Turismo a Trieste, Bucci: “serve continuità, non fuochi d’artificio che si spengono in 24 ore” (VIDEO)
Nel corso della diretta serale di Trieste Cafe il confronto sul turismo cittadino ha preso una piega netta, quasi definitiva, quando il discorso si è concentrato sul ruolo degli eventi nella costruzione dell’identità turistica della città. Non una riflessione astratta, ma un passaggio strategico che tocca direttamente il modello di sviluppo che Trieste intende adottare nei prossimi anni.
ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe Maurizio Bucci, esperto di crociere ed ex assessore al turismo, intervenendo con una posizione chiara e senza ambiguità: gli eventi da soli non bastano, soprattutto se rimangono episodi isolati. La città, secondo Bucci, non può permettersi di vivere di picchi occasionali. Deve invece strutturare un calendario riconoscibile, programmato, capace di generare continuità.
Il limite degli eventi spot
Bucci parte da una constatazione semplice ma incisiva. Un grande evento riempie alberghi e locali, produce visibilità e crea un momento di entusiasmo collettivo. Ma il giorno dopo cosa resta? Se l’iniziativa non è inserita in un disegno più ampio, il rischio è che l’effetto si esaurisca rapidamente, lasciando la città al punto di partenza.
Nel suo intervento, Bucci non boccia gli eventi in sé, ma contesta la logica dell’episodio. Il turismo, ricorda, non si consolida con l’eccezione, bensì con la prevedibilità. È la ricorrenza a costruire reputazione, a rendere una destinazione affidabile e riconoscibile nel tempo.
Un piano del turismo come cornice obbligata
Il concetto di piano unico ritorna con forza. Per Bucci, senza un documento strategico condiviso, ogni iniziativa rischia di muoversi in modo autonomo, senza coordinamento e senza una visione comune. La città ha bisogno di una direzione chiara, capace di collegare promozione, eventi, infrastrutture e comunicazione in un unico progetto.
In questo quadro, le manifestazioni devono diventare strumenti di una strategia, non obiettivi isolati.
“Ci vorrebbe una Barcolana al mese”: la provocazione che spiega tutto
La frase pronunciata in diretta è volutamente forte: l’ideale sarebbe avere una Barcolana al mese. Non una proposta letterale, ma una metafora che chiarisce il concetto. La Barcolana è un evento che ritorna, che viene atteso, che identifica la città. È una manifestazione che non si limita a riempire un fine settimana, ma costruisce un appuntamento stabile nel calendario internazionale.
Secondo Bucci, Trieste dovrebbe lavorare per generare eventi con la stessa capacità di riconoscibilità e continuità, capaci di attirare visitatori anche fuori dai periodi di punta.
Destagionalizzazione e stabilità
La ricorrenza non è solo una questione di marketing, ma di equilibrio economico. Una città che concentra tutto in pochi momenti dell’anno resta fragile. Al contrario, un calendario distribuito lungo i dodici mesi permette di diluire i flussi, sostenere le attività economiche e rendere il turismo meno vulnerabile.
Bucci collega direttamente questo aspetto alla necessità di programmare nel medio-lungo periodo. Gli eventi devono essere pensati oggi per funzionare domani e dopodomani, non per rispondere all’urgenza del momento.
Professionalità e selezione
Un altro passaggio centrale riguarda la qualità organizzativa. Le manifestazioni ricorrenti non si improvvisano. Servono competenze, capacità di selezione, visione. Non basta un nome altisonante o un’idea suggestiva. Occorre una struttura che sappia garantire continuità e credibilità.
È in questo senso che Bucci richiama la necessità di una regia e di un piano: senza coordinamento, anche l’evento più promettente rischia di perdersi.
Dal picco alla reputazione
Il cuore del discorso è trasformare il turismo da episodico a strutturale. Un evento spot crea un picco. Una manifestazione ricorrente costruisce reputazione. È questa la differenza che Bucci sottolinea con forza: la città deve passare dalla logica dell’evento straordinario a quella dell’appuntamento certo.
Solo così Trieste può aspirare a una crescita stabile e riconoscibile, capace di attrarre visitatori che scelgono la città in base a un calendario definito, non per casualità.
La sfida di Trieste
Il messaggio finale è inequivocabile. Trieste ha potenzialità, ha spazi, ha storia. Ma deve scegliere se continuare a vivere di slanci improvvisi o costruire un sistema coerente. Il piano unico e le manifestazioni ricorrenti diventano, in questa prospettiva, non un dettaglio organizzativo ma la chiave di una strategia più matura.
Per Bucci, la partita si gioca qui: dare appuntamenti certi al mondo, non occasioni sporadiche.
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