Trieste incide la memoria nelle pietre: venti nuove Stolpersteine per non lasciare la storia al silenzio

Trieste incide la memoria nelle pietre: venti nuove Stolpersteine per non lasciare la storia al silenzio

Trieste torna a compiere un gesto civile, profondo, necessario. Un gesto che non ha l’obiettivo di “celebrare”, ma quello più alto e più difficile: ricordare. Mercoledì 21 gennaio verranno infatti posate in città venti nuove Stolpersteine, le pietre d’inciampo ideate per restituire alle strade, alle case, ai civici, ciò che la barbarie ha tentato di cancellare: i nomi e le vite spezzate.

Le nuove pose avverranno a cura della Comunità ebraica di Trieste, con il contributo e la collaborazione del Comune di Trieste, l’autorizzazione della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia e la partecipazione della classe 4I del Liceo Classico Linguistico Francesco Petrarca. Un dettaglio che pesa, perché coinvolgere gli studenti significa mettere la memoria in cammino verso il futuro, senza lasciarla intrappolata nei manuali.

Trieste e la memoria che torna a casa: un percorso tra civici, storie e destini

Le Stolpersteine non sono monumenti distanti, non sono lapidi in una zona “di commemorazione”. Sono pietre collocate dove la vita accadeva davvero: davanti alle porte, nei marciapiedi, nei punti in cui la quotidianità venne interrotta dal terrore.

La giornata inizierà alle 9.30 con le prime pose in via delle Beccherie, in due civici uno di fronte all’altro, dove abitavano due famiglie originarie di Corfù. Trieste, all’epoca, fu meta di emigrazione per centinaia di correligionari, costretti a lasciare l’isola dopo un pogrom scatenato da una falsa accusa di omicidio rituale. Anche qui, nella storia locale, riemerge uno schema eterno: l’odio che nasce dalla menzogna.

Via delle Beccherie: un quartiere, una ferita, cinque nomi che riemergono dall’ombra

Al civico 14 verrà ricordata Emilia Levi Caimi (Corfù 1872 – Auschwitz data ignota): arrestata dalle SS a 71 anni dopo essersi rifugiata presso la figlia durante l’occupazione nazista, su delazione dei vicini di casa.

Al civico 15 troverà posto quasi tutta la famiglia di Vittorio Haim Cesana (Corfù 1887 – Auschwitz data ignota), insieme ai figli: Matilde Cesana (Trieste 1917 – Auschwitz data ignota), Armando Menachem Cesana (Trieste 1919 – Auschwitz data ignota), Davide Cesana (Trieste 1920 – Auschwitz data ignota), e la più piccola, Sara Cesana (Trieste 1935 – Auschwitz data ignota), portata via a soli 9 anni.

Accanto a loro, in maniera eccezionale, sarà posata anche la pietra dedicata a Samuele Cesana (Trieste 1924 – luogo e data ignoti): non venne deportato, ma morì partigiano, disperso in azione in Istria appena ventenne. Anche questa è memoria: non solo vittime della deportazione, ma anche chi pagò con la vita la scelta di opporsi.

Via di Cavana: la pietra per un giovane marinaio torturato e deportato

In via di Cavana 13 sarà installata la Pietra d’inciampo per Francesco Zizich (Monopoli 1923 – Trieste 2008), arrestato perché sospettato di essere antifascista, torturato da Collotti nella famigerata Villa Trieste e poi deportato a Dachau. Una storia che unisce repressione, paura e sopravvivenza, e che ricorda quanto la violenza politica abbia segnato anche chi tornò.

Piazza Venezia e via del Lavatoio: tre donne e una famiglia triestina dalle radici austro-ungariche

In piazza Venezia 3 verrà ricordata Nora Richetti (Trieste 1892 – Auschwitz 1944). Più tardi, in via del Lavatoio 4, saranno posate le pietre per Irene Randegger Gerussi (Trieste 1865 – Auschwitz data ignota) e per la figlia Maria Luigia Gerussi (Trieste 1892 – Auschwitz data ignota).

