Piazza Unità tutti nudi: spunta l’idea più "porcellina" e hot del Carnevale e Trieste si divide
A Trieste il Carnevale non è mai soltanto coriandoli e stelle filanti. Ogni anno spunta qualche idea fuori dagli schemi, qualche trovata che fa discutere, sorridere o indignare. Ma questa volta la proposta è di quelle che, nel giro di pochi minuti, diventano inevitabilmente un “caso”: un Carnevale al contrario in piazza Unità, dove invece di vestirsi in maschera… si farebbe esattamente l’opposto.
Una provocazione dichiarata, un’idea volutamente estrema e decisamente piccante che, secondo quanto sta circolando in città, sarebbe stata lanciata da una coppia triestina dal gusto trasgressivo, molto attiva nel mondo “libertino” e delle serate per adulti. E ovviamente, quando una proposta del genere tocca piazza Unità, la cartolina più famosa della città, l’effetto è assicurato: Trieste si divide.
Dalla maschera al “niente”: l’idea che ribalta il Carnevale
Il Carnevale nasce per giocare con le identità: travestimenti, parrucche, maschere, ruoli. Qui invece il concetto viene capovolto come un guanto: niente costume, niente copertura, niente finzioni. Il “travestimento” diventerebbe proprio l’assenza di travestimento.
Un’idea estrema, volutamente provocatoria, che sembra costruita apposta per fare rumore: perché non è solo un evento immaginato, è un messaggio. Una sfida. Un modo di dire: “Carnevale è libertà? allora portiamola all’estremo”.
La città si spacca: goliardia o confine superato?
Ed eccoci al punto: Trieste, davanti a certe cose, reagisce come Trieste. C’è chi la prende come una trovata goliardica, un’idea “da ridere” e da lasciare nel mondo delle provocazioni. E c’è chi invece la considera una provocazione fuori luogo, soprattutto perché ambientata (anche solo come proposta) nella piazza simbolo della città.
Piazza Unità non è una piazza qualsiasi: è il luogo delle famiglie, dei turisti, delle passeggiate, della Trieste elegante che si mostra al mondo. Ed è per questo che l’idea divide: c’è chi dice “ognuno faccia ciò che vuole”, e chi ribatte “non in mezzo alla gente, non lì”.
Quando il Carnevale diventa un test sul concetto di libertà
Sotto la risata e la polemica c’è una questione più ampia: fino a dove arriva la libertà nel pubblico?
Perché Carnevale è, sì, trasgressione e rovesciamento delle regole. Ma è anche festa collettiva, città condivisa, spazio pubblico che deve restare vivibile per tutti.
E proprio qui si gioca il corto circuito: una proposta “hot”, nata in un contesto adulto e privato, trasportata idealmente in un luogo che è di tutti. Un’idea che sembra fatta apposta per provocare la domanda: chi decide cosa è accettabile e cosa no?
Tra ironia e polemica, Trieste resta Trieste
Che la proposta resti solo una boutade o diventi qualcos’altro, una cosa è certa: Trieste ha già reagito. Le chat ridono, i commenti si infiammano, e in città si parla d’altro. Perché basta pochissimo, a volte, per trasformare il Carnevale in uno specchio: non della maschera, ma della città stessa.
E forse è proprio questo il vero Carnevale al contrario: non quello senza vestiti, ma quello che toglie i filtri e mostra, in poche ore, come la città pensa, si indigna, scherza e si divide.