione sessuale transfemminista nelle scuole.
 
L8 marzo, da sempre e oggi più che mai, è tutto questo. È rivendicare con forza tutto quello che possiamo fare collettivamente per sovvertire l’ordine delle cose. È non rassegnarci alla merda che ci succede ogni giorno perché potrebbe andare peggio. È rivendicare innanzitutto un modo diverso di stare al mondo in questo preciso momento storico: non come individui slegati dagli altri, ma come persone in relazione, che si riconoscono a vicenda e insieme decidono di lottare per il bene di tutte/*. È riconoscerci come donne e persone LGBTQIA+ in lotta perpetua contro il patriarcato. È ricordarci che nessuna si salva da sola.
 
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Oggi vogliamo gridare, dopo quasi un anno di lotta e discriminazione, quanto sia grave e patriarcale, per noi, l’attacco sferrato alle conquiste storiche delle donne attraverso l’introduzione del green pass e dell’obbligo vaccinale. A prescindere dalle nostre diverse scelte vaccinali, questi sono, per noi, solo ed esclusivamente manipolazioni strumentali al concetto di cura, interferenze statali all’autodeterminazione del corpo e strumenti di ricatto nel mondo del lavoro, della cultura e della socialità.
 
 
La violenza economica
Lo strumento essenziale per una donna per uscire da una situazione di violenza domestica è l’autonomia economica, un reddito che le consenta di allontanare se stessa e figlie/i da un marito/compagno/fidanzato violento, un contratto di lavoro che permetta alle donne extracomunitarie di ottenere un permesso di soggiorno indipendente dal matrimonio. Nella situazione in cui la differenza salariale è ancora netta, in cui molte donne vengono discriminate e rischiano il licenziamento sui luoghi di lavoro in quanto madri, in cui molte si sono impoverite a causa del lockdown, il green pass e l’obbligo vaccinale (le categorie sottoposte all’obbligo sono composte prevalentemente da lavoratrici, nei settori della scuola e della sanità) non fanno altro che rendere ulteriormente difficili le fuoriuscite dalla violenza familiare, fonte del maggior numero di femminicidi in Italia.
 
La manipolazione strumentale del concetto di cura
Abbiamo vissuto una gestione statale nefasta della sindemia, fatta di incuria verso i bisogni primari delle persone, soprattutto se socialmente e fisicamente più fragili, ma di premura verso i grandi profitti. Confindustria e governo, introducendo il green pass e l’obbligo vaccinale, non hanno di fatto tutelato in alcun modo la salute collettiva ma hanno invece messo in campo l’ennesimo tentativo di far ricadere la colpa dall’alto verso il basso sui nostri corpi e sulle nostre scelte. Mentre si riempivano la bocca di cura e rispetto reciproco, in nome dei quali tutte ci saremmo dovute allineare alle loro direttive, stavano di fatto generando, con forte ausilio mediatico, un clima di odio e discriminazione verso una parte di noi. Hanno creato macchiette vessatorie, adottate anche negli ambienti più critici, con cui suddividere in buoni e cattivi, distogliendo l’attenzione dalle problematiche reali. In nome della loro cura, molte di noi, quest’anno, hanno perso amici, lavoro, sono state isolate e vessate mediaticamente e fisicamente. In nome della loro cura, molte di noi, pur avendo valutato inopportuna la vaccinazione sui loro corpi, se la sono fatta, vivendola come una violenza, per poter continuare ad avere una vita. Dire a una persona “Su, forza, dimmi di sì, accetta, altrimenti.. non ti lascerò più lavorare o avere vita sociale” per noi non è consenso (…”libero ed informato”): la vaccinazione Covid fatta volontariamente è un piacere e fonte di serenità, la vaccinazione obbligata è una violenza, sui nostri corpi e sulle nostre scelte.Noi, come donne e come femministe, diverse e plurali, sappiamo che la cura reciproca e la solidarietà sociale non sono questa merda di cui si riempiono la bocca, sono invece qualcosa di molto serio, basato sul rispetto e l’ascolto reciproco, e non accettiamo siano concetti usati come sponda ideologica per introdurre e normalizzare un nuovo documento divisivo. Un documento che, come tale, non può che farsi portatore di discriminazione, invece che di inclusione e cura. Un documento digitale che, come tale, sta contribuendo a trascinarci verso una società digitalizzata di individui isolati, erta sulle spalle e sul sangue di quella parte di mondo da cui le risorse materiali per il digitale provengono. Un documento che ha costretto all’outing forzato molte persone trans, privandole della tutela data dalla privacy, e che ci ha messo difficoltà su scelte che avrebbero dovuto restare personali e tutelate, ci dicevano.
 
L’autodeterminazione del corpo
Mettere in dubbio la neutralità delle “verità oggettive” della Scienza di Stato, vissuta oggi generalmente come una fede verso una cricca invece che come risultato di un dibattito scientifico, ha significato per molte essere prese/i di mira come eretiche ed egoiste, così come centenni fa. Sono varie le ragioni, sociali, intime, scientifiche, mediche, personali e politiche per cui diverse di noi hanno scelto di non vaccinarsi ed altre invece sì. Riteniamo entrambe queste queste decisioni legittime e da difendere, poiché sono il risultato di una valutazione personale su se stesse basata su questioni profonde. Siamo allergiche ai sensi di colpa che vorrebbero addossare coloro che additano una parte di noi come irresponsabili in un tentativo di dirigere, con la forza, le scelte sui nostri corpi. Rifiutiamo i paternalismi, le accuse di ignoranza, superficialità e dolo, su cui spingono per spersonalizzarci, allinearci e metterci le une contro le altre. Rifiutiamo allo stesso modo chi fa sponda sull’opposizione al green pass per portare istanze antiabortiste. Sappiamo che gli attacchi all’autodeterminazione dei nostri corpi arrivano per rimanere e, una volta consolidati, è molto più difficile combatterli. È per tutto questo che scendiamo in strada ora contro il Green Pass e l’obbligo vaccinale. È per tutto questo che lottiamo costantemente da quasi un anno. È per tutto questo che veniamo represse, zittite ed emarginate, è per tutto questo che non ci fermeremo fino alla vittoria.
 
Toccano una, toccano tutte
E mentre insistono nel dirigere la società a suon di bollettini dei morti e di Stati di emergenza, prendendo gli individui per la bocca dello stomaco e con la paura, noi gridiamo che hanno fatto un passo falso. Volevano dividerci e invece, per sopravvivere a quest’anno, in molte ci siamo ritrovate. Da qui proseguiamo, con la consapevolezza delle armi del nemico, da quella mediatica a quella dei proclami di emergenza, e speriamo di poter proseguire sempre più numerose, arricchendoci con le esperienze l’una dell’altra e mettendo da parte gli stereotipi e le macchiette. Per creare un mondo in cui la cura, la salute e la sorellanza siano qualcosa di serio. Un mondo in cui non bastino quattro
 
uomini, bianchi, cis, di mezza-tarda età a fare i virologi e divulgatori scientifici di Stato -si parla di Bassetti, Burioni, Crisanti e Galli- per creare le basi ideologiche suppostamente “oggettive” con cui discriminare e dividere la società.
 
Toccano una,toccano tutte!
 
Contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere,contro la violenza degli Stati, per l’indipendenza economica, per le eretiche/i di oggi e di ieri!
 
DONNE CONTRO IL GREEN PASS E L’OBBLIGO VACCINALE
 
QUI LA CHIAMATA AL CORTEO DI NON UNA DI MENO TRIESTE !

 

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