Tre nomi femminili legati a una famiglia importante della città, con radici ebraiche austro-ungariche: un frammento di Trieste che si specchia nella propria storia multiculturale, e che rivive nel modo più tragico.

Via Roma: la storia di Zoé Lust e quel 27 gennaio del 1945

In via Roma 17 sarà posata la pietra per Zoé Lust (Trieste 1906 – 1991), arrestata nell’ottobre del 1944 e deportata ad Auschwitz. Zoé riuscì a sopravvivere e venne liberata dalle truppe dell’Armata Rossa il 27 gennaio del 1945. Una data simbolica, impressa ormai nella coscienza collettiva, che qui torna come filo diretto tra storia mondiale e biografia personale.

Via della Zonta: due coniugi, un caffè, una città che cambia volto

Le ultime pose della mattinata saranno in via della Zonta 9: qui le pietre ricorderanno i coniugi ebrei cecoslovacchi Paul Hahn (Praga 1879 – Auschwitz data ignota) e Angela Wodička Hahn (Pisek 1888 – Auschwitz data ignota). Lui era arrivato a Trieste ai primi del Novecento per dirigere un’azienda di importazione e torrefazione di caffè. Trieste, porto e crocevia, era anche questo: lavoro, profumi, futuro. Poi, l’abisso.

Il pomeriggio: viale XX Settembre e la retata al Gentilomo

Nel pomeriggio la posa riprenderà alle 14.30 in viale XX Settembre 24, con le pietre per Rosa Mustachi Mustacchi (Corfù 1853 – Auschwitz 1944), portata via novantenne dall’Ospizio Gentilomo il 20 gennaio del 1944, e per il figlio Giuseppe Mustacchi (Trieste 1894 – Auschwitz data ignota), portato via dall’Ospedale Maggiore il 28 marzo 1944.

Di entrambi si parla nel documentario del Liceo Petrarca “Un silenzioso massacro”, che verrà proiettato lo stesso giorno alle 18.30 al Cinema Ariston. Un altro tassello fondamentale: la memoria raccontata dai giovani, con occhi nuovi e responsabilità presente.

Sempre in viale XX Settembre, al civico 27, sarà ricordata Clotilde Finzi (Trieste 1860 – Auschwitz 1944), sorella maggiore della scrittrice e giornalista Ida Finzi/Haydée, anch’essa vittima della stessa retata nazista al Gentilomo.

Il destino dei Gerstenfeld: una madre, un bambino, un ricordo che brucia

Le ultime pose toccheranno due indirizzi: via Tiziano Vecellio 9 e via del Molino a Vento 11. Qui saranno ricordati tre membri della famiglia ebraica di origini polacche: i Gerstenfeld.

La pietra per Elena Amalia Gerstenfeld (Trieste 1920 – Auschwitz data ignota) porta con sé un dettaglio che scuote anche il più distratto: fu arrestata lo stesso giorno in cui venne dimesso dalla Clinica lattanti il figlio di soli tre mesi, Gianfranco Gerstenfeld (Trieste 1944 – luogo e data ignoti). Non esistono notizie certe sulla deportazione del neonato, ma in famiglia si è tramandata la memoria terribile della partenza per Auschwitz di entrambi.

L’ultima pietra sarà infine quella dedicata a Giacomo Gerstenfeld (Trieste 1912 – Auschwitz data ignota), fratello maggiore e figura paterna per Elena Amalia: scomparso anche lui nella Shoah.

Venti pietre per una sola verità: la memoria non è un rito, è un dovere

Trieste, mercoledì 21 gennaio, non “ricorda” soltanto. Rimette al loro posto i nomi, li riporta nelle strade dove vivevano, tra le persone che ogni giorno camminano frettolose, e che magari improvvisamente si fermeranno.

Perché le Stolpersteine non costringono alla nostalgia: costringono al pensiero. E il pensiero, quando diventa collettivo, è la forma più concreta di difesa contro il ritorno dell’odio.