Dipiazza: “Meloni straordinaria, Italia orgogliosa, ma la situazione internazionale è folle” (VIDEO)
Ecco cosa ha detto Roberto Dipiazza in diretta dalla pista di pattinaggio in piazza Ponterosso, ospite del direttore Trieste Cafe.
Nel corso della trasmissione in diretta Facebook, condotta dal direttore, Roberto Dipiazza è intervenuto affrontando anche un blocco di domande legate all’attualità nazionale e al quadro internazionale. Il passaggio si è aperto quando il direttore ha richiamato un tema molto specifico: la conferenza stampa “fiume” di Giorgia Meloni, chiedendo al sindaco quali fossero stati i passaggi più apprezzati e se, secondo lui, fosse possibile immaginare un bis.
Dipiazza ha risposto impostando subito un giudizio netto sulla figura della Presidente del Consiglio. Le sue parole sono state chiare e scandite: “innanzitutto sono convinto che abbiamo una Presidente del Consiglio straordinaria”. In quel momento, il sindaco ha collegato l’idea di “straordinarietà” a un elemento che, secondo lui, riguarda il posizionamento dell’Italia: “che ha riportato l’Italia in giro per il mondo finalmente”. Non è stata una frase generica, ma un’affermazione che, nella dinamica della diretta, ha voluto dare un’immagine precisa: un Paese di nuovo visibile, presente, riconoscibile.
Subito dopo, Dipiazza ha aggiunto un dettaglio che ha trasformato quel ragionamento in una sensazione collettiva, parlando di come si percepisce la presenza italiana nei consessi internazionali: “quando la vediamo presente con gli altri capi di Stato siamo molto orgogliosi”. In quella stessa frase ha inserito un confronto con il passato, senza entrare in nomi o periodi, ma lasciando intendere un prima e un dopo: “che non era sempre così, ricordiamoci”.
Le “tre ore di temi”: la valutazione sulla conferenza
Il sindaco ha poi commentato la durata e la struttura della conferenza stampa, citando un tempo preciso: “uno e secondo ha affrontato tre ore di temi”. Da lì è arrivato un giudizio sintetico ma diretto sul modo in cui Meloni avrebbe risposto: “secondo me ha risposto a tutto molto molto bene”. La ripetizione del “molto” in diretta ha dato peso al concetto, come a sottolineare non solo la completezza, ma anche l’efficacia percepita.
Dopo questa valutazione, Dipiazza ha espresso quella che, per come è stata pronunciata, appare come una conclusione operativa, non solo politica: “dobbiamo andare avanti così e credere nel nostro Paese”. È una frase che, nel contesto della diretta, ha fatto da ponte tra la politica nazionale e l’atteggiamento generale da tenere: non fermarsi alla critica continua, ma mantenere una fiducia attiva.
Il salto di scala: “situazione internazionale folle”
Proprio quando il discorso sembrava chiudersi su un giudizio istituzionale, Dipiazza ha allargato il campo e ha spostato l’attenzione fuori dai confini italiani. Lo ha fatto con un’espressione secca: “dopo la situazione internazionale è folle”. Il termine “folle”, in diretta, è stato il perno del suo ragionamento successivo, perché ha aperto un elenco di preoccupazioni e di scenari che lui collega all’attualità globale.
In quel punto, Dipiazza ha introdotto un posizionamento personale, dichiarandolo senza esitazioni: “io sono filo Trump”. Ma quella dichiarazione non è stata un’adesione totale e senza condizioni: subito dopo, infatti, ha citato ciò che, secondo lui, rappresenta un problema o un segnale allarmante, richiamando un tema che il direttore aveva appena nominato: “però quello che spara Groenlandia eccetera come ti dicevo l’ultima volta”.
Il direttore, a quel punto, ha aggiunto un riferimento al contesto della conversazione, dicendo che il ragionamento era legato a ciò che “era appena successo” e che “ora è venuto fuori che Trump vuole anche attaccare la Groenlandia”. Dipiazza non ha cambiato linea, ma ha rilanciato, riportando l’attenzione su quello che per lui è il punto principale, un nodo che aveva già citato: “io vedo sempre il problema di Taiwan con la Cina”.
Taiwan come domanda secca: “cosa facciamo?”
Il sindaco, parlando di Taiwan, ha trasformato l’ipotesi in una domanda provocatoria e immediata: “se i cinesi prendono Taiwan cosa facciamo?”. E ha aggiunto una seconda frase, ancora più netta, quasi a chiudere ogni superficialità: “ci mettiamo a ridere? Non credo”. Nella diretta, questo passaggio ha segnato un cambio di tono: dalla valutazione politica interna si è passati a un ragionamento più cupo e preoccupato sul rischio e sulle conseguenze.
Dopo aver posto la domanda, Dipiazza ha indicato una direzione di comportamento, senza però entrare in soluzioni tecniche o diplomatiche. L’ha detta così: “e allora è meglio se abbassiamo”. È una frase breve, lasciata volutamente senza completamento dettagliato, ma che nel flusso del discorso suona come invito alla prudenza, a smorzare tensioni, a non alimentare escalation.
Il debito Usa come chiave di lettura: “fa sparate per nascondere”
Il sindaco ha poi collegato il comportamento di Trump a un tema economico. Anche qui, le parole sono state nette e ripetute: “secondo me Trump ha un problema di un debito folle degli Stati Uniti d’America”. Ha fatto un paragone con l’Italia, utilizzando un numero preciso per inquadrare il concetto: “loro hanno, come noi, abbiamo 3000 miliardi, loro hanno un debito folle”. La ripetizione di “folle” ha rafforzato la sua idea: non un debito “alto”, ma qualcosa che lui definisce fuori scala, tale da generare dinamiche politiche e comunicative particolari.
Da questa premessa, Dipiazza ha esplicitato una sua interpretazione del perché Trump “spari” certe dichiarazioni. L’ha formulata così, sempre in forma personale e senza presentarla come certezza assoluta: “secondo me lui fa tutte queste sparate per nascondere un po’ la situazione economica, che è folle, degli Stati Uniti d’America”. È un passaggio in cui il sindaco non parla più solo di politica estera come cronaca, ma come lettura di motivazioni: l’economia come motore nascosto, la comunicazione come copertura.
Il filo che tiene insieme tutto: orgoglio nazionale e inquietudine globale
In questo blocco della diretta, Dipiazza ha tenuto insieme due piani distinti, che però lui ha collegato nello stesso ragionamento. Da una parte, l’orgoglio per il modo in cui l’Italia si presenta “con gli altri capi di Stato” e la convinzione di avere una Presidente del Consiglio “straordinaria”, capace di affrontare “tre ore di temi” e di “rispondere a tutto molto molto bene”. Dall’altra, l’idea che il contesto internazionale sia “folle”, con scenari che lui considera pericolosi o comunque destabilizzanti, dal tema Groenlandia al nodo Taiwan, fino all’interpretazione economica legata al debito Usa.
Tutto questo, nella diretta, è stato raccontato con frasi brevi, dirette, spesso costruite sul “secondo me”, che segnalano un punto essenziale: Dipiazza non ha presentato quei passaggi come notizie nuove o come informazioni da fonte esterna, ma come lettura personale e politica nel formato di un’intervista, mantenendo un tono colloquiale e immediato.
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